Violenta tempesta di “grecale” devasta la Toscana, l’analisi tecnica di un evento meteorologico particolarmente estremo

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Quella che si sta per concludere è un’altra settimana funestata dal maltempo e dagli eventi meteorologici estremi. L’elemento saliente di questi giorni è stato proprio il forte vento da N-NE e NE che ha soffiato in modo tempestoso, con raffiche veramente violente, localmente ben oltre i 120-130 km/h, che purtroppo hanno cagionato numerosi danni e tre vittime in tutto il territorio nazionale. La regione più colpita è stata la Toscana che nella prima mattinata di giovedì 5 Marzo 2015 è stata spazzata da una violentissima tempesta di grecale capace di sfornare raffiche degne di un uragano di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson lungo l’uscita delle principali vallate appenniniche.

I venti di grecale tempestosi in uscita dalle coste toscane (credit Consorzio Lamma)
I venti di grecale tempestosi in uscita dalle coste toscane (credit Consorzio Lamma)

Basti pensare che in alcune zone del pratese, pistoiese, lucchese, massese e fiorentino, fra le 05:00 e le 08:00 AM di giovedì 5 Marzo, durate l’infuriare della tempesta da NE, sono state misurate raffiche di picco davvero eccezionali di ben 130-140 km/h in pianure, e picchi fino a 150-160 km/h all’interno delle vallate dell’entroterra, mentre nei principali Passi dell’Appennino Tosco-Emiliano gli anemometri hanno misurato valori veramente impressionanti di ben 170-180 km/h (notevolissimi i 180 km/h toccati alla Terzolina e i 188.6 km/h di Foce a Giovo). La raffica più violenta in assoluta è quella archiviata dalla stazione di Gigliana, piccolo borgo della Lunigiana, dove l’anemometro ha segnato un picco impressionante di ben 202.9 km/h. Ma anche in città come Firenze, Prato e Pistoia, nella fase clou, si sono lambite raffiche violente di ben 130-140 km/h che hanno sradicato alberi e danneggiato pali della pubblica illuminazione e linee elettriche.

LaPresse/Vincenzo Livieri
LaPresse/Vincenzo Livieri

Questa eccezionale bufera di grecale, ulteriormente amplificata dalla particolare conformazione orografica delle principali vallate toscane, ha prodotto danni molto ingenti, lasciando segni indelebili al territorio, con centinaia di alberi (in prevalenza pini) letteralmente sradicati dalla furia delle potentissime raffiche di caduta dall’Appennino e diverse abitazioni danneggiate (in particolare tetti divelti o in qualche caso scoperchiati). Fra il lucchese e il pratese, l’area meglio esposta alle furiose raffiche “Catabatiche” in uscita dalle vallate dell’Appennino Tosco-Emiliano, intere pinete risultano seriamente danneggiate, mentre i pochi alberi rimasti ancora in piedi si presentano piegati nella direzione del vento di grecale. Del resto, dal punto di vista sinottico, proprio nella notte a cavallo fra mercoledì 4 e giovedì 5 Marzo 2015 si era venuta a creare una situazione barica particolarmente esplosiva per l’irrompere, dagli “intagli” naturali delle Alpi Dinariche, dei primi refoli di aria molto fredda polare marittima parzialmente “continentalizzata” dopo il passaggio delle masse d’aria fredde fra Germania, Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Slovenia e Croazia.

Il fitto "gradiente barico orizzontale" che si è venuto a creare nella mattinata di giovedì 5 Marzo fra l'Italia e la Francia, con 40 hpa di differenza
Il fitto “gradiente barico orizzontale” che si è venuto a creare nella mattinata di giovedì 5 Marzo fra l’Italia e la Francia, con 40 hpa di differenza

