Che cos’è il gelicidio, l’affascinante e pericoloso fenomeno che oggi sta interessando Trieste

lunedì 25 marzo 2013, 15:46 di

E’ una terribile giornata di ghiaccio a Trieste, con temperatura massima di 0°C e una continua pioggia congelata sulla città giuliana, il fenomeno conosciuto con il nome di gelicidio, un evento raro e particolare da non confondere assolutamente con brina e galaverna. Il gelicidio, infatti, è una precipitazione ghiacciata ben differente da neve e grandine: si tratta proprio letteralmente di pioggia congelata, tanto che in inglese si dice freezing rain.
Il gelicidio è provocato dal fenomeno della sopraffusione, provocato dalla presenza di strati d’aria calda in quota mentre al suolo fa ancora molto freddo. In queste ore, infatti, sulla pianura Padana stanno risalendo le masse d’aria calda provenienti da Sud e così le precipitazioni che in quota sono nevose, si trasformano in pioggia congelata: i fiocchi di neve si sciolgono alle alte quote dove trovano l’aria calda, ma poi quando stanno per toccare il suolo si congelano nuovamente perché le temperature ai bassi strati rimangono bassissime e localmente sottozero.

Il gelicidio quando arriva al suolo forma uno strato di ghiaccio trasparente, omogeneo, liscio e molto scivoloso, racchiudendo i rami degli alberi, gli arbusti, gli steli dell’erba, i cavi elettrici all’interno di un involucro assai duro di acqua cristallizzata e trasparente.

Questo fenomeno è molto frequente in Europa centrosettentrionale e negli Stati Uniti d’America, dove i rimescolamenti d’aria sono molto frequenti e proprio con il fenomeno del gelicidio si formano le “ice storm“, le tempeste di ghiaccio che sono tra i fenomeni meteorologici più devastanti del nord America. Ma anche in Italia può verificarsi questo fenomeno, soprattutto nella Pianura padana e nelle pianure e conche interne delle regioni centrali (soprattutto sul versante adriatico), anche se mai sotto forma di tempesta, bensì con deboli precipitazioni solitamente comprese nel periodo tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio. Nelle zone dell’Appennino tosco-emiliano (in particolare a Lucca, a Pistoia ed a Modena) il gelicidio si chiama bruscello o brucello; nelle zone appenniniche della provincia di Bologna il fenomeno viene definito bioccio. Nel Mugello il bruscello viene chiamato anche vetriore. A Trieste è molto più raro, soprattutto a fine marzo.

Il gelicidio, a causa del peso del ghiaccio, è un fenomeno molto pericoloso e causa numerosi disservizi dato che può provocare la caduta di rami anche di grande spessore nonché la rottura di cavi elettrici, con conseguente interruzione dell’illuminazione pubblica, problemi alle comunicazioni telefoniche e alla circolazione per il fondo stradale scivoloso.
Fortunatamente il fenomeno è spesso seguito da un aumento della temperatura con conseguente disgelo, in quanto la pioggia cade da strati d’aria più caldi del suolo che quindi tendono a riscaldarlo progressivamente.

Il gelicidio non deve esser confuso con la brina che si deposita lentamente per condensazione sulle superfici esterne quando, in assenza di ventilazione e con umidità relativa dell’aria molto elevata, perdono calore di notte fino a raggiungere 0°C, e neppure la galaverna che si verifica, con temperature inferiori a 0°C quando minuscole goccioline di acqua esistenti nell’aria si solidificano intorno al suolo o sulla vegetazione formando un rivestimento che è però opaco (per la presenza di aria), biancastro ed assai fragile. Nel gelicidio invece l’involucro di ghiaccio cristallizzato è perfettamente trasparente, perché non contiene aria. In presenza di vento forte, il rivestimento intorno alle superfici segue la direzione del vento, cosicché si formano talora, specialmente intorno ai tralicci di metallo ed ai fusti delle piante, delle specie di lame di ghiaccio biancastre, irregolari e dentellate, larghe anche 20 centimetri e più; il fenomeno si chiama calabrosa.

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