Gli archeologi hanno dibattuto per decenni sulla causa del collasso delle civiltà, un tempo fiorenti, sulla costa orientale del Mediterraneo avvenuto intorno al 1200 a.C, durante l’età del bronzo.
Le cause ipotizzate negli anni sono state le guerre, incertezza politica, disastri naturali e così via. Un nuovo studio avvalora la tesi secondo cui il responsabile sarebbe stato il cambiamento climatico.
Analizzando granelli di polline provenienti da Cipro, i ricercatori sono giunti alla conclusione che la regione sia stata colpita da un forte siccità circa 3.200 anni fa. Antichi scritti hanno riportato invasioni, carestie e perdite di raccolti, suggerendo che il trend abbia innescato una catena di eventi che ha portato poi al collasso delle economie palaziali della regione dell’Egeo e dell’Anatolia.
Le recenti tecnologie avanzate hanno finalmente permesso agli archeologi di mettere alla prova la teoria incentrata sul cambiamento climatico. Nel nuovo studio, i ricercatori sono riusciti a mettere insieme i dati meteorologici di 3.500 anni fa: prima hanno proceduto a carotaggio nel Lago Salato di Larnaca (Cipro) e sono risaliti alla datazione di ciascuno strato di sedimenti grazie al metodo del radiocarbonio. Questi dati, assieme a quelli derivanti dall’analisi dei granelli di polline, hanno fatto concludere al team che si è trattato di “uno dei periodi più aridi degli ultimi 5.000 anni nel Mediterraneo occidentale,” sostiene Joel Guiot, paleoclimatologo alla Aix-Marseille University in Francia, co-autore dello studio.
Grazie alla combinazione tra dati ambientali ed archeologici, “per la prima volta abbiamo qualcosa che somiglia a un’indagine della scena del crimine in archeologia, ” dichiara Drake. “Il clima è stato colto in flagranza.”


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