Come era stato prognosticato dai principali centri di calcolo internazionali, durante la serata di mercoledì 4 Marzo il temporaneo “tilting” verso est dell’imponente promontorio anticiclonico delle Azzorre, disteso con i propri elementi verso le Isole Britanniche e le coste atlantiche francesi, ha incentivato l’ulteriore allungamento della saccatura che proprio in quelle ore entrava dall’Atlantico, verso il Tirreno. La componente marcatamente meridiana (asse nord-sud) del “getto polare” che scorreva lungo il margine orientale di questa grossa impalcatura anticiclonica ha impresso una intensa avvezione di vorticità positiva che in poche ore è scivolata sul Tirreno centro-settentrionale evolvendosi rapidamente in una esplosiva ciclogenesi sul medio Tirreno, sprofondata sui 1000 hpa grazie all’intenso “forcing” dinamico (avvezione di vorticità positiva) nella media troposfera impresso dallo scivolamento del ramo meridiano del “getto polare”, con tanto di “Streak” (massimi di velocità del “getto” creati dal fortissimo “gradiente di geopotenziale” che si era venuto a creare fra l’anticiclone azzorriano e l’asse della saccatura entrato sul Mediterraneo centrale) sceso proprio sopra il Tirreno e la Sardegna.

eur_fullIl passaggio di questo “Jet Streak”, come capita frequentemente durante l’evoluzione delle giovani ciclogenesi extratropicali, ha determinato lo sviluppo di una importante anomalia della tropopausa, agevolando l’intrusione di aria dalla stratosfera, molto secca e stabile, la quale scorrendo al di sopra dell’aria molto più tiepida e umida, in scorrimento nei medi e bassi strati, contribuirà ad instabilizzare l’intera colonna d’aria, accelerando l’intero processo ciclogenetico a ridosso del Tirreno centrale occidentale, davanti le coste sarde. Questo potentissimo fiume di aria fredda in quota ha contributo al rapido approfondimento della ciclogenesi tirrenica, la quale scivolando su un valore prossimo ai 1000-999 hpa (al suolo) ha causato un vero e proprio tracollo della pressione barometrica in gran parte delle regioni italiani, con una diminuzione stimata attorno i 15-20 hpa in poco più di 12 ore (ciclogenesi esplosiva).

wind10m_H_web_5Approfondendosi ulteriormente questa giovane depressione extratropicale, con minimo barico in rapido approfondimento sul medio Tirreno sotto i 1000 hpa, durante la prima mattinata di giovedì 5 Marzo ha determinato un forte quanto fulmineo inspessimento del “gradiente barico orizzontale” fra la Francia e il Mediterraneo centrale. Tanto che fra il vicino Atlantico e le Isole Britanniche, dove si è posizionato l’imponente blocco anticiclonico azzorriano, e il bacino centrale del Mediterraneo, sede della giovane ciclogenesi a carattere freddo, si è creato un formidabile “gradiente barico orizzontale” (notevoli differenze di pressione) che si è chiuso con i propri “massimi” proprio fra il medio-alto Tirreno, le regioni settentrionali e l’alto Adriatico, dove il sensibile infittimento di isobare è stato a sua volta ulteriormente compresso dall’ulteriore spostamento verso levante del potente anticiclone delle Azzorre, che presenta massimi barici al suolo di ben 1042 hpa a ridosso della Normandia.

m7slpLa vicinanza di queste due contrapposte figure bariche dinamiche in uno spazio piuttosto ristretto, fra la Francia e il medio Tirreno, ha generato un “gradiente barico orizzontale” esplosivo che ha prodotto l’istantanea attivazione dei potenti venti di bora e grecale lungo tutto l’alto Adriatico, seguiti da fortissime raffiche di tramontana in Liguria e di grecale sulle coste toscane e sull’alto Tirreno, dove la locale amplificazione orografica ha generato vere e proprie tempeste, con raffiche di picco che nelle fasi clou hanno raggiunto la forza di uragano. Inoltre, durante le prime ore di giovedì 5 Marzo, il già forte “gradiente barico orizzontale” è stato ulteriormente compresso dall’ulteriore spostamento verso levante del baricentro del robusto anticiclone oceanico, il quale, presentando massimi notevolissimi di ben 1042 hpa sulle coste della Normandia, ha contribuito ad “aggrovigliare” le isobare lungo il bordo settentrionale della ciclogenesi tirrenica, creando un “gradiente barico” eccezionale, di ben 30 hpa fra il medio Tirreno e le Alpi, e 40 hpa fra il Tirreno centrale e la Francia nord-occidentale.

