Che la nuova rivoluzione touch non fosse un trionfo dell’igiene qualcuno lo sospettava già. Il nostro smartphone si sveglia tra la polvere di un comodino, con la mano tiepida di coperte che comincia a passare il pollice sul suo display. Da quel momento, fino a sera, l’utente lo porterà con sé ovunque: in cucina, al tavolo della colazione, sulla mensola del lavandino; utilizzandolo mentre è seduto sul water; appoggiandolo sul sedile dell’auto, sulla scrivania dell’ufficio, per poi riavvicinarlo alla bocca una manciata di volte prima di cena e riporlo in tasca, al caldo, in attesa di rimetterlo in carica e riappoggiarlo sul comodino.
Nel corso di quest’odissea, lo smarthphone, fedele compagno di viaggio e costante dispenser di microbi, funge da dimora dell’80% dei più comuni batteri umani. In cima alla lista di quelli presenti sui cellulari, lo Pseudomonas aeruginosa. Le infezioni dovute a questo piccolo batterio a forma di bastoncello, che predilig gli ambienti umidi, si verificano, di solito, negli ospedali, dove i microrganismi si ritrovano di frequente nei lavandini, nelle soluzioni antisettiche e nei recipienti delle urine e sulle superfici più disparate, quindi anche sugli smartphone. Si può verificare la trasmissione ai pazienti da parte del personale sanitario, soprattutto nel caso degli ustionati e nei reparti di terapia intensiva neonatale. Si tratta di un batterio molto resistente a vari antibiotici… un motivo in più per limitare l’uso dei cellulari in ospedale il più possibile.
Il Clostridium difficile: è un batterio che vive nell’intestino umano e fa parte della flora batterica intestinale; ma è presente anche nell’ambiente, ad esempio nel suolo, nell’acqua e nelle feci animali. Secondo uno studio dell’American Journal of Infection Control , pubblicato nel 2013, esso sarebbe tra i più persistenti su tablet e smartphone, nonché particolarmente difficile da debellare con una semplice passata di panno. Tra i sintomi tipici di una lieve infezione da Clostridium difficile troviamo: diarrea acquosa e frequente, mal di pancia o dolore addominale. Nelle forme più gravi, provoca: dissenteria acquosa e frequente, mal di pancia o dolore addominale intenso, diminuzione dell’appetito, febbre fino a 38°C nei bimbi o da 37 a 39 °C negli adulti, sangue o pus nelle feci.
Staphylococcus aureus: è il più comune agente eziologico delle infezioni cutanee e dei tessuti molli. Si tratta, in particolare, di infezioni piogeniche (formanti pus), che appaiono come foruncoli o ascessi. L’uso indiscriminato di antibiotici ha portato, come spesso accade, allo sviluppo di ceppi meticillino resistenti e, più recentemente, di altri ceppi a resistenza multipla, sviluppata anche nei confronti della vancomicina, uno dei pochi farmaci, insieme alla teicoplanina, ancora capaci di debellare le infezioni di questo batterio. Staffilococchi coagulasi negativi: sul 15%dei cellulari esaminati in uno studio ghanese, è stata rilevata la presenza di questi batteri, responsabili del 30% delle infezioni sanguigne contratte in ospedale.
Streptococco. è il rappresentante di una larga famiglia di batteri di cui il più importante è il Beta emolitico di gruppo A, responsabile di una delle patologie più frequenti in età pediatrica, cioè la faringo-tonsillite acuta. Nella numerosa famiglia degli streptococchi, c’è però anche il beta emolitico di gruppo B che, normalmente presente nel cavo orale e nell’intestino umano e animale. Questo patogeno, però, può diventare un nemico dell’organismo: è il caso dello Streptococco agalactiae nell’uomo, che può provocare diverse infezioni, tra cui le più gravi sono quelle che coinvolgono i neonati e che possono addirittura provocare mortalità fetale, neonatale e materna. Lo Streptococco agalactiae, infatti, può colonizzare l’uretra dell’uomo ed anche la mucosa genitale della donna. Attraverso il rapporto sessuale avviene poi il contagio da donna a uomo, ma la trasmissione più preoccupante è quella che avviene tra madre e nascituro durante la fase del travaglio, poiché il suo sistema immunitario è ancora debole e per questo non è in grado di difendersi dall’aggressione del patogeno. Entrambi i ceppi sono stati rintracciati sulle ditate presenti sui cellulari.
Escherichia coli entero-emorragico o EHEC: si tratta di un ceppo entero-emorragico del batterio Escherichia coli, che causa malattie a trasmissione alimentare. La trasmissione avviene attraverso la via oro-fecale, e la maggior parte dei casi di malattia sono associati all’assunzione alimentare di cibi crudi o poco cotti, contaminati dalla terra o da acque sporche, o al consumo di verdure inquinate da queste acque. L’infezione porta spesso a diarrea emorragica e, altrettanto spesso, può indurre la sindrome emolitica uremica, caratterizzata da insufficienza renale acuta, anemia emolitica e trombocitopenia, più frequente nei bambini.
Coliformi. Sono normalmente presenti in piante, terriccio e feci. La maggior parte dei ceppi di batteri coliformi non è associata a malattie gravi. Tuttavia, persone con un sistema immunitario compromesso, possono essere più soggette al rischio di sviluppare infezioni batteriche intestinali, con diarrea, crampi allo stomaco, nausea, vomito, eccesso di gas, gonfiore, perdita di appetito e sensazione di malessere.
Corynebacterium: nel 2014, ricercatori dell’Università dell’Oregon ne hanno trovati campioni sui cellulari, ma probabilmente si trattava di esemplari innocui. Questo batterio è all’origine della difterite, una malattia infettiva, acuta e contagiosa, delle vie aeree superiori, che può causare problemi respiratori e complicazioni al cuore e ai nervi cranici. Per fortuna , le vaccinazioni hanno ridotto drasticamente il numero di infezioni nei Paesi occidentali.
Lieviti. Uno studio turco, effettuato su 200 cellulari utilizzati da personale sanitario negli ospedali, ha evidenziato che lieviti e funghi sono presenti sull’11,9 % dei dispositivi mobili. Il dato è sufficiente a farci capire quanto poco puliti siano; ma la buona notizia è che difficilmente si contrae un’infezione di questo tipo dai cellulari.
Muffe: si trovano sul 10% dei cellulari e, a lungo andare, se inalate, possono causare difficoltà respiratorie, come respiro corto, naso chiuso e, più raramente, infezioni polmonari.


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