Meteo Burian, intervista a Massimiliano Pasqui (Cnr): “sì, in effetti potrà essere simile a 1985 e 1956”

L’Italia si accinge a vivere un’ondata di gelo e neve davvero eccezionale. Ne abbiamo parlato molto nei giorni scorsi, richiamando più volte i grandi eventi del secolo scorso (1929, 1956 e 1985) per far capire l’entità del gelo in arrivo. Per approfondire l’analisi delle previsioni abbiamo intervistato Massimiliano Pasqui del Cnr-Ibimet (Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche), il quale ci ha confermato quanto già anticipato, spiegando che “la valutazione di questo evento che ci accingiamo a vivere sulle nostre regioni, richiama effettivamente alla memoria eventi intensi del passato ed in particolare sia quelli più recenti, Gennaio 1985 sia quelli più lontani del febbraio 1956 ad esempio. Va però tenuto in conto che per essere adeguate queste comparazioni bisognerà attendere tutto l’evento ed in particolare quanto durerà. Al momento infatti, sulla base dei modelli di previsione, possiamo dire che si tratterà di un fenomeno intenso, degno della massima attenzione, sia per estensione, praticamente tutte le regioni sono coinvolte, sia per fenomenologia, molta neve anche a quote bassissime litorali Tirrenici e Sardegna compresi. Un’adeguata preparazione con misure di adattamento e informazione per la popolazione civile sicuramente aiuteranno a ridurre l’impatto dei possibili disagi alla circolazione principalmente“.
In merito all’arrivo del Burian, Pasqui ci ha detto che “questa irruzione fredda presenta una fenomenologia tipica caratterizzato dell’arrivo di una massa d’aria ciclonica molto fredda (ad 850hPa siamo intorno a -20°C) e compatta dal settore nord orientale, che determinerà la genesi di un minimo depressionario secondario sul Tirreno tra giovedì e venerdi 3 febbraio quando un secondo impulso di maltempo è previsto. Nel Mediterraneo centrale tutto ciò favorisce l’arrivo di aria molto fredda per molti giorni. L’evento potrebbe persistere almeno fino al 10 Febbraio“.
Negli ultimi anni non ci sono state situazioni simili in Italia, perchè – continua il ricercatore del Cnr – “questo tipo di circolazioni, pur essendo normali d’inverno, sono state meno presenti negli ultimi anni semplicemente perché non raggiungevano il Mediterraneo e si fermavano al di sopra delle Alpi, portando molta neve e disagi nell’Europa Centro-Orientale come nel 2010. Bisogna aggiungere poi che in questo come in molti altri casi, l’afflusso è favorito da una debolezza del vortice polare che quest’anno, dopo un periodo di straordinario vigore, sta perdendo compattezza favorendo, sull’Europa, la progressione da est verso sud ovest di masse d’aria fredda di origine siberiana“.
In merito agli sviluppi futuri della stagione, Pasqui spiega che “un vero punto di interesse, oltre che di domanda, è se questa debolezza del vortice polare possa continuare per il resto del mese di Febbraio ed oltre perché in questo caso ci dovremmo preparare ad un inverno “concentrato” nel suo mese finale“.