Terremoto a Mirandola, comitati: epicentro e profondità vicini a Cavone

map_mcs“Dopo la scossa di questa notte la situazione e’ molto preoccupante, soprattutto perche’ dagli enti pubblici non e’ arrivata nessuna informazione ufficiale riguardo quello che sta accadendo”. Questa- a dodici ore dalla scossa di magnitudo 2.8 che ha gettato questa notte la bassa terremotata di nuovo nell’incubo- la valutazione di Luigi Gasparini, medico referente per la Provincia di Ferrara dell’Associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia e membro del coordinamento di comitati che hanno organizzato per domani a Rivara un incontro proprio relativo al rapporto della Commissione Ichese. La commissione, istituita dalla Regione Emilia Romagna all’indomani delle scosse del maggio 2012, e’ formata da esperti nazionali e internazionali, e non ha escluso una correlazione tra la sperimentazione nei pozzi della concessione Cavone di Mirandola e le scosse di terremoto che hanno causato 2 anni fa 27 vittime e danni per milioni di euro. La scossa di questa notte e’ arrivata a pochi giorni dalla conclusione della sperimentazione nell’area dei pozzi di estrazione del Cavone, proprio in quell’arco di tempo previsto dal programma Laboratorio Cavone per la sospensione di ogni attivita’, dopo le reiniezioni forzate delle settimane scorse per una sorta di tempo di osservazione, e secondo Gasparini quello che sconvolge sono “la vicinanza dell’epicentro all’impianto e la coincidenza tra la profondita’ a cui e’ stato registrato il sisma e quella del pozzo di reiniezione in cui si e’ compiuta la sperimentazione”. L’epicentro del sisma “e’ stato registrato a soli 10 chilometri dai pozzi Cavone- sottolinea Gasparini- e ad una profondita’ di 3,5 chilometri quando il pozzo 14 di reiniezione in cui nei giorni scorsi e’ stata attuata la sperimentazione e’ profondo a 3,4 chilometri”. Secondo il coordinamento di comitati “ora sono necessarie spiegazioni da parte degli enti pubblici preposti alla tutela della salute dei cittadini, ed e’ sconvolgente che fino ad oggi la Regione Emilia Romagna e il Ministero dello Sviluppo Economico abbiano parlato in stretta relazione con Gas Plus e Padania energia”, le due aziende che gestiscono i pozzi e che “dovrebbero essere i controllati della situazione”.