Psichiatria: ipotesi nuovo nome per la schizofrenia

Un'ipotesi al vaglio: ribattezzare la schizofrenia, cambiarle il nome per cercare di abbattere i pregiudizi che la circondano

Lotta dura contro lo stigma, malattia nella malattia per le persone con problemi di Salute mentale. Con un’ipotesi al vaglio: ribattezzare la schizofrenia, cambiarle il nome per cercare di abbattere i pregiudizi che la circondano. E’ uno dei progetti di Bernardo Carpiniello, nuovo presidente della Società italiana di psichiatria (Sip) che annuncia oggi il cambio della guardia al vertice. Carpiniello, direttore della Clinica psichiatrica dell’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari e professore ordinario di Psichiatria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ateneo cagliaritano, succede a Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano. “In linea con il programma sin qui efficacemente attuato dal presidente uscente – afferma Carpiniello – le azioni programmatiche della nuova presidenza saranno orientate a proseguire e rafforzare l’intensa attività culturale, scientifica e di politica sanitaria sin qui svolta dalla Sip. Uno degli aspetti che si è assunta è la lotta contro lo stigma che affligge tuttora le persone affette da disturbi mentali e le loro famiglie. In quest’ambito la società intende proseguire e rafforzare il partenariato con gli Ordini professionali dei giornalisti, nella consapevolezza del ruolo fondamentale di media nella sensibilizzazione e nell’azione di contrasto a pregiudizi e disinformazione sui temi della Salute mentale”. “La nuova presidenza – aggiunge lo specialista – si è tra l’altro impegnata a promuovere e attuare una serie di indagini nazionali volte a conoscere le opinioni di operatori e consumatori sull’eventuale modifica, anche in Italia, della denominazione della schizofrenia, sulla base di esperienze già realizzate in diversi Paesi, che hanno dimostrato come al cambiamento del nome siano seguiti significativi miglioramenti, soprattutto per quanto riguarda l’accesso e la accettazione delle cure”. Fra gli altri progetti c’è una campagna nazionale sulla lotta alla depressione, sostenuta dalla Commissione Sanità del Senato che ha accettato la sollecitazione della Sip, e l’impegno in ogni sede per difendere e potenziare le politiche di tutela della Salute mentale: “L’obiettivo sarà ottenere che la spesa che in Italia viene destinata a questo settore, circa il 3,5% del budget sanitario nazionale, una della più basse fra le grandi nazioni continentali, venga allineata con la media Europea del 6%”. Un’altra battaglia che la nuova presidenza continuerà a portare avanti è frenare “il progressivo e drammatico impoverimento dei servizi di Salute mentale italiani”, denuncia la Sip. “Questi servizi essenziali – osserva infatti Carpiniello – affrontano un crescente carico di lavoro, dovuto all’aumento continuo dei tassi di incidenza e prevalenza dei disturbi mentali, sia comuni che gravi, con una forza lavoro che attualmente è circa la metà degli standard previsti nel nostro Paese”. La Sip proseguirà poi nel monitoraggio e nello studio delle “complesse problematiche derivanti dalla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari”, e delle “inevitabili difficoltà derivanti dalla creazione del nuovo sistema delle Rems che già sta dimostrando una serie di gravi criticità”, evidenzia la società. “In tal senso – precisa l’esperto – la presidenza Sip si propone di proseguire nell’azione di supporto tecnico-scientifico alla Magistratura ai fini del miglioramento dei percorsi di cura delle persone affette da disturbi mentali che si sono resi autori di reato, e al sistema legislativo ai fini di una revisione delle attuali norme e procedure sulla ‘pericolosità sociale’, ormai obsolete e inadeguate dopo la abolizione degli Opg”. Infine, la Sip ha in cantiere “il varo di un programma di sviluppo di nuove Linee guida sui principali aspetti dell’assistenza psichiatrica, alla luce del ruolo fondamentale che è stato attribuito in quest’ambito alle società scientifiche dalle nuove norme di legge sulla responsabilità professionale”.