Ondata di gelo in Medio Oriente: la neve ha coperto di bianco gran parte del territorio siriano, imbiancate larghe fette di deserto fino alle porte di Palmyra

Camel-in-Snow1L’ondata di freddo che ha duramente colpito la Turchia e le coste dell’Asia minore continua ancora a far parlare di se. La Turchia e la Siria risultano i paesi maggiormente martoriati da questa ondata di gelo che è stata capace di riportare la neve fino alle aree montuose interne del deserto Siriaco, fino al meraviglioso sito archeologico di Palmyra, che ha visto cadere una coreografica fioccata con appena +2°C, in grado di lasciare un piccolo accumulo al suolo. Probabilmente sui rilievi della Siria, Libano, Israele e Giordania settentrionale non cadeva cosi tanta neve dalla forte ondata di gelo del Gennaio 2008, quando la “dama bianca” si spinge fino al cuore del deserto giordano e alla regione nord-occidentale dell’Arabia Saudita, imbiancando i rilievi fino a bassissima quota. Il tutto è partito diversi giorni sopra le vaste distese pianeggianti dell’Europa orientale, dove si è riversato un vasto blocco di aria particolarmente gelida artico marittima, soprattutto in quota, successivamente continentalizzata nei bassi strati, dopo il transito sopra le pianure e i bassopiani delle Repubbliche Baltiche, Bielorussia, Polonia, Moldavia e Ucraina.

Questo nucleo di aria molto gelida in quota, che la scorsa settimana sostava fra le Repubbliche Baltiche, l’ovest della Russia europea, la Bielorussia e l’Ucraina (dove si sono verificate le prime vere nevicate di stagione fino al piano), grazie alla notevole spinta dinamica del blocco anticiclonico presente sull’Europa centro-occidentale, si è fiondato dapprima sulla Turchia e sul mar Egeo, per poi invadere il bacino orientale del Mediterraneo e le coste dell’Asia minore, dalla Siria ai territori Palestinesi, innescando un processo ciclogenetico con annessa frontogenesi nei bassi strati, sul mar di Levante, che ha prodotto la forte ondata di maltempo che ha penalizzato l’intera area, fino alle coste dell’Egitto settentrionale e alla penisola del Sinai. La vasta saccatura artica in quota, che dall’Artico russo si estendeva fino al mar Nero e alla Turchia centrale, accompagnando la discesa dell’aria fredda verso latitudini più meridionali, fra mercoledì 11 e giovedì 12 Dicembre 2013, è riuscita a fiondarsi fino all’Egitto settentrionale e alle coste dell’Asia minore, grazie alla costante alimentazione fornita dal ramo discendente del “getto polare”, che scorreva a gran velocità lungo il bordo più orientale del vasto promontorio anticiclonico di blocco che dal Mediterraneo centro-occidentale si estendeva verso il sud della Svezia e il mar Baltico.

shapeimage_1-375x270La presenza di questo ramo discendente del “getto polare”, lungo il margine occidentale della vasta saccatura artica, ha permesso a quest’ultima di gonfiarsi ulteriormente, estendendosi a latitudini più meridionali, fino all’entroterra desertico egiziano e alla penisola del Sinai. L’asse di saccatura, colmo di aria gelida artico marittima in quota, si è proteso verso latitudini più meridionali, sotto la spinta di un impetuoso “getto polare”, ben alimentato dal fitto “gradiente di geopotenziale” presente fra l’ampia struttura anticiclonica, carica di aria molto mite d’estrazione oceanica, e la stessa saccatura, riempita dall’aria molto gelida, facente capo alla circolazione del vortice polare troposferico, in discesa dalle latitudini artiche. Questo mix di elementi ha cosi permesso alle masse d’aria molto fredde, presenti fra la Polonia, le Repubbliche Baltiche, l’ovest della Russia europea, la Bielorussia, la Moldavia e l’Ucraina, di riversarsi e umidificarsi sopra le più miti acque del mar Nero, per poi filtrare sopra il mar Egeo, attraverso venti piuttosto forti da Nord e N-NE, sfociando sul Mediterraneo orientale, lungo il tratto di mare a sud di Creta.

