Un complotto, un rapimento degli ufo, qualche bicchierino di vodka di troppo o addirittura un attacco di panico: sulla misteriosa morte di Yuri Gagarin, precipitato con un Mig il 27 marzo 1968 a 90 chilometri da Mosca, e’ stato detto di tutto. Ma ora una nuova testimonianza promette di far luce sugli ultimi minuti di vita del mitico cosmonauta russo: Gagarin, il primo uomo nello spazio, potrebbe essere morto per via di un caccia che sfioro’ il suo aereo, mandandolo in stallo e provocandone la caduta. A rompere il silenzio e’ il compagno Aleksey Leonov, famoso per la ‘passeggiata’ nello spazio effettuata nel 1965 e che aveva gia’ fatto parte del comitato istituito per indagare sull’incidente. Secondo Leonov, un caccia, non autorizzato, si avvicino’ troppo al velivolo di Gagarin, mandandolo in ‘spin’, ovvero in un vortice che raggiunse i 750 chilometri all’ora, e causandone lo schianto a terra.
“Sapevamo che un Su-15 doveva essere testato quel giorno ma era programmato che volasse a un’altitudine di 10mila metri, e non 450-500. Fu una violazione delle procedure di volo“, ha rivelato Leonov a Russia Today, rifiutandosi tuttavia di indicare il nome del pilota alla guida del Sukhoi. Leonov quel giorno volava a bordo di un elicottero nella stessa zona e udi’ due violente esplosioni”. “Credo che uno dei motivi per cui si copri’ la verita’ fu il fatto che vi era stato un simile incidente vicino a Mosca“, ha spiegato. Nel 2011 il Cremlino aveva concluso che il Mig di Gagarin sterzo’ per schivare un “oggetto”, forse una mongolfiera. Ma il cosmonauta e’ scettico: “sono conclusioni credibili per un civile, non per un professionista“. A soli 27 anni, Yuri Gagarin estasio’ il mondo compiendo un’intera orbita ellittica attorno alla Terra. Era il 1961; sette anni piu’ tardi sarebbe morto in un banale incidente sopra i cieli della Russia.
La verità sulla morte di Yuri Gagarin: la testimonianza del compagno Aleksey Leonov


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