Dallo studio dell vulcanismo dei Monti Iblei la scoperta delle caratteristiche del mantello terrestre della Sicilia sud/orientale

Nell’area iblea affiorano i resti di alcuni diatremi a composizione nefelinitica (Formazione Carlentini, Tortoniano Sup.)

La dottoressa Alessandra Correale dell’Università di Palermo, ha svolto il dottorato in partecipazione con l’INGV- Sezione di Palermo realizzando un importante  studio geochimico di alcuni elementi che si riscontano nella piattaforma iblea (Sicilia Sud Orientale), sta portando alla scoperta di alcune caratteristiche  del mantello terrestre (lo strato che si trova al di sotto della crosta).

Abbiamo contattato la dott.ssa Correale, la quale ci ha spiegato che “la Sicilia rappresenta una delle più interessanti aree dal punto di vista vulcanologico per le manifestazioni eruttive che interessano il suo settore orientale, come l’Etna e le isole dell’arcipelago eoliano. Un’altra realtà vulcanologica, conosciuta soltanto nel settore scientifico-vulcanologico, esiste però in Sicilia: i Monti Iblei, localizzati nella parte meridionale della Sicilia orientale. Questo vulcanismo, ormai estinto da centinaia di migliaia di anni, comincia circa 200 milioni di anni fa’ alternando fasi di intensa attività a periodi di quiescenza e viene caratterizzato da un’attività fissurale che si esplica sia in ambiente marino che sub-aereo. Alcuni dei magmi originanti la sopracitata attività eruttiva, durante la loro risalita verso  la superficie, hanno strappato dal mantello terrestre e trasportato in superficie porzioni di roccia note col nome di “xenoliti”. Sono proprio tali xenoliti, provenienti da profondità mantelliche di circa 30 km e da temperature di circa 1300 °C, a costituire l’oggetto della nostra ricerca. In particolare l’attento studio geochimico da noi condotto su tali rocce ha permesso di ottenere informazioni dirette sul mantello terrestre al di sotto degli Iblei“.

E allora, entrando nel merito della ricerca, Alessandra Correale ci ha spiegato che: “gli xenoliti analizzati durante questo studio sono: i) peridotiti, rocce formate prevalentemente da minerali come le olivine; ii) pirosseniti, rocce costituite per la maggior parte da minerali come i pirosseni. Le nostre ricerche hanno riguardato: a) analisi degli elementi maggiori e in traccia che costituiscono gli xenoliti e di alcuni isotopi (Sr, Nd) particolarmente significativi nei processi geologici,  b) analisi dei gas nobili contenuti all’interno delle “fluid inclusions”. Queste ultime sono piccole porzioni di fluidi che rimangono intrappolate all’interno dei minerali durante la loro formazione e che registrano le caratteristiche del sistema magmatico in cui si formano. La ricerca ha evidenziato che: 1) il mantello sottostante gli Iblei è eterogeneo. In particolare le due differenti porzioni del mantello, le peridotiti e le pirosseniti, hanno messo in evidenza distinte caratteristiche geochimiche; 2)  i due livelli mantellici  interagiscono tra loro attraverso fenomeni di “metasomatismo” che avvengono in profondità. Nel dettaglio è l’intrusione di magmi, la cui cristallizzazione genererà le pirosseniti, all’interno del mantello peridotitico a produrre un ‘mixing metasomatico’ tra i due termini estremi così generando porzioni di mantello con caratteristiche geochimiche intermedie. Questa interpretazione risulta in accordo con le evidenze petrografiche che mostrano come le pirosseniti molto spesso costituiscono delle vene centimetriche all’interno delle peridotiti. Lo studio delle rocce del mantello Ibleo potrebbe avere importanti risvolti nella caratterizzazione dell’attività eruttiva dell’Etna, distante dall’area Iblea solo una cinquantina di Km. Infatti le lave dei vulcani basaltici come l’Etna si originano proprio dalla fusione di tali rocce del mantello“.