
Osservando la materia vorticosa intorno ad un buco nero, è possibile avere conferma che si tratta di una mostruosa esplosione di energia lunga migliaia di anni luce. Queste esplosioni di energia, conosciute come getti relativistici, vomitano materia a velocità prossime a quella della luce. I getti possono viaggiare attraverso un’intera galassia, influenzandone l’evoluzione. “Per diverso tempo i ricercatori hanno teorizzato che i buchi neri e la materia nel loro interno fosse responsabile dei getti che si vedono in alcune galassie, ma in assenza di telescopi con un potere risolutivo adeguato non è mai stato possibile verificarlo”, ha detto l’autore dello studio Sheperd Doeleman, astronomo dell’Osservatorio Haystack MIT di Chelmsford, nel Massachusetts. I ricercatori quindi, hanno utilizzato allo scopo il loro nuovo array, noto come il telescopio Event Horizon, per guardare la base del getto famoso della galassia chiamata M87, a circa 54 milioni di anni luce dalla Terra. Il centro di quasi ogni galassia è la patria di un massiccio buco nero che vanta miliardi di volte la massa del nostro Sole. Gli scienziati hanno a lungo sospettato che i getti provengano dai dischi di accrescimento di gas e polveri attratti dai buchi neri attraverso la loro immensa attrazione gravitazionale. Il nuovo strumento ha combinato i dati provenienti da tre osservatori, nelle Hawaii, in California e in Arizona, osservando un’area vasta circa cinque volte il nostro Sistema Solare, o 750 volte la distanza che separa la Terra dal Sole. “E’ notevole per me pensare che abbiamo la capacità di misurare la dimensione della regione in cui la materia orbita intorno a un buco nero, poco prima che sparisca dal nostro universo per sempre“, ha detto Doeleman. I ricercatori hanno trovato che “la dimensione del punto di lancio è così piccola che la migliore spiegazione è che la materia orbitante deve muoversi nella stessa direzione del buco nero”. “Il nostro risultato è solo la punta di un iceberg“, aggiunge. “Abbiamo utilizzato solo tre stazioni per scrutare in profondità all’interno di un getto relativistico. Stiamo per aggiungere nuove stazioni che ci porteranno ad immagini mai osservate prima“, conclude. Gli scienziati hanno dettagliato i loro risultati online sulla rivista Science.


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