Ancora senza zonizzazione acustica (obbligatoria) un capoluogo di provincia su quattro. Fra i grandi comuni, non ne dispongono Trieste, Bari, Taranto, Reggio di Calabria e Palermo. Lo rileva il Report Ambiente Urbano dell’Istat che sottolinea come, in tema di inquinamento acustico, l’applicazione dei limiti e le azioni di controllo sulle emissioni del rumore si fondano proprio sulla zonizzazione acustica. Per prevenire l’inquinamento acustico, molte amministrazioni applicano regolarmente attività di controllo del rispetto dei valori limite previsti dalla normativa. Secondo i dati dell’Istat relativi all’anno 2015, cento capoluoghi hanno effettuato attività di misura del rumore (erano 94 nel 2014) eseguendo in totale 1.440 controlli (7,9 ogni 100mila abitanti). Il 94,3% degli interventi risponde a segnalazioni dei cittadini, una quota in crescita rispetto all’anno precedente. Complessivamente gli esposti presentati dai cittadini sono stati poco meno di 2.200, circa 12 ogni 100 mila abitanti (11 nel 2014). I comuni più attivi su questo fronte sono Lecco e Siracusa (circa 50 controlli per 100 mila abitanti) e, tra i grandi comuni, Firenze, Bologna, Genova e Torino (rispettivamente 17, 14, 12 e 10). Nel complesso diminuisce la quota di misurazioni che hanno rilevato almeno un superamento dei limiti (49,2% dei controlli effettuati, -2,9 punti percentuali sul 2014). Come negli anni precedenti, le sorgenti più frequentemente oggetto di misurazioni acustiche sono le attività dei servizi o commerciali (73,9% dei controlli effettuati). Negli altri casi riguardano attività produttive (8,9%) e temporanee (3,6%), infrastrutture stradali (5,8%) o altre sorgenti (7,8%).
Ambiente, Istat: 1 capoluogo su 4 senza zonizzazione acustica


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