ISON: nuove analisi svelano le ultime ore di vita della cometa

Una nuova analisi dei dati raccolti dal Solar and Heliospheric Observatory (SOHO) di NASA/ESA, ha rivelato che la cometa 2012/S1 (ISON) ha smesso di produrre polveri e gas poco prima la sua disgregazione avvenuta a causa della gravità e del calore solare. Al momento della sua scoperta, avvenuta nell’autunno 2012, gli astronomi speravano che potesse illuminare il cielo notturno come nessun’altra cometa aveva fatto nel secolo. Le analisi orbitali dimostrarono ben presto che l’oggetto errante proveniente dalla periferia del sistema solare sarebbe transitato a soli 1,2 milioni di chilometri dalla superficie del Sole, il 28 Novembre 2013. Sulla base della precoce luminosità, la roccia spaziale si presentò come la potenziale cometa del secolo, capace di sopravvivere al giro di boa e divenire un fenomeno celeste mozzafiato nelle settimane precedenti il Natale. Tanto che la ISON, è stata a lungo denominata “la cometa di Natale 2013”.

Ben presto, tuttavia, divenne ben chiaro come queste speranze e aspettative non sarebbero state soddisfatte. Durante la fase finale di approccio al perielio (il suo approccio più vicino al Sole), la coda della cometa divenne sempre più debole. Fu un segno evidente di una cessazione della sua attività interna o della sua completa disgregazione. Poche ore prima del passaggio radente, il coronografo LASCO e la sonda SOHO, scattarono immagini mozzafiato di una coda allungata e molto ben evidente; ma l’astro errante è transitato troppo vicino alla nostra stella, sottoponendosi a forze mareali troppo violente in relazione alle sue piccole dimensioni.

Ora, i ricercatori del Max Planck Institute, hanno cercato di ricostruire il comportamento della cometa durante le sue ultime ore di vita. Una sfida enorme, possibile soltanto attraverso i dati dello strumento SUMER, progettato per studiare i flussi di plasma, le temperature e la densità dell’atmosfera esterna del Sole. Operando in modalità fotocamera, i ricercatori sono stati in grado di registrare immagini della coda della cometa nello spettro dell’ultravioletto lontano con una lunghezza d’onda di 121,6 nanometri. Questa luce è stata emessa dal disco solare e riflessa dalle particelle di polvere nello spazio. Le immagini mostrano una leggera curva, con una coda di circa 240.000 Km, e nessun’area particolarmente brillante dove avrebbe dovuto esserci il nucleo. Per capire quali processi abbia generato questa forma della coda, i ricercatori hanno confrontato le immagini con simulazioni delle particelle di polvere, la velocità e il tempo di emissione ottenute al computer. Alle 19:02 (ora italiana), la cometa non presentava emissione di gas o plasma cometario, dimostrando lo stato deficitario ancor prima di raggiungere il perielio. La cometa ha smesso di produrre polvere e gas molte ore prima, visto che il nucleo si è completamente vaporizzato ancor prima del passaggio radente. Le immagini mostrano uno sfogo improvviso e violento circa 8,5 ore prima del perielio, che ha rilasciato una grande quantità di polvere (circa 11.500 tonnellate) nello spazio. La dinamica del passaggio ravvicinato è quindi risolta: ISON, la potenziale cometa del secolo, si è disgregata completamente qualche ora prima del perielio, lasciando tanta amarezza a chi pregustava l’evento celeste del millennio.