Il gelo siberiano in trasferta sul Pacifico nord-occidentale porta forti nevicate in Giappone, prima fitta nevicata su Tokyo

giovedì 17 gennaio 2013, 02:21 di

L’inverno nei giorni scorsi ha picchiato pure dall’altra parte del pianeta, in Giappone, dove si sono verificate vere e proprie bufere di neve che hanno paralizzato intere città fra l’isola di Hokkaido e le coste centro-settentrionali dell’isola centrale di Honshù. Una bella nevicata, con oltre 10-15 cm di accumulo, ha investito pure la metropoli di Tokyo, dove negli ultimi anni le visite della “dama bianca” si sono drasticamente ridotte. Il 2007 fu l’unico inverno in cui non si vide nemmeno un fiocco di neve svolazzante sulla più grande città nipponica. Le nevicate, nei mesi invernali, da Dicembre a Febbraio, non sono molto frequenti nella piana del Kanto, la grande area metropolitana di Tokyo, in particolare quando si manifestano con carattere di “blizzard”.  La fitta nevicata di lunedì 14 Gennaio ha creato disagi ai trasporti su strada e ferrovia, tuttavia contenuti grazie alla festività nazionale dedicata ai ragazzi che raggiungono la maturità. Sia la East Japan Rail, il principale operatore ferroviario, sia le linee private secondarie, hanno ridotto i servizi.

Tokyo sotto la bufera di lunedì

Problemi anche agli aeroporti a causa della limitata visibilità, scesa a poche decine di metri quando la nevicata nella mattinata ha assunto più i caratteri di una vera e propria bufera, venendo accompagnata da venti molto sostenuti, a tratti pure intensi, dai quadranti settentrionali. Oltre a Tokyo le fitte nevicate hanno avvolto pure l’isola di Hokkaido e la parte nord di Honshù, dove si sono verificati forti rovesci di neve, che hanno depositato fino a 20-25 cm di neve fresca nell’area a nord di Fukushima, dipingendo di bianco il paesaggio nipponico, per il primo serio evento nevoso del 2013 nel paese del Sol Levante. La forte ondata di maltempo invernale è stata prodotta dall’affondo di una ampia saccatura artica dalla Siberia orientale. Tale saccatura, scivolando verso sud, è venuta a contatto con i massimi di velocità della “Jet Stream” provenienti dalle aree più interne della Cina. Si è cosi creata una forte avvezione di vorticità positiva in quota che ha favorito lo sviluppo di una giovane ciclogenesi che è stata successivamente approfondita dalla discesa di un vasto blocco di aria piuttosto gelida, di matrice continentale siberiana, direttamente dalla Repubblica di Jacuzia, il polo del grande gelo siberiano.

L’enorme blocco di aria gelida continentale, provvisto di isoterme di -15°C -20°C alla quota di 850 hpa (circa 1200 metri), si è notevolmente marittimizzato durante il passaggio obbligatorio sopra le più miti acque del mar del Giappone e mare di Okhotsk. A contatto con la più mite superficie marina la massa d’aria gelida, di origini siberiane, si riscalda e si carica di umidità fin dagli strati più bassi, instabilizzandosi al proprio interno e determinando la rapida formazione di estesi corpi nuvolosi cumuliformi (cumulonembi) che vanno ad impattare e addossarsi sui rilievi più elevati dell’isola di Hokkaido e Honshù, determinando fitti rovesci e temporali nevosi sulle coste occidentali di tali isole. Bisogna anche dire che l’aria fredda siberiana, pur umidificandosi, è costretta a transitare sopra un tratto di mare non molto ampio, tanto da raggiungere le coste occidentali nipponiche conservando buona parte delle proprie origine gelide, specie negli strati più alti.

Ciò alimenta l’attività convettiva (correnti ascensionali) e la formazione di imponenti annuvolamenti cumuliformi che danno la stura ai rovesci nevosi e intensi temporali, fin sulle coste. In questi casi è rilevante anche la presenza dei rilievi piuttosto elevati sulle aree più interne dell’isola di Honshù e Hokkaido (le Alpi giapponesi) che costringono le masse d’aria fredde, di lontane origini siberiane, a sollevarsi per raffreddarsi e condensarsi, favorendo la genesi di grandi annuvolamenti lungo il versante occidentale, affacciato al mar del Giappone. In questo caso, il transito di un intenso sistema frontale nei bassi strati, con un ben consolidato fronte freddo che si è allontanato molto rapidamente sul Pacifico nord-occidentale, ha favorito precipitazioni molto più diffuse e organizzate che si sono estese anche alle coste orientali di Honshù, solitamente sottovento alle Alpi Giapponesi quando spirano gli intensi e gelidi venti da O-NO e NO, pronti a convogliare l’aria molto gelida di origini siberiane, dopo il transito obbligatorio sopra il mar del Giappone.

Dopo aver investito il Giappone centro-settentrionale le masse d’aria molto gelide, di vecchia origine siberiana, sono state risucchiate dal ciclone extratropicale, in spostamento sul Pacifico occidentale, che si è ulteriormente approfondito, sprofondando fin sui 940 hpa al suolo, trasformandosi in una profonda “depressione-uragano”. Un valore estremamente basso che ha innescato un fortissimo “gradiente barico orizzontale”, localizzato su un ampia fetta del Pacifico nord-occidentale, ad est delle isole Curili. Proprio in questo tratto di oceano, il notevolissimo divario barico innescato dal profondo ciclone, ha attivato venti molto forti, a tratti anche violenti, che hanno generato potenti tempeste in pieno oceano, con venti capaci di superare anche i 150-160 km/h. Le tempeste più violente si localizzeranno sul lato meridionale della profonda “depressione-uragano”, ove è ubicato il massimo “gradiente barico orizzontale”. In quest’area i fortissimi venti da O-SO e Ovest hanno toccato l’intensità di uragano su un’ampia fetta di oceano, fra i 45’ e i 47’ di latitudine nord, con raffiche capaci di lambire i 160-170 km/h, se non anche più, nelle bufere più severe. Proprio in questo tratto le forti tempeste di vento dai quadranti occidentali, estendendosi per decine di miglia in pieno oceano, hanno sollevato grandi ondate di “mare vivo”, biancheggianti di spuma, alte anche più di 8-9 metri, con “Run-Up” fino a 10 metri.

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