Sempre più grifoni tra le vette del Pollino

grifoneAumenta la presenza del Grifone tra la Basilicata e la Calabria dopo la reintroduzione una decina di anni fa nel Parco nazionale del Pollino. Sono attualmente monitorati quattro siti di nidificazione: due a Civita (Cosenza), nell’area di rilascio del Pollino, e due a San Martino d’Agri (Potenza), localita’ ricadente nel territorio del Parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Il progetto di reintroduzione nel Parco nazionale del Pollino ebbe inizio nel 2002 con l’arrivo del primo nucleo di grifoni provenienti dalla Spagna (Grefa). Contestualmente iniziarono le attivita’ di monitoraggio ed alimentazione, condotte con cadenza settimanale per oltre dieci anni ed ancora in corso. Solo nel 2012, nel corso di queste attivita’ di routine, i ricercatori dell’Ufficio Conservazione del Parco hanno osservato le prime nidificazioni in due siti posti sulle pareti del torrente Raganello (Civita). Nello stesso anno, grazie all’ausilio della radiotelemetria, si sono registrati i movimenti di Grifoni tra l’area di rilascio e l’Appennino Lucano, con sistematiche escursioni di 50 chilometri. Attraverso un approfondito monitoraggio, e’ stata accertata la presenza di quattro pulcini, due per area protetta (attualmente in stadi di sviluppo diversi), in un ampio contesto ambientale, difficile da prevedere all’origine, ma apparentemente considerato da questi avvoltoi come un’unica area in cui alimentarsi e riprodursi. Infatti, attraverso osservazioni dirette, fototrappolaggio e radiotelemetria si e’ constatato che i singoli componenti delle coppie nidificanti in Val d’Agri si alimentano regolarmente e a turno al carnaio del Pollino. Secondo l’Ente Parco del Pollino, il consolidamento del nucleo reintrodotto a Civita, la colonizzazione di territori limitrofi e la presenza di individui provenienti da altre aree di reintroduzione (ad esempio Abruzzo e Sicilia) e da altri paesi d’Europa (come la Spagna, la Francia e la Croazia) ripagano ”gli sforzi effettuati nel corso degli anni” e suggerisce l’adozione, da parte dei due Parchi lucani, di ”una strategia comune di gestione finalizzata a garantire la permanenza nell’area di questi preziosi spazzini dell’ambiente”.