Rifiuti radioattivi in Italia, cos’è il Deposito Nazionale unico

Rifiuti radioattivi in Italia, cos’è il Deposito Nazionale unico

Il Deposito Nazionale unico dovrà riunire tutti i rifiuti radioattivi presenti attualmente in 23 depositi temporanei sparsi sul territorio italiano

Dopo il referendum del novembre del 1987, l’Italia abbandonò l’uso dell’energia nucleare su tutto il territorio nazionale. Fu il primo paese industrializzato a decidere di interrompere la produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Accadde subito dopo il disastro di Chernobyl.

In seguito all’incidente, che tenne per mesi l’Europa con il fiato sospeso e che causò una strage di proporzioni enormi, i tre impianti allora funzionanti (quelli di Latina, Caorso e Trino Vercellese) erano già stati fermati come misura precauzionale. Dopo il referendum non furono più riattivati.

Da quel momento si è posto il problema dello smantellamento delle centrali e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi.

Le centrali rimasero di proprietà dell’ENEL per oltre un decennio, prima della costituzione della SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari), la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che si occupa attualmente del loro smantellamento e della messa in sicurezza del materiale radioattivo.

Per quasi trent’anni non si sono fatti passi avanti per quel che riguarda lo stoccaggio e smaltimento dei rifiuti radioattivi; oltre alle scorie degli impianti dismessi trent’anni fa, ogni giorno si producono rifiuti radioattivi negli ospedali, nei laboratori di ricerca e nelle industrie.

scorie nucleariUna legge del 2010 ha previsto anche per l’Italia, come per la maggior parte degli altri Paesi europei, la realizzazione di un Deposito Nazionale unico, un’infrastruttura dove dovranno essere messi in sicurezza i rifiuti radioattivi che attualmente sono custoditi in 23 depositi temporanei.

Sarà costituita dalle strutture per la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività e da quelle per lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi ad alta attività, che dovranno essere successivamente trasferiti in un deposito geologico di profondità, idoneo alla loro sistemazione definitiva.

La SOGIN ha completato studi e progetti e ha fornito al governo tutti i materiali per decidere dove e come costruire il Deposito nazionale. Si prevede una struttura di 90 mila metri cubi in un’area di 150 ettari, pari a 200 campi di calcio. Insieme al Deposito nazionale sorgerà un Parco Tecnologico per attività di ricerca. Tutto sarà integrato nel territorio perché una volta completato sarà ricoperto da una collina artificiale che oltre a armonizzarlo con l’ambiente circostante costituirà un’ulteriore protezione.

Sulla base di questi studi sono stati definiti dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) i criteri di individuazione dell’area in cui dovrà sorgere i deposito; saranno scartate aree che non hanno requisiti di sicurezza per la tutela dell’uomo e dell’ambiente, aree in zone a elevata attività sismica o vulcanica, in parchi naturali, oltre i 700 metri sul livello del mare, a meno di cinque chilometri dalla costa o dove potrebbero esservi importanti risorse del sottosuolo.

Scorie-Nucleari-FirmiamoÈ stata redatta una mappa con alcune decine di aree potenzialmente idonee. Una volta resa nota tale mappa il passaggio più delicato sarà arrivare a una condivisione con la popolazione, che sarà chiamata a commentarla e discuterla al fine di pervenire a una soluzione per quanto possibile concordata con le comunità locali.

Al termine della consultazione pubblica gli enti locali potranno manifestare il loro interesse a ospitare il Deposito sul proprio territorio. In cambio potranno avere benefici economici per le imprese residenti e per gli enti locali, oltre a benefici in ambito occupazionale.

Secondo quanto previsto dagli attuali programmi i lavori per la costruzione del Deposito Nazionale dovrebbero aver inizio nel 2019, con una durata di circa 5 anni, ma per ora il Governo non ha ancora approvato e reso pubblica la mappa.

Informazioni maggiori si possono avere sul sito  del Deposito Nazionale, a questo link. 

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