La neve irrompe anche nel teatro di guerra siriano, causando grandi disagi. Molti i combattenti morti per il gelo nella provincia di Homs.
La neve irrompe anche nel teatro di guerra siriano, causando grandi disagi. Molti i combattenti morti per il gelo nella provincia di Homs.

Da qui il blocco di aria molto fredda, dopo aver attraversato l’Egeo con forti venti da Nord e N-NE, ha aggirato l’altopiano Anatolico, scorrendo a sud delle coste meridionali della Turchia, lungo il mar di Levante, e penetrando sulle coste di Siria, Libano, Israele, Palestina ed Egitto settentrionale attraverso l’attivazione di una sostenuta ventilazione occidentale che umidificandosi sul Mediterraneo orientale ha saputo dispensare forti piogge, rovesci, temporali e nevicate piuttosto intense fino a bassa quota sui rilievi e le aree montuose interne di Siria, Libano, Israele e Palestina. La Siria è stato il paese che ha pagato maggiormente. Le forti nevicate che hanno investito le aree montuose interne, fra le città di Hama, Homs e Aleppo, hanno creato pesanti disagi ad una popolazione già duramente stremata da anni di guerra civile, fra gruppi di ribelli islamisti (molti dei quali vengono finanziati dalle ricche monarchie del Golfo) vicini ad Al Qaida, e le truppe dell’esercito regolare siriano, fedeli al presidente Assad, che con l’appoggio logistico di Russia e Iran cercano di riconquistare le aree sotto il controllo dei ribelli. La neve, caduta molto abbondante fra il massiccio montuoso del Gebel Aansarìyè e le aree dell’altopiano interno, ha anche provocato la morte, per assideramento, di diversi combattenti nella provincia di Homs, una delle più penalizzate dalle intense nevicate di mercoledì 11 Dicembre.

Syrian-Refugees-in-Snow-640x412Difatti proprio su Homs, l’epicentro dei combattimenti più brutali fra l’esercito siriano e i ribelli filo-islamisti, la neve caduta lo scorso mercoledì 11 Dicembre ha lasciato un accumulo che si è aggirato intorno i 4-5 cm. La neve ha coperto le macerie della città disastrata, da mesi di combattimenti e bombardamenti. Molte le strade bloccate, a causa dell’eccessivo innevamento e del ghiaccio che si è venuto a formare durante le ore notturne, quando le temperature sono scese abbondantemente sotto la soglia dei +0°C. In pochi giorni le fitte nevicate, spesso cadute sotto forma di rovescio, hanno imbiancato larghe fette di deserto. In particolare l’area fra la città di Hama e il sito archeologico di Palmyra, che ha visto una coreografica fioccata con soli +2°C. Tanta neve fresca è caduta pure sui monti del Libano e dell’Antilibano, con accumuli di oltre i 20-30 cm. Anche i rilievi della Giordania occidentale sono stati coperti, grazie alle umide correnti occidentali che hanno saputo dispensare precipitazioni abbondanti, esacerbate dallo “stau” e dal considerevole “forcing” orografico da queste montagne. Nella capitale giordana Amman si sono accumulati fino a 5-6 cm di neve fresca, mentre nei quartieri più alti della città il manto bianco ha superato anche gli 8-10 cm. Neve che sarà destinata a sciogliersi, ma in modo graduale, solo nei prossimi giorni, allorquando aria più mite, proveniente da Ovest, farà innalzare i valori termici e la quota dello “zero termico” fra la Turchia e le coste dell’Asia minore. Solo sui monti di Siria, Libano, Israele e Giordania settentrionale la neve, visto gli accumuli molto abbondanti, resisterà per svariati giorni, regalando degli scenari a dir poco suggestivi.