Un Natale molto duro quello che stanno vivendo i marchigiani, che dopo le forti scosse di terremoto che hanno devastato il Centro Italia, tentano un ritorno (lento) alla normalità. Interi paesi restano ancora completamente abbandonati, ormai da 4 mesi, per via degli effetti catastrofici del sisma. “Sara’ un Natale sobrio“, ha dichiarato Michele Franchi, il vicesindaco di Arquata (Ascoli Piceno). “Eravamo 1.200 prima del Terremoto estivo ed ora, nel mese di dicembre, nessuno di noi e’ riuscito a tornare in paese e nelle sue 13 frazioni in gran parte danneggiate o isolate. Siamo dispersi tra gli alberghi della costa, le case ad Ascoli, gli amici, i parenti lontani da qui. Non possiamo pensare a delle feste serene, anche se io andro’ personalmente a fare gli auguri a tutti quelli che potro’“. Ad Arquata, tra il Borgo capoluogo e Pescara del Tronto, 240 “casette” saranno installate entro i primi di gennaio. Sono ancora 500 i residenti alloggiati negli hotel di San Benedetto del Tronto, mentre in paese si devono fare i conti con i problemi della viabilita’, con le case pericolanti, col gelo invernale. “Speriamo non ci si dimentichi di noi nei prossimi tempi – afferma il vicesindaco – dopo tanta attenzione e tanta solidarieta’. Occorre dare delle risposte alla popolazione che soffre e al territorio“.
Situazione parzialmente diversa ad Acquasanta Terme, nell’Ascolano, 10 chilometri a est di Arquata: “Sono 250 quelli che proprio nell’ultima settimana sono ritornati dalla costa in paese – spiega il vicesindaco Luigi Capriotti – alloggiati nei due alberghi del nostro Comune, le Terme e il Monastero di Valledacqua, oltre che in case sfitte del nostro comprensorio“. “Sara’ un Natale certamente triste sia perche’ ancora 600 residenti sono ancora lontani dal paese e dalle sue 54 frazioni, dispersi in tutta la provincia, sia perche’ i tempi per portare a termine le verifiche di agibilita’ nelle case del centro cittadino sono lunghi, anche se molte hanno subito danni lievi e potrebbero forse rientrare. E la zona rossa resta quella di ottobre, cosi’ come i danni ingenti alle chiese e al patrimonio urbano“. A Camerino, nel Maceratese, cittadina universitaria per antonomasia (8.500 studenti nell’area frequentavano l’Ateneo fondato nel 1300), si contano ancora 2.500 propri residenti sfollati negli hotel della costa adriatica, e quasi altrettanti che vivono ancora nell’area piu’ lontana dal centro storico, che e’ interamente zona rossa. “L’Universita’ ha ripreso le lezioni pochi giorni dopo la tremenda scossa di ottobre – spiega un dipendente del Comune – e questo assieme all’ospedale, che e’ rimasto sempre operativo, ha favorito la permanenza di una parte degli abitanti, che lavorano nei servizi. Quanto al centro storico, si prevede che un tratto del corso principale per 700 metri lunghezza, con tre strade interne, nel quartiere di San Venanzio, verra’ riaperto entro inizio gennaio“.
A Visso invece il paese e’ disabitato, a Ussita l’intero abitato fu dichiarato zona rossa il 28 ottobre scorso (80% di case inagibili).


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