La ricerca scientifica non deve perdere il senso del suo limite: è questo il monito che Papa Benedetto XVI ha lanciato qualche giorno fa dall’Università cattolica del Sacro Cuore a Roma, intervenendo alla celebrazione del 50° anniversario d’istituzione della Facoltà di Medicina del ‘Gemelli’. “Vissuta nella sua integralità, la ricerca è illuminata da scienza e fede; da queste due ali trae impulso e slancio, senza mai perdere la giusta umiltà e il senso del proprio limite” ha detto il Pontefice.
Benedetto XVI ha poi sottolineato che il relativismo indebolisce il pensiero e impoverisce l’etica, mentre la stessa scienza presenta aspetti talvolta perfino inquietanti. “Il nostro – osserva il Papa – è un tempo in cui le scienze sperimentali hanno trasformato la visione del mondo e la stessa autocomprensione dell’uomo. Le molteplici scoperte, le tecnologie innovative che si susseguono a ritmo incalzante sono ragione di motivato orgoglio ma spesso non sono prive di inquietanti risvolti“.
Per il Pontefice, “l’uomo del nostro tempo, ricco di mezzi ma non altrettanto di fini, vive spesso condizionato da riduzionismo e relativismo, che conducono a smarrire il significato delle cose. Quasi abbagliato dall’efficacia tecnica, l’uomo dimentica l’orizzonte fondamentale della domanda di senso, relegando così alla irrilevanza la dimensione trascendente“.
Ecco allora che, come rileva Benedetto XVI, “su questo sfondo, il pensiero diventa debole e acquista terreno anche un impoverimento etico, che annebbia i riferimenti normativi di valore“, mentre “sembra dimenticata quella che è stata la seconda radice europea di cultura e di progresso“.
Il Papa ribadisce poi che la scienza e la fede non sono nemiche ma al contrario l’una e l’altra si completano nel dare un senso e una prospettiva alla vita umana. ”Scienza e fede hanno una reciprocità feconda, quasi una complementare esigenza dell’intelligenza del reale”, sottolinea infatti il Pontefice osservando però al tempo stesso che ”paradossalmente, proprio la cultura positivista, escludendo la domanda su Dio dal dibattito scientifico, determina il declino del pensiero e l’indebolimento della capacità di intelligenza del reale”.
In tal senso, Benedetto XVI osserva che ”il Cristianesimo, in quanto religione del ‘logos’, non relega la fede nell’ambito dell’irrazionale, ma attribuisce l’origine e il senso della realtà alla ragione creatrice che, nel Dio crocifisso, si è manifestata come amore”.


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