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La cometa ISON in ottima forma: le ultime dal telescopio spaziale Hubble

venerdì 18 ottobre 2013, 14:43 di
Credit: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

Credit: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

Cresce l’attesa per l’arrivo della cometa ISON, in viaggio verso il Sole dalla lontana nube di Oort. Alcuni astronomi hanno previsto una frammentazione del nucleo prima del perielio, atteso il prossimo 28 Novembre 2013. Le ultime immagine del telescopio spaziale Hubble, tuttavia, mostrano che l’astro chiomato versa in ottime condizioni, mantenendo intatto il piccolo nucleo. “In questa immagine del telescopio spaziale Hubble, ripresa lo scorso 9 Ottobre, il nucleo cometario appare irrisolto viste le sue dimensioni“, spiegano i funzionari dello Space Telescope Science Institute di Baltimora. “Tuttavia – continuano – se l’oggetto si fosse rotto, Hubble avrebbe rilevato una serie di frammenti“. “Inoltre – aggiungono i funzionari – la chioma che circonda lo stesso nucleo appare simmetrica e regolare, indice di una cometa in ottimo stato di salute“. Naturalmente, se la cometa si fosse frammentata, l’immagine ripresa dal telescopio sarebbe risultata di ben altro tipo. Quando Hubble ha ripreso questa immagine, C/2012 S1 ISON era da pochi giorni entro l’orbita di Marte, a circa 285 milioni di chilometri dalla Terra. La sua rotazione assiale, che permette al momento un’illuminazione parziale della luce solare, fa ben sperare che dal prossimo 21 Novembre questa vagabonda dello spazio possa aumentare drasticamente la sua luminosità con la sublimazione del materiale volatile ghiacciato presente nell’emisfero in ombra.

Credit: Adam Block

Credit: Adam Block

Gli astronomi sperano che ISON possa sopravvivere al suo passaggio radente con la nostra stella. Nonostante una previsione ridimensionata rispetto a qualche mese fa, quando sembrava che l’astro potesse divenire l’evento celeste più interessante del secolo, se non del millennio, la cometa potrebbe generare un grande spettacolo dai primi giorni di Dicembre. I ricercatori, attraverso questo oggetto, sperano di apprendere molto circa la sua composizione e la sua dinamicità con l’avvicinarsi del perielio. Per ISON è in atto una sensibile campagna di osservazione globale, come mai nella storia dell’astronomia. Di questa campagna osservativa fanno parte strumenti terrestri e spaziali, oltre a una serie di strumenti e osservatori dedicati dagli appassionati. L’ultima immagine di ISON da parte di Hubble riporta l’ottimismo dei tempi migliori. Con un nucleo stimato tra 0,2 e 2 chilometri, la cometa sembra essere abbastanza grande per poter sopravvivere alle intense forze mareali del Sole a cui sarà sottoposta. E sino a quando la cometa presenterà densità e rotazione assiale nella norma, dovrebbe essere in grado di non disgregarsi.

La famosa cometa di Halley

La famosa cometa di Halley

Le comete sono astri composti da materiali volatili negli strati più superficiali, ma possiedono anche una superficie di tipo roccioso. Un fattore molto importante lo svolge la gravità, la più debole delle quattro forze fisiche. I suoi effetti si rendono evidenti quando ne è coinvolto un corpo massiccio, ma nonostante ciò, essa è responsabile di un progetto molto più profondo. Senza la gravità non avremmo la sfericità della nostra Terra, i suoi oceani mutevoli, e i pianeti del sistema solare non si manterrebbero in orbita intorno al Sole con un certo ordine. Quando si parla di gravità ci vengono in mente le maree, un fenomeno che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo potuto osservare. Questo fenomeno è causato dalle forze mareali della Luna in primis, abbastanza grande e vicina da causare un rigonfiamento sui lati opposti del nostro pianeta, e del Sole in secundis, seppur in maniera meno evidente. Insomma, le maree sono un dolce ricordo di come la gravità di un corpo planetario riesca ad influenzarne un altro senza “toccarlo” fisicamente.
La Terra, tuttavia, è il luogo meno opportuno per capire sin dove la gravità possa spingersi. E non potrebbe essere altrimenti, visto che il nostro pianeta si presta ad ospitare forme di vita evolute.

Le maree terrestri

Le maree terrestri

Nell’universo esistono luoghi dove le forze di marea possono essere stremamente violente. Un rigonfiamento mareale è in realtà solo la flessione di un corpo a causa della forza differenziale sul lato vicino rispetto a quello opposto, ma se immaginassimo un corpo capace di essere modificato dalla sua forma sferica ad una freccia, capiremmo che la gravità non agisce soltanto sui fluidi facilmente malleabili come i nostri oceani. Cosa accadrebbe quindi se gli oceani fossero più rigidi? O se la Luna fosse più grande o si trovasse ad una distanza inferiore? In quel caso, sappiamo che le forze mareali potrebbero letteralmente fare un corpo a pezzi. Ed è ciò che accade quando le intense forze mareali del Sole vanno ad incontrarsi con una piccola cometa in viaggio verso il sistema solare interno. Ma è ciò che accade a qualsiasi piccolo corpo alle prese con delle forze molto più grandi. La frammentazione della cometa Shoemaker-Levy 9 del 1994 ad opera di Giove, ne è un esempio recente. Attratta dall’intensa attrazione gravitazionale del pianeta gigante, l’astro chiomato si spezzò in decine di frammenti che caddero nell’atmosfera gassosa del pianeta, generando immense “cicatrici” visibili per mesi. Eppure, l’evento accadde prima di avere un contatto diretto, non appena l’astro oltrepassò il cosiddetto Limite di Roche, la distanza minima dal centro di un corpo celeste al di sotto della quale un secondo corpo celeste minore che vi orbita attorno e che si mantenga coeso solo grazie alla propria forza di gravità, si frammenta per effetto delle forze di marea, cioè per la distorsione indotta dalla differenza di forza di gravità che agisce sulla parte del corpo celeste minore più vicina al corpo celeste maggiore, rispetto a quella più lontana. Onde gravitazionaliQuesto “punto” è strettamente correlato alla densità interna del corpo più piccolo. Un oggetto denso può sopravvivere ad una distanza minore dal corpo più massiccio, e viceversa. Tornando alle comete, queste presentano orbite di forma ellittica molto allungata, permettendo loro di avere passaggi radenti dalla nostra stella, e di tornare nello spazio profondo dove incontreranno condizioni ben differenti. La cometa ISON proviene dalla lontana nube di Oort, ed è al suo primo viaggio nel sistema solare interno. Nel suo lungo viaggio sta incontrando valori termici e di gravità ben differenti da quelli dello spazio più profondo, ed è per questo motivo che la sua densità e la sua resistenza interna dovranno essere di tutto rispetto per non cedere alla gravità solare. Le sue dimensioni saranno fondamentali per capire quante possibilità esistano di sopravvivere a questo viaggio-suicidio. Negli ultimi giorni C/2012 S1 ha cominciato a mostrare la sublimazione dei suoi materiali più esterni, che man mano potrebbero influenzarne la rotazione assiale. Maggiore sarà la sua rotazione, minore sarà la probabilità di passare indenne il suo perielio, previsto per il 28 Novembre 2013. Tutti questi fattori ci fanno ben comprendere il motivo per il quale le comete rappresentino astri imprevedibili, capaci di meravigliare intere popolazioni, ma anche di deludere le attese. Per le stesse motivazioni, ISON fornirà materiale agli astronomi per cercare di comprendere questi comportamenti, ad oggi ancora poco compresi.

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