Ricerca, provato il legame nell’uomo: cervello sotto stress, cuore a rischio

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Cervello sotto stress, cuore a rischio. Mentre in Italia i riflettori sono puntati sulle condizioni di Salute del premier Paolo Gentiloni, sottoposto a un intervento chirurgico per il posizionamento di uno stent a un vaso periferico dopo un malore al rientro da Parigi, negli States un team di scienziati annuncia di aver dimostrato per la prima volta nell’uomo un legame tra l’attività di un’area del cervello sensibile allo stress e il rischio di una successiva malattia cardiovascolare. Il lavoro, pubblicato su ‘The Lancet’, è stato guidato da ricercatori del Massachusetts General Hospital e dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai (Ismms) di New York. Le scoperte del team svelano anche una sorta di ‘sentiero’, un percorso che conduce dall’attivazione di questa struttura cerebrale – l’amigdala – a una maggiore incidenza di eventi cardiovascolari, attraverso un’elevata attività del sistema immunitario. “Mentre un collegamento tra stress e malattie cardiache è stato da tempo stabilito, il meccanismo che media questo rischio non era stato chiaramente compreso”, spiega Ahmed Tawakol, della Divisione di cardiologia del Massachusetts General Hospital, autore principale del lavoro. “Gli studi sugli animali hanno dimostrato che lo stress sollecita il midollo osseo a produrre globuli bianchi, portando a un’infiammazione arteriosa. La nostra ricerca suggerisce che un percorso analogo esiste anche negli esseri umani. Inoltre, abbiamo individuato per la prima volta in modelli animali e nell’uomo, la regione del cervello che correla lo stress al rischio di infarto e ictus”. L’articolo pubblicato su ‘Lancet’ riporta due studi complementari, il primo condotto al Massachusetts General Hospital analizzando i dati di imaging e cartelle cliniche di quasi 300 persone sottoposte a Pet/Ct principalmente per screening oncologici, con un radiofarmaco che misura l’attività delle aree del cervello da un lato e mette in luce l’infiammazione nelle arterie dall’altro. Tra i soggetti analizzati nessuno aveva un tumore attivo o malattie cardiovascolari quando si è sottoposto all’esame. Poi 22 hanno vissuto un evento cardiovascolare – attacco di cuore, ictus, episodi di angina – nel periodo di follow-up, e il precedente livello di attività nell’amigdala è risultato fortemente predittivo del rischio di un successivo evento cardiovascolare. L’associazione è diventata ancora più forte quando gli scienziati hanno ristretto l’obiettivo sugli eventi avversi cardiovascolari maggiori. Gli esperti hanno anche osservato che chi aveva livelli più alti di attività dell’amigdala, andava incontro più in fretta a eventi cardiovascolari rispetto ai soggetti con un’attivazione meno estrema. E ancora, una maggiore attività dell’amigdala è stata correlata a un’elevata attività dei tessuti che formano cellule sanguigne nel midollo osseo e nella milza e a un aumento dell’infiammazione arteriosa. Il secondo studio, condotto nel Translational and Molecular Imaging Institute dell’Ismms, ha previsto l’arruolamento di 13 persone con una storia di disturbo da stress post-traumatico, valutate per i loro attuali livelli di stress percepito e sottoposti a imaging sia per misurare l’attività dell’amigdala che l’infiammazione arteriosa. Gli esperti hanno in questo caso rilevato una forte associazione fra i livelli di stress da un lato e l’attività dell’amigdala e l’infiammazione delle arterie dall’altro. Nel complesso “questo lavoro pionieristico fornisce ulteriori prove di un collegamento cuore-cervello”, osserva il co-autore senior Zahi A. Fayad (Ismms). E i risultati, aggiunge Tawakol, suggeriscono “diverse potenziali opportunità per ridurre il rischio cardiovascolare attribuibile allo stress. Anche se servono ancora studi più ampi, sarebbe ragionevole consigliare a persone con un rischio aumentato di malattie cardiovascolari di prendere in considerazione approcci di riduzione della tensione se si sentono oppressi da un alto grado di stress psicosociale”. Una precauzione “di buon senso”, come ha osservato il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano nei suoi auguri di pronta guarigione al premier Gentiloni. Al quale ha suggerito: “Take it easy”.

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