Ben 928 chilometri in 14 giorni percorrendo 340 km di deserto attraverso la spettrale “strada dei banditi” a bordo di una bicicletta. Negli occhi la selvaggia natura islandese, nelle orecchie il rumore del vento e dell’acqua che scorre, nel cuore l’irresistibile desiderio di viaggiare e di sfidare i propri limiti. Per il terzo anno consecutivo Giovanni Andrea Panebianco, Ferdinando Bisleti e Matteo Colizzi si sono dati appuntamento per condividere un’altro entusiasmante viaggio su due ruote: dopo le passate avventure nell’impervia Mongolia e nella faticosa Corsica quest’anno e’ la volta dell’Islanda, dove il deserto si fonde con il ghiaccio e il fuoco e il gelo convivono dal tempo dei leggendari Vichinghi.
La Spregisandur, meglio conosciuta come, la Strada dei Banditi, gode di una pessima reputazione, in quanto nella zona che attraversa, le condizioni atmosferiche cambiano molto repentinamente portando terribili piogge, venti che soffiano a oltre 100 km/h e abbondanti nevicate, anche nei mesi estivi. Si dice che non piu’ di 15 “bikers” all’anno decidano di sfidare la strada e il fatto che quest’anno 3 dei 15 audaci siano italiani, e’ fonte di un pizzico di orgoglio. “Non si puo’ negare – racconta Giovanni Andrea Panebianco – che lo spettacolo che si gode nell’attraversare quei luoghi, se pur impervi, ripaga delle fatiche estenuanti. Deserti lavici di durissime pietre nere si fondono con finissima sabbia impossibile da pedalare, poiche’ la gomma affonda sotto il peso della bici carica di bagagli.
Ben 25 infatti sono stati i chilometri che abbiamo dovuto affrontare spingendo a braccia, i 30 kg dei mezzi a causa della friabilita’ del terreno”. Il passaggio a pochi chilometri in linea d’aria dal Bardarbunga, il vulcano che ha fatto parlare di se’ quest’estate per via delle sue potenti eruzione, ha condito la gia’ entusiasmate impresa dei tre intrepidi. “Gli altopiani islandesi – continua Panebianco – sono famosi inoltre per i loro guadi che, per chi viaggia in bicicletta, devono esser valicati rigorosamente a piedi e gambe nude. La temperatura dell’acqua, che si scioglie dagli attigui ghiacciai, e’ molto vicina agli zero gradi centigradi e la morsa che subisce il fisico in quei 40 secondi di attraversamento, e’ a dir poco micidiale! Preparazione fisica ma soprattutto mentale, sono basilari in quei momenti. Il senso di solitudine, il panorama desertico e la visuale che si perde nel nulla, aiuta a capire se stessi e a concentrarsi sulle richieste del corpo che si riducono cosi’, al minimo indispensabile. Cibo e acqua, sono le uniche due esigenze davvero vitali che fanno scomparire tutto il resto, che cosi’ tutto ad un tratto, diventa superfluo”.


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