Salute: passione tattoo, rischi per 1 paziente con psoriasi su 4

La passione per i 'ricami' sulla pelle può costare cara ai malati di psoriasi

La passione per i ‘ricami’ sulla pelle può costare cara ai malati di psoriasi. “Think before you ink”, dicono gli statunitensi: “Pensa prima di usare l’inchiostro”, ovvero prima di tatuarti. Una raccomandazione appropriata per le persone che soffrono di psoriasi, visto che il 25% può veder peggiorare la malattia dopo un tatuaggio. Inoltre, stando all’allarme lanciato dagli esperti che si riuniranno il 2 e 3 dicembre a Napoli per la seconda edizione della Scuola della psoriasi – organizzata dal Dipartimento di Dermatologia dell’Università Federico II di Napoli – il tatuaggio può avere un effetto scatenante, diventando l’occasione in cui la psoriasi si può manifestare per la prima volta. A distanza di alcune settimane è infatti possibile che compaiano i segni classici della psoriasi, come arrossamento e desquamazione della pelle nell’area disegnata. E secondo gli specialisti i casi di persone sane che hanno sviluppato la malattia in seguito al tatuaggio sono in continuo aumento. “L’introduzione di pigmenti nella cute per creare disegni più o meno elaborati – spiega Cataldo Patruno, docente Scuola specializzazione di Dermatologia della Federico II – è un atto complesso, che disturba l’equilibrio della pelle e soprattutto può indurre una reazione infiammatoria locale tutt’altro che lieve. Questa reazione può essere il primo passo verso lo sviluppo della psoriasi in persone che non hanno mai avuto sintomi in precedenza: si tratta di soggetti evidentemente predisposti, in cui il tatuaggio può diventare l’elemento scatenante attraverso l’infiammazione cutanea che attiva il sistema immunitario e lo fa deragliare verso la malattia”. “Si stima infatti che almeno il 10% della popolazione abbia uno o due geni che possono favorire la comparsa della psoriasi, ma solo il 2-3% la sviluppa: si ritiene perciò che i geni debbano ‘combinarsi’ con specifici fattori esterni scatenanti. Alcuni di questi sono, per esempio, alcuni farmaci o le infezioni, ma anche il tatuaggio si sta rivelando un elemento sempre più spesso coinvolto nell’inizio dei sintomi”. C’è ancora più certezza sul fatto che il tatuaggio possa peggiorare una psoriasi esistente in chi ha già avuto la diagnosi, sottolinea Nicola Balato, professore di Dermatologia all’Università Federico II di Napoli, oltre che responsabile dell’ambulatorio della psoriasi. “Il 25% dei pazienti con psoriasi – spiega – ha la cosiddetta risposta isomorfica, o fenomeno di Köebner. Quando la pelle viene traumatizzata in qualsiasi modo, nell’area del trauma si sviluppa una reazione infiammatoria che ‘richiama’ la psoriasi nell’area, con la comparsa di una nuova lesione. Il fenomeno, più probabile se la psoriasi è in una fase instabile, può avvenire a seguito di ferite chirurgiche o ustioni, ma pure dopo l’esposizione ad agenti irritanti o perfino a seguito della puntura di insetti. Purtroppo si sta verificando sempre più spesso anche in soggetti psoriasici che decidono di tatuarsi”. I pazienti con psoriasi dovrebbero perciò essere informati sui rischi del tatuaggio. “Si tratta di una pratica molto sconsigliata – conclude Balato – perché troppo spesso può portare la malattia a manifestarsi anche in aree del corpo dove non si era mai presentata prima, peggiorando la situazione complessiva del paziente. Alcuni raccomandano la prudenza, consigliando chi non vuole in alcun modo privarsi di un tatuaggio di farlo molto piccolo e in una zona poco visibile; se si può rinunciare, tuttavia, è meglio astenersi perché l’inserimento di aghi e pigmenti sotto cute è un gesto che può rivelarsi rischioso per la pelle di chi ha la psoriasi”. (AdnKronos)