Neve su Roma il 5 agosto. Un evento quanto mai improbabile per la capitale, che fra luglio ed agosto vive di solito i giorni più caldi dell’anno, e dove già le nevicate invernali sono un fenomeno molto raro. Tuttavia esiste una leggenda, una delle tante presenti nella città eterna, che ricorda un evento meteorologico tipicamente invernale avvenuto il 5 agosto del 352 d.C.
Non possiamo sapere se l’evento sia effettivamente accaduto, o se, cosa molto più probabile, sia stato trasformato nel tempo dal racconto dei romani, amplificato di bocca in bocca fino ai tempi nostri. Inoltre l’evento è stato fatto proprio dalla religione cristiana, ed usato per giustificare la costruzione della Basilica di Santa Maria Maggiore, ed è probabile quindi che un evento insolito realmente accaduto sia stato poi amplificato e trasformato nella memoria.
Secondo la leggenda, la mattina del 5 agosto del 352, il colle Esquilino -uno dei sette colli di Roma- era ricoperto da una bianca coltre bianca di neve. Secondo quanto ancora oggi viene narrato, la sera del 4 agosto la Madonna era apparsa in sogno al papa Liberio e al nobile romano Giovanni Patrizio, chiedendo che venisse costruito un tempio nel punto in cui la mattina dopo avrebbero trovato neve fresca. Ed il mattino dopo la neve copriva il colle Esquilino, nel punto in cui poi sarebbe stata costruita la basilica di Santa Maria Maggiore, chiamata per questo anche Santa Maria della Neve.
Ogni 5 di agosto sulla piazza antistante la Basilica viene fatta una celebrazione per ricordare il “miracolo della Madonna della neve”, e fiocchi di neve finti vengono fatti cadere dal cielo per rievocare quanto accaduto quasi 1800 anni prima.
Meteorologicamente non possiamo sapere se l’evento avvenne davvero, o se fu amplificato dalle istituzioni religiose per creare una nuova leggenda, utile a rinsaldare la credenza e la fede dei citadini. Come tutte le leggende però, un fondo di verità esiste sempre.
Una ipotesi verosimile potrebbe allora essere che un temporale estivo portò accumuli di grandine talmente grandi da imbiancare le strade dell’Esquilino. La grandine sarebbe poi diventata nella memoria collettiva neve, forse proprio per gli accumuli fuori dalla norma. Ma si tratta di ipotesi, e il reale svolgersi degli eventi non potremo mai saperlo.


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