Meteo, esperto: le previsioni a 7 giorni sono come fare testa o croce

“Più il tempo è instabile e dinamico, più la previsione ha una minore affidabilità”

Le previsioni – spiega all’Adnkronos il climatologo Giampiero Maracchihanno un’attendibilità del 95% a 24 ore. Via via che ci si sposta da 24 a 48 fino alle 72 ore l’attendibilità cala. E questo perché la previsione, per come si fa, ha comunque sempre una componente probabilistica. Questo è stato riconosciuto in altri Paesi anche dai tribunali. La gente guarda il lunedì com’è il tempo la domenica successiva per fare i propri programmi. Ma le previsioni del lunedì hanno un’attendibilità intorno al 55%, che è come tirare una moneta per aria e dire testa o croce. Se poi le cose non succedono si dice ‘le previsioni sono sbagliate’ ma non è così“. E’ che “l’uomo da sempre vorrebbe vedere il futuro – dice Maracchi – A partire dalla fine dell’800, nel campo delle previsioni le cose sono migliorate, quindi magari fra mille anni o anche solo fra 100 ci saranno ulteriori passi avanti, resta sempre comunque una componente probabilistica“. “L’ultima previsione, quella a 24 ore è quella più attendibile – ribadisce in conclusione – Le altre danno un’indicazione che può avere un qualche valore ma non ci si può giurare sopra“.

saette (5)Contattato dall’Adnkronos il meteorologo Bernardo Gozzini spiega che occorre “innanzitutto analizzare come vengono fatte le previsioni. Fondamentalmente ci sono due fasi: una è l’osservazione, tramite il satellite e le stazioni, di quello che sta accadendo in questo momento sul territorio, l’altra è la previsione che utilizza dei modelli matematici. Si cerca di simulare in un computer quello che avviene nell’atmosfera, una realtà virtuale che ci dice come potrebbe evolvere la situazione“. “L’attendibilità di questi modelli è molto alta – sottolinea – superiore al 90% per le prime 24 ore, va calando un po’ fino ai tre giorni, dai quattro giorni in poi cala in maniera sostanziale“. E questo dipende dalla situazione meteorologica. “In una situazione estiva, di alta pressione stabile su tutta la Penisola, la previsione a tre giorni ha un’affidabilità notevole” spiega Gozzini. Diverso è il caso dei periodi in cui c’è instabilità, “come le stagioni di passaggio, primavera e autunno“. Dunque “più il tempo è instabile e dinamico, più la previsione ha una minore affidabilità“. Il meteorologo spiega poi che “i temporali sono i fenomeni di più difficile previsione perché si tratta di fenomeni spesso localizzati e a macchia di leopardo. Magari a Roma non ci sono temporali ma 10 km più a Nord o a Sud sì“. La difficoltà in questo caso è dire dove e in che momento il temporale arriverà, perché “il modello matematico può sbagliare a livello spaziale e temporale. Sta al previsore accorgersene, per questo è fondamentale la fase di osservazione del tempo“. Il previsore, sottolinea Gozzini, deve avere due competenze essenziali: “Una è conoscere nel dettaglio il territorio per cui fa la previsione, l’altra è conoscere il modello e i suoi errori“. Il fatto è che “se su 365 giorni l’anno io faccio un previsione giusta per 300, e ne sbaglio 65, nella memoria collettiva resta la previsione sbagliata“. Il meteorologo spiega anche che uno dei temi che si sta discutendo all’interno della comunità è la comunicazione “per far sì che l’utente riesca a capire in maniera semplice e immediata. La maggior parte delle persone, ad esempio, guarda le mappe con i simboli come il sole e non legge il testo“. Il consiglio dunque è: “Guardate i bollettini, leggeteli bene e – dice sorridendo – non attaccate troppo i meteorologi che fanno un lavoro non facile“.