Etna: un altro esperto dell’Ingv annuncia l’arrivo di una “grande” eruzione, ma senza rischi per la popolazione

L’Etna è pronta a dar vita a una “grande eruzione”: la conferma arriva da Salvatore Giammanco, ricercatore della sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, e conferma ciò che abbiamo scritto poche ore fa in merito alle dichiarazioni di Patanè che aveva provato a smentire una notizia da lui stesso annunciata pochi giorni fa. L’attività dell’Etna è in recrudescenza, e potrebbe culminare nei prossimi mesi in un’eruzione più forte rispetto a quelle, spettacolari ma velocissime e innocue, delle ultime settimane. Giammanco dell’Ingv è stato intervistato da Emanuela Gialli per un articolo pubblicato sulla ‘Prima Pagina’ (130) del Televideo Rai (qui l’intervista integrale). Lo studioso ha spiegato che “Siamo nella fase in cui le eruzioni si susseguono ogni 5-6 giorni. Di solito questo andamento precede un’eruzione importante. […] Da una al mese, nei primi sei mesi dell’anno, si è passati a una eruzione ogni 15 giorni e, ora, a una ogni 5-6 giorni e durano circa un paio d’ore. E’ il segnale evidente di una ripresa massiccia dell’azione eruttiva del vulcano, normalmente invece caratterizzata da emissioni di gas o da attività stromboliana”, cioè “una sequenza ritmica e continua di esplosioni all’interno del cratere“. Il magma si muove nelle viscere e genera gas che portano alla fuoriuscita di fontane di lava alte, mediamente, in eventi di questo tipo, 500-600 metri oltre la sommità del cratere in eruzione . “La ‘fontana’ più alta la misurammo il 4 settembre del 1999, quando raggiunse 2 km di altezza“, spiega Giammanco. “Le ceneri, invece, sotto la spinta termica, per effetto delle correnti convettive atmosferiche e dei gas sprigionati si spingono anche oltre i 20 km di altezza. L’Etna in questi giorni scarica in media tra i 700 mila e 1 milione di metri cubi di lava per ogni eruzione. Ma non è niente. Un’eruzione importante arriva a riversare varie decine e talora centinaia di milioni di metri cubi di lava fuori dal vulcano“.
Quando la giornalista Rai chiede allo studioso se a breve si attende un’eruzione di portata simile, Giammanco risponde così: “in base alle nostre previsioni sì. Le eruzioni vulcaniche si possono prevedere. Voglio sfatare una volta per tutte questa opinione e confermare che l’uomo è in grado di prevedere le eruzioni dei vulcani, magari con poche ore di anticipo, ma può farlo“.
L’esperto dell’Ingv ha poi spiegato, nel corso dell’intervista, che “attualmente i crateri sulla cima dell’Etna sono quattro: la Voragine e la Bocca Nuova, che si sono formate all’interno del Cratere Centrale rispettivamente nel 1945 e 1968, il Cratere di Nord-Est, che esiste dal 1911 che è attualmente il punto più alto dell’Etna (3330 m), e infine il Cratere di Sud-Est, nato nel 1971, che è quello che sta dando vita alle attuali fasi eruttive. […] Il magma quando si accumula spinge e di solito esce dalle parti più deboli dell’Etna, qual è in particolare il versante jonico. Ma attenzione, se la quantità di magma non ce la fa ad uscire dai crateri centrali, il vulcano si può spaccare anche lateralmente. E può essere distruttivo.  […] L’Etna ha 500 mila anni di vita. E non è sempre stato lì. L’Etna moderno è il risultato dell’edificazione e del successivo smantellamento di una ventina di precedenti vulcani. In passato, fino a circa 12 mila anni fa, era alto 4400 metri. Poi ci fu un’eruzione devastante che distrusse mille metri della sommità del vulcano. […] Attualmente il cratere di sud/est è il più attivo perchè si colloca all’intersezione di due grosse strutture di faglia, che regolano di fatto la vita del vulcano. Mi spiego. Il magma risale attraverso due faglie principale una diretta verso sudest, l’altra verso nordest. Le due faglie si incrociano proprio sotto il cratere di Sud-Est. E dunque questa parte è più debole perché qui il magma può raggiungere più facilmente la superficie. Da considerare, che il versante di sudest dell’Etna “frana” di alcuni millimetri ogni anno verso il mare. Comunque, noi continuiamo a dire che l’Etna sta eruttando dal cratere di Sud-Est, ma si tratta in realtà di una nuova bocca eruttiva, formatasi nel 2009, e spostata più in direzione Est, verso il mare. […] Noi come INGV abbiamo stazioni sismiche e stazioni Gps che permettono di seguire il percorso del magma verso la superficie. Poi, ci sono le stazioni che misurano la fuoriuscita di anidride solforosa dalla cima dell’Etna, primo segnale dell’arrivo di un nuovo quantitativo di magma. Ripeto, l’uomo può prevedere le eruzioni. E in effetti, noi mandiamo dei comunicati alla Protezione civile, alle Prefetture e agli organi competenti con ore, molte ore di anticipo rispetto al fenomeno eruttivo. Quindi, parlano le carte. […] Comunque, in caso di eruzione, i rischi per la popolazione sono praticamente nulli, dato che le eruzioni etnee sono ben “annunciate” e, anche nel peggiore degli scenari, danno il tempo di prendere i necessari provvedimenti. Si tratta comunque di rischi legati essenzialmente all’invasione da parte di colate laviche, che quindi mettono a repentaglio le proprietà terriere e le abitazioni. […] I comuni più esposti sono quelli del versante meridionale del vulcano (ad esempio, Ragalna, Belpasso, Nicolosi) ed alcuni del versante orientale (Zafferana Etnea, Fornazzo, Sant’Alfio), che sono cioè quelli più prossimi alla zona sommitale del vulcano (anche se ne distano circa 10-15 km). C’è poi il rischio da ricaduta di ceneri e lapilli vulcanici, che riguarda praticamente tutti i comuni del versante meridionale e di quello orientale del’Etna. In quest’ultimo caso, tuttavia, i danni sono limitati e al più si tratta di avere l’incomodo di ripulire tetti e strade. […] I piani di evacuazione vengono predisposti dal Dipartimento di Protezione Civile a vari livelli (comunale, provinciale e regionale, nonché nazionale nel caso di eventi particolarmente forti); per quanto mi risulta i piani di evacuazione esistono per tutti i centri abitati dell’area etnea già da tempo, anche se come già detto prima per fortuna negli ultimi decenni non c’è stato bisogno di metterli in pratica. […]  Quando sarà la prossima eruzione? Mi tengo largo e dico entro i prossimi sei mesi. Forse anche nei prossimi tre“.