Oggi la Sicilia ricorda il 322° anniversario del disastroso terremoto dell’11 gennaio 1693, di magnitudo 7.4 sulla scala Richter: il più forte della storia d’Italia
Sono passati esattamente 322 anni dal giorno in cui la Sicilia fu sconvolta dal terremoto più forte della storia d’Italia: era l’11 gennaio 1693 e una scossa di magnitudo 7.4 colpì la costa orientale dell’isola, tra Catania e Siracusa. Passato alle cronache come il “terremoto della Val di Noto“, quel sisma distrusse totalmente oltre 45 centri abitati provocando circa 60 mila vittime e dando vita nello Jonio a un devastante maremoto le cui onde arrivarono fin nelle coste della Grecia. In quel caso il terremoto arrivò al culmine di uno sciame sismico, basti pensare che due giorni prima, la sera del 9 gennaio 1693, un altro forte terremoto (ma non così violento come quello dell’11) interessò la zona, facendo crollare alcuni edifici e provocando dei morti. Poi, l’11, il terremoto più forte e devastante seguito, nei due anni successivi, da oltre 1.500 scosse d’assestamento.
Il bilancio del sisma fu drammatico: a Catania morirono circa 16.000 persone su una popolazione di 20.000 residenti; a Ragusa morirono circa 5.000 persone su 9.000 residenti; a Lentini 4.000 vittime su 10.000 abitanti, a Siracusa 4.000 vittime su 15.000 abitanti, a Militello 3.000 vittime su 10.000 abitanti.
Oltre ad essere il più intenso terremoto della storia d’Italia, è anche il 2° terremoto più disastroso della storia d’Italia dopo quello del 1908 nello Stretto di Messina (che fu di magnitudo 7.2, ma provocò oltre 120.000 morti) e il 23° sisma più disastroso della storia di tutta l’umanità (quello dello Stretto è al 12° posto).
Un terremoto simile nella Sicilia orientale si era verificato il 4 febbraio 1169, quindi 524 anni prima.
Un aspetto se vogliamo “positivo” del terremoto del 1693 fu quello della ricostruzione, che valorizzò al massimo il barocco siciliano, lo stile architettonico con cui furono ricostruiti i centri distrutti da quel sisma nel corso del ‘700. Se oggi Noto, Ragusa, Catania, Siracusa e moltissimi altri centri grandi e piccoli della Sicilia sud/orientale possono vantare un favoloso patrimonio artistico, lo devono a quella ricostruzione che mise in piedi veri portenti di arte barocca.
Ma torniamo ai terremoti: più di recente la Sicilia sud/orientale è stata colpita da un altro terremoto abbastanza forte, quello “di Santa Lucia”. Era il 13 dicembre 1990, appunto il giorno di Santa Lucia, patrona di Siracusa. Era l’1 di notte quando la terra tremò con violenza con una scossa di magnitudo 5,7, poco più debole di quello de L’Aquila. Il sisma, con epicentro nel Golfo di Augusta, provocò gravi danni in molti paesi del Siracusano, dove morirono 17 persone. I feriti furono centinaia, i senzatetto oltre 15 mila. Le vittime furono tutte a Carlentini, dove gli edifici erano costruiti in tufo. I maggiori danni, però, furono ad Augusta dove oltre 7.000 persone rimasero senza una casa.
Ovviamente la speranza è che non accada mai più nulla di così grave, ma la faglia Ibleo-Maltese anche negli ultimi anni s’è dimostrata molto vitale e pur non potendo prevedere la data esatta dei terremoti, sappiamo chiaramente dove questi si verificheranno sicuramente (prima o poi). Oggi, quindi, oltre a commemorare quella tragedia, è giusto chiedersi cosa è stato fatto e cosa si sta facendo nel corso degli anni per prevenire eventuali forti terremoti nella zona d’Italia a più alto rischio.


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