Terremoto Calabria: si stanno muovendo molte faglie, sono le più pericolose del Mediterraneo

Terremoto Calabria, tante scosse negli ultimi giorni nelle zone centrali e settentrionali della Regione

Terremoto Calabria – Continua a tremare la terra in Calabria, la Regione a più alto rischio sismico d’Italia, quella che è attraversata dalle faglie più pericolose da cui nella storia si sono generati i sismi più distruttivi d’Italia. La scienza ci dice che senza ombra di dubbio sarà così anche in futuro: non si può sapere soltanto quando, ma è certo che la Calabria sarà interessata da altre scosse di terremoto fortissime, di magnitudo anche superiore a 7. In questi giorni la terra sta tremando in modo fortunatamente più lieve, su gran parte della Regione. Stamattina una scossa molto superficiale di magnitudo 3.2 ha scatenato il panico nel vibonese, con scuole evacuate e disagi in ospedali e uffici pubblici. Pochi giorni fa, domenica 18 settembre, un’altra scossa aveva interessato la presila, di magnitudo 3.4, in quel caso molto più profonda (ipocentro a 27km, mentre quello di oggi è stato a 6km). Proprio a causa della grande profondità, la scossa di domenica rispetto a quella di oggi è stata avvertita in modo meno intenso, ma su un’area molto più ampia, da Cosenza a Catanzaro. Nella stessa area, dopo la scossa 3.4 si sono verificate repliche di magnitudo 2.2 e 2.3. Altre lievi scosse di magnitudo 1.6 hanno interessato negli ultimi giorni la Catena Costiera nella zona di Montalto Uffugo e la Sila nella zona di Acri.

placche euro africaLe faglie che attraversano la Calabria sono tra le più pericolose del Mediterraneo. In un’intervista di un paio di anni fa a MeteoWeb, il ricercatore del Cnr Carlo Tansi (oggi dirigente della Protezione Civile calabrese) ci spiegava che “un terremoto è uno scuotimento del terreno dovuto al movimento di fratture – chiamate faglie – che attraversano la superficie terrestre“, e che “secondo la “Teoria della tettonica a placche, i continenti non sono fermi ma si muovono e costituiscono un insieme di placche rigide che “galleggiano” su un orizzonte plastico. I continenti possono avvicinarsi o allontanarsi reciprocamente. Lungo i limiti di contatto tra i continenti le rocce si rompono. Le rotture avvengono lungo fratture chiamate faglie, lunghe decine e decine di chilometri e profonde generalmente fino a 15-20 km. La Calabria è collocata esattamente lungo la zona di contatto tra l’Europa e l’Africa che si stanno avvicinando velocità media di circa 7 millimetri/anno: in altre parole la Calabria è “schiacciata” dalla grande morsa costituita dalla placca africana a sud e dalla placca europea” (vedi immagine accanto).

02Le rocce calabresi – continuava Tansicompresse in questa morsa, si rompono lungo tante fratture – chiamate faglie (vedi immagine sulla destra, ndr) che pervadono la regione. Ogni volta che una roccia si rompe si producono i terremoti. Queste condizioni hanno reso la Calabria una delle zone al mondo più esposte ai rischi naturali: i terremoti hanno mietuto quasi 200.000 vittime negli ultimi 250 anni (!) e hanno precluso lo sviluppo socio-economico, rappresentando una delle principali cause d’emigrazione. Da qui l’atavico appellativo dato alla Calabria di “terra ballerina”.

03“La Calabria è attraversata da un sistema di faglie in piena attività (linee in rosso nella figura accanto; i pallini in giallo rappresentano gli epicentri dei terremoti catastrofici – con le date dell’evento – che hanno compito la Calabria e il loro diametro è proporzionale all’intensità del terremoto), che si sviluppa dalla Valle del Crati, passa per lo Stretto di Messina e termina in Sicilia orientale (TORTORICI, MONACO, TANSI & COCINA, 1995). Queste faglie rappresentano settori ad elevato rischio sismico ed hanno originato la quasi totalità dei terremoti catastrofici che hanno colpito la Calabria in epoca storica: il terremoto della Valle del Crati del 1183, il terremoto di Reggio e Messina del 1908, la crisi sismica della Calabria meridionale del 1783, terremoti della Calabria centrale del 1638 e del 1905, i terremoti del cosentino del 1835, 1854 e 1870. In Calabria si è concentrato circa il 50% dei terremoti catastrofici che hanno colpito in epoca storica l’intera penisola italiana”.

Le faglie – spiega ancora Tansisono fratture della crosta terrestre – lunghe da decine fino a centinaia di chilometri e profonde generalmente da 10 a 40 chilometri – lungo cui si verificano movimenti, e quindi, terremoti. Quelle calabresi si sviluppano generalmente longitudinalmente rispetto alla regione (in direzione Nord-Sud), presentano lunghezze variabili tra 20 e 100 km e profondità intorno ai 10-15 km“.