Si nota la compressione del "gradiente barico orizzontale" notevolissima fra le Alpi e l'Italia centrale
Si nota la compressione del “gradiente barico orizzontale” notevolissima fra le Alpi e l’Italia centrale

Ciò ha contribuito all’ulteriore accelerazione del flusso sinottico da “gradiente”, producendo una ventilazione nord-orientale, nei medi e bassi strati, veramente violenta lungo il margine nord e nord-ovest della depressione tirrenica. Il fitto reticolo di isobare che si è venuto a costruire fra le Alpi Dinariche, l’Italia centro-settentrionale e l’alto Tirreno ha favorito il risucchio dei furiosi venti di bora dagli “intagli” naturali delle Ali Dinariche che trasportavano l’aria fredda e densa che nelle ore precedenti si era addossata fra l’Austria orientale, la Slovacchia, l’Ungheria, la Slovenia e parte della Croazia. Questo risucchio dell’aria fredda polare marittima continentalizzata dalla pianura Ungherese e dalla Croazia ha generato delle vere e proprie tempeste di bora che durante la notte fra mercoledì 4 e giovedì 5 Marzo dall’Istria e dalla Dalmazia, versandosi sull’Adriatico, si sono rapidamente propagate alle coste della Romagna, delle Marche e dell’Abruzzo, con furibonde burrasche da NE che hanno presentato rinforzi di tempesta (forza 9-10 Beaufort) sul medio-alto Adriatico, lungo le coste delle Marche e dell’Abruzzo settentrionale.

PPVJ89Raggiunte le coste di Romagna, Marche e Abruzzo, dove si sono scatenate forti burrasche da NE, con raffiche che hanno toccato punte di oltre 70-80 km/h, i forti venti di bora, in sfondamento dalle Alpi Dinariche, si sono spostati verso l’entroterra e dopo aver scavalcato molto rapidamente il crinale dell’Appennino Tosco-Emiliano si sono versarsi sulla Toscana sotto forma di fortissime raffiche di grecale e tramontana che localmente sono divenute particolarmente violente a causa della somma fra l’amplificazione orografica locale (incanalamento orografico sul versante sottovento) e il forte “gradiente barico orizzontale” che nel frattempo si era realizzato, fra il medio Tirreno e le Alpi, con una differenza di oltre i 30 hpa. Difatti non è un caso se proprio all’imbocco delle principali vallate nella prima mattinata di giovedì 5 Marzo 2015 si sono generate autentici “fortunali” di grecale e tramontana, con raffiche di picco che hanno raggiunto la velocità di un uragano della 1^ categoria Saffir-Simpson, con punte arrivate a sfondare la soglia dei 130-140 km/h.

rutiglianoI danni maggiori si riscontrano proprio fra pratese, fiorentino, pistoiese, pisano, lucchese, ossia in quelle città ubicate lungo l’ingresso delle principali valli, lì dove le raffiche di tempesta da N-NE e NE, in rapido scivolamento dall’Appennino Tosco-Emiliano, si sono “incanalate” perfettamente, acquistando ulteriore velocità durante la caduta, anche più di 20-30 km/h rispetto al valore originario. Se poi le isobare, già strette fra loro, tendono a disporsi quasi in parallelo con l’asse delle vallate, le intense correnti nord-orientali attivate dal fitto “gradiente barico orizzontale” possono localmente “degenerare” in vere e proprie tempeste o autentici fortunali, con raffiche molto turbolente che toccano agevolmente i 120-130 km/h all’uscita delle principali vallate.

wind10m_H_web_9I venti fortissimi si sono poi lentamente attenuati nel corso della giornata di giovedì, pur soffiando per oltre 24 ore a carattere burrascoso, con raffiche ben oltre la soglia d’attenzione per svariate ore. Alla luce dell’analisi qui svolta si evidenzia come l’evento meteorologico estremo che nella mattinata di giovedì 5 Marzo 2015 ha duramente flagellato la Toscana sia stato innescato da una serie di fattori, appena analizzati, che sommandosi hanno contribuito a renderlo così eccezionale e violento.