Prati di Tivo, la stazione turistica abruzzese ai piedi del Gran Sasso, ”resta sotto l’incubo delle valanghe e, alla luce degli ultimi tragici accadimenti di Rigopiano, assume un carattere assoluto di urgenza metterla in sicurezza”. E’ l’allarme lanciato dalla guida alpina Pasquale Iannetti che oggi ha inviato una nota a diverse autorità teramane, tra le quali il Prefetto e il Presidente della provincia di Teramo. La lettera-appello arriva all’indomani della valanga che si è abbattuta ieri mattina a Prati di Tivo, sui campi da sci, ma che fortunatamente non ha provocato vittime né feriti in quanto la zona era stata evacuata da giorni dal sindaco di Pietracamela, Michele Petraccia, proprio per il rischio valanghe. Iannetti è la guida alpina che nel lontano 1999 scrisse una relazione per la Commissione valanghe di Farindola, di cui faceva parte, in cui denunciava la possibilità di valanghe nell’area di Rigopiano. Iannetti oggi interviene per evidenziare una situazione di pericolo a Prati di Tivo. ”Sono purtroppo costretto a riproporre una questione che mi vede impegnato già dagli anni ’70 e che portai all’attenzione delle medesime autorità in indirizzo, con una lettera datata 16 marzo 2002” scrive Iannetti nel documento in cui elenca le numerose valanghe che si sono abbattute a Prati di Tivo dal 1929. In particolare, denuncia Iannetti ”dopo i fenomeni del 1978 e del 1981 interminabili riunioni in Prefettura con tanto di proposte concrete e praticabili non hanno concluso nulla e fino ad oggi la zona resta sotto l’incubo delle valanghe”. ”E’ cronaca di questi giorni che altre slavine hanno interessato la zona, il 18 gennaio ed il 4 febbraio scorsi – continua Iannetti – ancora una volta si è evitata una tragedia perché, per una tanto criticata quanto provvidenziale ordinanza del sindaco, gli impianti di risalita e tutta la stazione erano chiusi”. Secondo la guida alpina gli interventi che sono stati realizzati sul costone dell’Arapietra con paravalanghe e reti ”non sono assolutamente sufficienti e a queste strutture andrebbero aggiunti altri presidi come per esempio trincee di contenimento e scavi lungo i canaloni dove, una volta realizzati andrebbe ricostituito il manto erboso, reti e altri due Ca.T.Ex. (cariche esplosive per il distacco artificiale delle valanghe), che metterebbero la località al riparo da seri rischi una volta per tutte”. ”L’unica iniziativa valida ancora in corso – sostiene Iannetti – è il monitoraggio quotidiano della Guida Alpina Maurizio Felici, della Commissione Neve e Valanghe del Comune di Pietracamela. Ma se chiudere Prati di Tivo d’inverno spesso è opportuno, pensare e realizzare una sua messa in sicurezza seria ed efficace è assolutamente necessario e si può fare”. La guida alpina, che conosce la zona a menadito avendo gestito, tra l’altro, per molti anni il rifugio Franchetti sul Gran Sasso e il rifugio delle Guide ai Prati di Tivo, fa anche un elenco dei siti interessati da eventuali valanghe: parte del Piazzale Carlo Amorocchi, la cabina di trasformazione dell’Enel, Il fabbricato della stazione di partenza della funivia ed il piazzale antistante, il fabbricato della vecchia stazione a valle della seggiovia e la Bottega del Parco. E ancora il Bar Prati di Tivo, dove sono ubicati il pronto soccorso, la scuola di sci, i bagni pubblici e la rimessa dei battipista, la seggiovia quadriposto del Calderotto, un tratto della Strada Provinciale n. 43, il Residence Prati di Tivo.
Gran Sasso: Prati di Tivo “resta sotto l’incubo delle valanghe”


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