Il tornado che 36 ore fa ha raso al suolo la cittadina di Moore, nei dintorni di Oklahoma City, è stato tra i più estremi e violenti della storia, raggiungendo “la massima intensità che eventi di questo genere possono raggiungere, almeno con riferimento ai dati disponibili“: lo conferma l’esperto Guido Guidi con un dettagliato articolo pubblicato sul ClimateMonitor, dove segnala come il National Weather Service americano ha diramato un comunicato tecnico in cui l’intensità dei venti associati al tornado è stata stimata provvisoriamente in 200-210 miglia orarie, poco sotto 340km/h.
“La scala di riferimento per valutare l’intensità di questi eventi è applicabile solo a posteriori, ossia dopo la valutazione dei danni“, spiega Guidi, aggiungendo che “un sensore che dovesse trovarsi sul percorso infatti non potrebbe davvero riportare alcun dato, anzi, presumibilmente non sarebbe proprio possibile ritrovarlo. Così, come ci racconta wikipedia, si ricorre alla scala Fujita, che prende il nome dello studioso che l’ha definita, analizzando per anni i danni provocati dai numerosi tornado che si svilupparono subito dopo l’esplosioni atomica di Hiroshima“.
“Per avere un termine di paragone, per quel che può valere, il tornado che ha colpito l’Emilia Romagna lo scorso aprile era presumibilmente un F2, o forse F3“, aggiunge ancora Guidi. “Il nostro territorio, pur non sempre risparmiato, non ha certamente il potenziale di generare eventi di questa portata. Quel che serve sono sostanzialmente caratteristiche molto continentali in termini di morfologia del territorio e la possibilità che si incontrino masse d’aria fredde e molto secche con masse d’aria calde e molto umide. Esattamente la carta d’identità, purtroppo, degli stati centrali degli USA, dove, non a caso, la striscia di territorio che dal Texas raggiunge il Nebraska attraversando prima l’Oklahoma e poi il Kansas è nota anche come Tornado Halley, la strada dei tornado, appunto. Dalla NOAA aprendiamo che, nel mese di maggio, capitano mediamente 43 eventi nel Texas, 28 nell’Oklahoma, 38 nel Kansas e 17 nel Nebraska, e apprendiamo anche che maggio è il mese più pericoloso della cosiddetta stagione dei tornado, che abbraccia più o meno la primavera e l’estate“.
“Nonostante gli sforzi enormi in termini di ricerca, prevenzione e protezione – conclude l’esperto – i tornado restano gli eventi più pericolosi e impredicibili che la Natura sappia generare, perché l’innesco delle dinamiche che portano una normale cella temporalesca a diventare una cella rotante o super cella, come la si definisce in gergo meteorologico, sono tutt’altro che note. Nella maggior parte dei casi, per non dire proprio tutti, l’identificazione di quesi soggetti è esclusivamente appartenente al tempo reale e, anche in questi casi, non sempre si sviluppano dei tornado e non sempre, quando si sviluppano, questi sono identificabili dai pur avanzatissimi sistemi di indagine dell’atmosfera di cui dispone il National Weather Service americano. A complicare ulteriormente la situazione, una forte variabilità interannuale, con stagioni in cui i numeri si discostano molto dalla media attesa (gli americani li chiamano tornado outbreak), come nel 2010 e nel 1974, e altre che passano quasi in sordina, come quella del 2012. I risultati, purtroppo, si sono visti. C’è ancora molto da fare, in questi casi, anche per sapere che tempo farà nel breve volgere di pochi minuti”.


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