Il governo-tecnico che avrebbe dovuto risolvere i problemi del nostro Paese sembra che invece stia lavorando giorno dopo giorno per aggravare una situazione già di per sè non rosea, e adesso ha approvato una legge che, se dovesse passare all’esame di Camera e Senato, costringerebbe gli italiani a pagare una tassa su cani e gatti domestici. ”I comuni – dice il testo – possono deliberare l’istituzione di una tariffa comunale al cui pagamento sono tenuti i proprietari di cani e gatti e destinata al finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto del randagismo”. Si’ perche’ la legge impone ai sindaci e al servizio veterinario pubblico, una serie di compiti a tutela degli animali randagi, come le colonie feline o i cani liberi accuditi. Il testo, e’ il frutto dell’accorpamento di ben dieci proposte di legge presentate da tutti i gruppi che, dopo ben due anni di lavoro, e’ giunta all’approvazione da parte della commissione Affari sociali di Montecitorio. Il governo, con il sottosegretario alla Salute, Elio Cardinale, ha dato parere positivo, cosi’ come il sottosegretario al Tesoro Gianfranco Polillo durante l’esame da parte della commissione Bilancio per la copertura finanziaria della legge: questi ha detto di ”concordare in linea di principio con l’istituzione di una nuova tassa sugli animali domestici”.
Le associazioni, come i Codacons sottolineano che la tassa potrebbe paradossalmente favorire il randagismo, che invece la legge vuole prevenire. La presidente dell’Enpa, Carla Rocchi, annuncia che ”si mettera’ di traverso”. “Questa tassa non esiste. E’ un pensiero primaverile dell’onorevole Vannucci che ha pensato di avere un’idea geniale quando invece non lo e’. Anzi, e’ un’idiozia. Alla parola cane – continua Carla Rocchi – non si puo’ associare la parola tassa. Chi ha un cane o un gatto produce gia’ un alleggerimento per il comune”. Questa legge, conclude la presidente dell’Enpa, ”o e’ rispettosa degli animali oppure ci mettiamo di traverso, e in legislativa non passa piu’ niente” ha concluso.
”La tassa per i proprietari di cani e gatti per finanziare iniziative contro il randagismo e’ di per se’ un incremento del fenomeno“. Lo afferma Nino Morabito Responsabile Fauna Legambiente. Secondo Morabito la nuova tariffa incentiva l’abbandono degli animali soprattutto in vista delle vacanze estive: ”i soliti incivili che si liberano dei fidati amici adesso potranno anche contare su una parziale giustificazione, la tassa sugli animali”. Per il responsabile Fauna Legambiente i proprietari di animali non sono tutti sullo stesso piano: ”chi prende un cane randagio ha sicuramente meno possibilita’ economiche di chi compra un cane con pedigree, dunque gia’ allevare l’animale ‘e un costo, figuriamoci dover aggiungere anche la tassa”, conclude Morabito.
”E’ qualcosa di sciagurato. Il mio e’ un no deciso”. A dirlo l’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, presidente Lega italiana difesa animali. ”Possedere un animale domestico e’ un diritto che deve essere garantito – afferma Brambilla – anche per il ruolo sociale che svolgono gli animali, pensiamo alle persone sole”. Poi, osserva l’ex ministro, ”c’e’ da dire che gli animali sono dei veri e propri membri della famiglia, allora cosa facciamo, tassiamo i figli”, si domanda. ”Il mio – e conclude – e’ un no deciso a questa tassa”.
”Ormai siamo al surreale, il governo ogni giorno tira fuori un’ipotesi di nuova tassa sempre piu’ assurda, ormai manca solo che propongano una tassa su mogli e figli ” Lo afferma Domenico Scilipoti, deputato di Popolo e Territorio. ”Tassare i proprietari di cani e gatti non solo non favorira’ la diminuzione del randagismo, ma peggiorera’ la situazione favorendo gli abbandoni e dando il colpo di grazia alle adozioni spontanee. Mi auguro che il Governo faccia marcia indietro su quella che definirei una proposta inconcepibile e pericolosa”.
La Lav, Lega anti-vivisezione rilancia: se tassa ci deve essere allora colpisca ”coloro che allevano a gli animali a fini commerciali o per coloro che li acquistano”. La reazione ha spaventato Polillo, che su twitter ha fatto retromarcia: in Parlamento ha detto ”solo una battuta”. Alla fine anche Gianni Mancuso, il relatore della legge, annuncia la retromarcia della propria commissione, come gli aveva chiesto di fare la commissione Finanze, espungendo la tassa. Ma il relatore la difende: era una tassa di scopo, ”non ignorante, ma intelligente” che ”permetteva ai Comuni di attivare un piccolo capitolo di spesa con cui affrontare la gestione degli animali, come i cani randagi o le colonie feline”.
“L’ipotesi di una tassazione su cani e gatti e’ del tutto destituita di fondamento e, per quello che ci riguarda, non passera’ alla Camera“. Lo dice Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera.
In Italia c’e’ in media un cane o un gatto in una famiglia su cinque. I cani randagi sono invece 700.000, mentre 22.000 sono le colonie feline (che dovrebbe corrispondere a circa due milioni di gatti). Queste alcune stime del ministero della Salute sui nostri amici a quattro zampe e sul fenomeno del randagismo di cani e gatti. I dati relativi al 2011 della task force per la tutela animale del ministero si registra pero’ la mancanza di otto regioni, tra l’altro quelle dove e’ piu’ forte il fenomento del randagismo. I cani vaganti che nel 2010 sono stati accolti dai canili sono stati 103 mila; i gatti sterilizzati 70 mila. Il 21,5% delle famiglie italiane ospita un cane, cioe’ ogni cinque famiglie c’e’ un amico a quattro zampe. Circa 6.000.000 i cani censiti, al nord in numero maggiore: Lombardia in testa, segue l’Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte (492.226). Il 19,9% delle famiglie italiane ospita invece un gatto: la popolazione presunta di gatti di proprieta’ e’ di quasi 7.500.000 di esemplari. Il ministero della Salute ha intrapreso un’azione di monitoraggio sul territorio per la gestione del randagismo e il maltrattamento degli animali. Nel 2010 e’ stata istituita la task force per la ‘Tutela degli animali d’affezione, la lotta al randagismo e ai maltrattamenti e ai canili-lager’ che opera in sinergia con i Nas e con tutte le autorita’ competenti e le associazioni per la protezione degli animali. Tra i principali compiti anche interventi in situazioni di emergenza e attivita’ formative. Infine, il ministero ripartisce anche un fondo per la tutela del benessere e per la lotta all’abbandono (divisione per regione e provincia in base al numero di animali di proprieta’, di randagi e al numero di abitanti).


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