Climategate, ci risiamo. Altre email “compromettenti” dimostrano come alcuni studiosi bluffano sui dati meteo, ma sarà vero?

Ricordate il Climategate di due anni fa? Era l’estate 2009 e nei giorni della 15^ conferenza sul clima dell’Onu, in Danimarca a Copenaghen, saltano fuori migliaia di email intercettate da un server inglese di studiosi dell’Ipcc che evidenziavano come questi esperti adattavano e modificavano i dati meteorologici e climatici per divulgare risultati che non erano attendibili ma che, piuttosto, sostenevano le loro idee e le pressioni politiche ed economiche fatte sugli stessi scienziati.
In realtà la “bolla” dello scandalo chiamato “Climategate”, appunto, fu smontata dalle varie commissoni che giudicarono e analizzarono quanto accaduto. In Inghilterra si è mosso persino il parlamento, che ha istituito una commissione ad hoc che ha fatto delle indagini e dopo centinaia di audizioni ha pubblicato un rapporto che sa di “assoluzione”.
Pure l’università dell’East Anglia, sempre in Inghilterra, ha avviato un’indagine interna per difendere la credibilità dell’ateneo e ha pubblicato un resoconto chiamato Rapporto Oxburgh in cui si specifica l’assoluta bontà del lavoro dei ricercatori.
Anche l’università della Pennsylvania ha indagato sull’operato del dott. Micheal Mann dando un giudizio assolutamente positivo sul suo operato. Infine 5 giornalisti scientifici dell’Associated Press hanno studiato il caso per mesi e hanno dedotto, come spiegano qui, che gli scienziati hanno solo voluto individuare quale fosse il modo più convincente per divulgare i dati che avevano raccolto.
Per questo motivo di Climategate non se n’è parlato più, almeno fino a pochi giorni fa quando un nuovo scandalo molto simile è venuto alla ribalta, a pochi giorni dall’inizio del vertice di Durban, che ha preso il via stamattina in Sudafrica. Ne hanno parlato prima di tutto alcuni mass-media britannici, il Guardian e la BBC su tutti.
Si tratta di 225 mila email di esperti dell’IPCC “intercettate” su un server russo, di cui 220 mila ancora protette da password ma 5.000 già uscite allo scoperto.

Le email sono già state pubblicate sul web, ad averle scoperte sarebbe stato un misterioso hacker che si fa chiamare ‘FOIA’ e che sarebbe lo stesso che aveva intercettato quelle del 2009. Ma sul Guardian uno degli studiosi le cui email sono state pubblicate, Michael Mann, ha detto: “sembra siano le mie, ma faccio fatica a vederci qualcosa di male, a parte il fatto che saranno prese e decontestualizzate“. Quindi l’autenticità dovrebbe essere garantita.

Jo Nova e Jeff ID hanno già pubblicato alcune email, di cui vi mostriamo alcuni stralci:

Thorne/MetO: Le osservazioni non mostrano alcun aumento delle temperature lungo la troposfera tropicale[il problema dell’hot spot troposferico], a meno che non si prendano in considerazione un singolo studio e un singolo approccio, trascurandone un mucchio di altri. Questo è davvero pericoloso. Dobbiamo comunicare l’incertezza ed essere onesti. Phil [Jones?], magari potremmo trovare il tempo di discuterne ulteriormente se necessario […]

Thorne: Penso anche che la scienza sia stata manipolata a fini politici, cosa che potrebbe rivelarsi non troppo intelligente a lungo andare.

Wils: Che si fa se il climate change si rivela essere essenzialmente una oscillazione multidecadale? Probabilmente ci uccideranno […]

Mann: La cosa importante è essere sicuri che stiano perdendo la battaglia delle pubbliche relazioni. Questo è lo scopo del sito [Real Climate].

Pollack: Ma sarà molto difficile far scomparire il Periodo Caldo Medioevale dalla Groenlandia.

Lorenzoni: Concordo con l’importanza degli eventi estremi come focus per l’opinione pubblica e governativa […] ‘il climate change’ deve essere presente nella vita di tutti i giorni della gente. Deve essere loro ricordato che è un fenomeno che accade e si evolve in continuazione.

Ashton/co2.org: Avendone stabilito l’urgenza, la sfida politica è ora di trasfromarla da un argomento che riguarda i costi dei tagli alle emissioni – cattiva politica – a uno concernente il valore di un clima stabile – politica molto migliore […] la cosa migliore da fare è raccontare la storia delle brusche variazioni in modo più vivido possibile.

Wilson: Sebbene sia d’accordo che i gas serra siano stati importanti nel 19° e 20° secolo (specialmente dal 1970), se ilpeso del forcing solare fosse stato maggiore nei modelli, certamente avrebbe diminuito la significatività dei gas serra. […] Mi sembra che assegnando un peso maggiore alla radiazione solare nei modelli, la maggior parte del riscaldamento del 19° e 20° secolo può essere spiegato dal Sole.

Di questo nuovo scandalo s’è iniziato a parlare nei giorni scorsi anche in Italia, sul ClimateMonitor e anche sul Foglio, dove Piero Vietti ha evidenziato come pochi giorni fa l’Ipcc abbia pubblicato un “report rivoluzionario” in cui si legge, per la prima volta, “che i cambiamenti climatici hanno origine naturale e non per forza antropica, e che non ci sono evidenze del fatto che gli eventi climatici estremi siano causati dal riscaldamento globale“.
Con tono sarcastico, Vietti aggiunge che “la notizia non è stata data quasi da nessuno“.

Intanto sul web i vari appassionati si stanno entusiasmando in una battaglia tra fazioni: chi è convinto della falsità dei dati sul global warming e sui cambiamenti climatici accusa questi scienziati sottolineando quanto siano scandalose le frasi che si scrivono via email; chi, invece, è un ferreo sostenitore del riscaldamento globale accusa gli hacker e si interroga sul “tempismo” di questi scandali, arrivati sranamente a ridosso di due importanti appuntamenti mondiali come Durban oggi e Copenaghen due anni fa.

Da questa mischia noi ci tiriamo fuori; siamo pronti a puntare il dito con convinzione contro chi utilizza il clima e la meteorologia per fare i propri interessi e per divulgare notizie assolutamente infondate, ma dopo l’esempio di due anni fa preferiamo attendere il giudizio definitivo delle commissioni d’inchiesta che sicuramente, anche in questo caso, analizzeranno approfonditamente il lavoro degli studiosi dimostrandone l’eventuale colpevolezza.
Se poi queste email intercettate servano a moderare i toni apocalittici e catastrofistici assolutamente esagerati e fuori luogo rispetto alla realistica situazione climatica del pianeta, allora ben vengano a prescindere: siamo in cerca della verità e l’unica certezza che abbiamo è che non moriremo tutti domani. Siamo ormai a fine 2011, e secondo tanti pseudo-studiosi già oggi avremmo dovuto assistere a città sommerse dall’acqua dei mari, all’avanzata del deserto sull’Europa, alla distruzione di intere città, alla scomparsa della neve e dei ghiacci, alla morte di milioni di persone, a cataclismi di immane violenza e chi più ne ha più ne metta.
Eventi che non abbiamo vissuto e fortunatemente non vivremo, anche se qualcuno vuole ancora convincerci del contrario.