Monterosso in ginocchio, è stato un inferno peggio dell’alluvione del ’66

A Monterosso da mezzogiorno di ieri i meno giovani rivivono paura, immagini e dolore del 1966 quando l’alluvione di Toscana e Liguria devastò il paese di Eugenio Montale, ultima delle Cinque Terre contando da La Spezia. Da allora, a ricordo imperituro di una tragedia che non avrebbe mai più dovuto ripetersi, una targa di marmo scolpita nel muro laterale esterno dello splendido esempio di gotico ligure che è San Giovanni Battista, parrocchia del paese costruita nella seconda metà del 1200, ricorda il livello di acqua e fango raggiunto in strada 45 anni fa. “Purtroppo – racconta Padre Massimo, rettore del Convento dei Francescani cappuccini di Monterosso – quella targa da ieri non si vede più: è coperta dal nuovo fango, quel livello di tragedia lo abbiamo superato. Monterosso da ieri è un Inferno…”.
Il parroco di Monterosso è ricoverato da giorni in ospedale. Ieri Padre Massimo al viceparroco e al Sacerdote indiano che si occupa della Cappella di Fegina, la seconda Chiesa di Monterosso. “Sono sceso in Paese – racconta – e di loro non si aveva notizia. Abbiamo buttato giù la porta della sacrestia e li abbiamo trovati terrorizzati arrampicati sopra un tavolo. Con il sacerdote che teneva in mano il suo passaporto: l’unica oggetto che si è salvato. Per il resto in Parrocchia non c’è più nulla di nulla. La Chiesa, la Sacrestia, la Canonica non ci sono più: oltre due metri di acqua e fango che, una volta sfondata la porta ci sono venuti addosso portando via ogni cosa…”.
Via Roma, la strada centrale del paese più grande delle Cinque Terre “non esiste più, solo un torrente di fango” che finisce “in un mare che da ieri non odora più di sale ma di terra“.

La giornata di sole e mare non agitato ha aiutato a ripristinare il solo canale di comunicazione fra Monterosso e il resto del mondo: i battelli che di estate fanno il giro del Golfo delle Cinque Terre. Rimessi in moto per evacuare i molti turisti, soprattutto stranieri, che ancora ieri popolavano il paese. Mentre le vie di terra sono totalmente bloccate. “Il pontile della ferrovia – raccontano i monterossini – è un torrente di acqua in piena“. Le due strade che collegano Monterosso alla via Aurelia “non ci sono praticamente più: voragini e cedimenti, ad ogni tornante“. La sola nota positiva di fine giornata è la fine della conta dei dispersi: stasera a Monterosso non ce ne sono più.

Al Paese intero non resta che piangere la sua vittima di questa alluvione targata 2011: il quarantenne Sandro Usai, volontario della Protezione Civile. Era a casa nelle prime ore della calamità, ma è voluto uscire per andare a dare il suo aiuto.