Alluvione nel messinese; la piena dei torrenti vista dal satellite, immagini eloquenti

State molto attenti all’immagine postata sulla vostra sinistra. Come noterete molto bene, nei tratti sottocosta, si vedono quelle dense macchie di colore verdastro, giallo, tendenti più al marrone man mano che ci avvicina alla linea di costa. Ebbene queste macchie non sono altro che l’ingente quantitativo di fango, detriti, sabbia, sedimenti e terra trascinata a mare dalle furiose ondate di piena dei principali torrenti del messinese tirrenico (il Longano, il Patrì, il Mela) e di parte di quello ionico. In particolare, su guardate bene lungo l’area tirrenica, nel tratto compreso fra Villafranca, la penisola milazzese e la zona di Calderà, l’intensità delle ondate di piena dei torrenti è stata cosi violenta da lasciare persino una scia, ben definita, che dalla foce dei singoli bacini idrografici si allunga verso il mare aperto, anche a 1-2 miglia dalla costa. Davanti l’area del golfo di Milazzo la striscia di fango e detriti si allunga in alto mare, ben oltre Capo Milazzo, finendo sotto forma di sedimenti sopra fondali che sprofondano ad oltre 1000 metri. Davanti le foci il cumulo di fango e sabbia è cosi ingente da provocare una importante modifica della batimetria dei fondali, con la formazione di nuove secche in punti dove prima ci potevano essere anche 20-30 metri di fondo. Da notare come poco più ad ovest del barcellonese, verso Patti e Capo d’Orlando (a pochi chilometri di distanza) , le acque del mare vadano sempre più a schiarirsi, divenendo meno torbite. Difatti quella zona è stata risparmiata dalla furia dei fenomeni temporaleschi eccezionali che martedi scorso hanno scaricato quasi 400 mm di pioggia in meno di 12 ore sopra le alture di Castroreale. Li le fiumare sono rimaste quasi in secca e non si è verificata alcuna colata di fango o ondata di piena.

Spostandoci sul litorale ionico, pur in assenza di fenomeni precipitativi rilevamenti, a parte i forti temporali che hanno battuto la zona alta dell’Alcantara e l’alta valle d’Agrò, nei pressi di Antillo, notiamo più o meno uno scenario quasi simile, determinato dalla piena di alcuni torrenti, come l’Agrò, il Letojanni e l’Alcantara, che si sono leggermente ingrossati a seguito delle piogge torrenziali che martedi 22 Novembre hanno battuto i Peloritani meridionali e i versanti a nord-ovest dell’Etna. Oltre a queste ondate di piena sulla fascia ionica si deve tenere conto del consistente moto ondoso che nei giorni scorsi ha battuto i litorali che vanno da Giardini Naxos a Tremestieri e l’area dello stretto di Messina, a seguito dell’impetuoso flusso sciroccale risalente dal mar Libico e dallo Ionio. L’intenso vento di Scirocco ha reso il mare agitato, con ondate alte anche più di 2.5-3.0 metri, che si sono abbattute con grande impeto lungo tutta la costa ionica messinese, rimescolando il fondale e generando questa enorme striscia di detriti e sabbia che è stata spinta verso il basso Ionio dalle forti correnti di marea che imperversano tra lo stretto di Messina e le coste di Capo Alì, Capo S.Alessio e Capo Taormina. Proprio davanti Capo Taormina e la zona di Capo S.Alessio si possono ammirare due spettacolari vortici che vengono determinati dalla spinta, sotto la superficie marina, di una fortissima corrente “Scendente” (quella che va da Messina al catanese) che interagisce con l’enorme scia di sabbia e detriti riversata a mare davanti i fondali dei due capi. Scenari simili si scorgono anche davanti le coste ioniche calabresi, specie davanti le foci dei grandi torrenti dell’alto reggino ionico, catanzarese e crotonese. In alcuni casi, come sul golfo di Squillace o davanti la Locride, la scia di detriti viene trasportata per oltre 2 miglia dalla linea di costa, rendendo il mare torbito per diversi chilometri. Sullo stretto di Messina invece, a causa delle forti correnti di marea, il mare rimane molto più limpido e pulito, a parte qualche macchia trasportata dal moto ondoso di scaduta (da SE) sui litorali più meridionali di Messina, fino all’area di Tremestieri, determinando un ulteriore insabbiamentodel piccolo approdo della zona sud.