04L’esperto, poi, illustra le differenze di sismicità tra la Calabria meridionale e quella centro/settentrionale: “la differenza – in termini di energia sismica – tra la Calabria centro-settentrionale e quella centro-meridionale è da ricercarsi nelle fonti storiche relative all’intensità dei terremoti che si sono verificati in varie epoche, forniti dall’Istituto di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e riferiti ad un intervallo temporale dal 451 a. C. ad oggi in base ai quali è possibile dedurre che i terremoti storici che hanno colpito la Calabria settentrionale hanno generato molte meno vittime di quelli che hanno colpito la Calabria meridionale: qualche centinaio di vittime contro oltre duecentomila vittime (circa 120.000 per il solo terremoto di Reggio-Messina del 1908). La differenza dipende dal fatto che le faglie della Calabria meridionale sono più lunghe di quelle della Calabria settentrionale e quindi possono generare terremoti molto più catastrofici. Insomma la Calabria è terra “ballerina” ma non “balla” tutta nello stesso modo“.

Faglie-Sciame-Sismico-Pollino-Rischio-Terremoti-Calabria-04Sulle scosse più deboli, Tansi spiegava che “Le conoscenze scientifiche non consentono, allo stato attuale, di comprendere se i raggruppamenti di sismi e gli sciami sismici rappresentino il preludio di eventi di maggiori proporzioni“, dice ancora l’esperto. “I dati scientifici insegnano che molti raggruppamenti di sismi e sciami sismici iniziano e poi muoiono senza dare origine a scosse catastrofiche. Come sopra accennato, la sismicità dipende dalla presenza di faglie attive che determinano i terremoti. Come tutte le faglie attive, anche le faglie calabresi si sono mosse in passato – dando origine a forti terremoti – e si muoveranno in futuro; ma non possiamo dire quando di preciso queste faglie si muoveranno. Potranno muoversi tra un giorno o tra cento anni, o tra mille anni e questo è il grande limite della scienza. Nessuno, oggi, è in grado di prevedere i terremoti. Sappiamo che attualmente queste faglie si stanno muovendo, ma non possiamo assolutamente prevedere quello che potrà accadere in seguito a questi movimenti: l’attività delle faglie – e quindi la persistenza degli eventi sismici – possono esaurirsi nel giro di qualche mese/anno, oppure possono intensificarsi“.

faglie terrestrisqtSulla possibilità di prevedere i terremoti, Tansi ribadisce concetti già noti ma che spesso sfuggono a molti: “attualmente la scienza consente di prevedere DOVE si verificheranno i terremoti, poiché sono ben note le faglie attive da cui si originano i terremoti: riguardo alle faglie calabresi, queste zone sono ben  localizzate. Però non è possibile prevedere QUANDO si verificheranno i terremoti, cioè quando queste faglie si muoveranno. Basti pensare che neanche giapponesi, molto più avanti rispetto all’occidente negli studi dei terremoti, sono stati in grado di prevedere il catastrofico terremoto di magnitudo 8,9 che l’11 marzo 2011 ha sconvolto il paese nipponico.  Attualmente negli Stati Uniti, ma anche in Italia, sono in corso ricerche mediante lo studio di un gas radioattivo – il Radon – che può risalire lungo le faglie prima che la stessa faglia si muova, cioè prima che si verifichi un terremoto. Misurando con appositi strumenti le quantità di Radon in superficie è possibile osservarne aumenti nelle concentrazioni e ipotizzare l’avvicinarsi di un evento sismico. Tuttavia questi studi sono ancora in una fase embrionale, poiché ancora non sono ben noti i meccanismi di propagazione del Radon lungo le faglie. Tutto ciò non consente di fornire sistemi di allertamento affidabili. In pratica non sempre ad un aumento di concentrazione del Radon corrisponde un terremoto imminente … e, anche se un terremoto venisse preannunciato, il margine d’errore temporale nella previsione sarebbe eccessivamente alto: il sisma potrebbe verificarsi dopo un giorno, ma anche dopo un anno o dopo dieci anni…. Non si può mettere in condizioni di allerta costante – per anni ed anni – un territorio, magari con una sequenza infinita di falsi allarmi. Fra qualche anno, certamente le conoscenze scientifiche sul Radon faranno progressi e consentiranno di ottenere modelli previsionali molto più precisi ed affidabili, che consentiranno di fornire previsioni a breve termine e di evitare i falsi allarmi“.

CASA ANTISISMICADifendersi dai terremoti, però, si può anche senza previsioni precise: “come insegnano i giapponesi e gli americani – afferma Tansici si può difendere semplicemente costruendo case capaci di resistere ai terremoti. Un terremoto come quello di l’Aquila (magnitudo 6,1) in Giappone o negli Stati Uniti di certo non avrebbe fatto alcun danno né agli edifici né, tanto meno, alle persone. Da quelle parti si difende dal terremoto, ad esempio, inserendo, in corrispondenza delle fondazioni degli edifici, una sorta di “cuscinetti” (paragonabili agli ammortizzatori delle auto) capaci ci assorbire quasi tutta l’energia dei sismi ed impedendo così che la stessa possa trasmettersi agli edifici stessi. Inoltre i  giapponesi e gli americani sono addestrati, sin dai tempi dell’asilo, a comportarsi in caso di sismi, secondo un protocollo di regole ben stabilite che evitano fenomeni di panico di massa che potrebbero avere conseguenze ben più drammatiche dei terremoti…”.