Ambiente, ISPRA: uno studio rivela la singolare diffusione di uccello spatola nel Delta del Po

I ricercatori monitorano la presenza di esemplari di Spatola (Platalea leucorodia) nelle Valli di Comacchio dal 1989, quando le coppie erano solo due

Sono oltre duecento le coppie di questa curiosa specie di uccello, acquatico e coloniale, insediate stabilmente in cinque zone umide del basso ferrarese e della costa ravennate, ma il loro numero potrebbe aumentare. I ricercatori monitorano la presenza di esemplari di Spatola (Platalea leucorodia) nelle Valli di Comacchio dal 1989, quando le coppie erano solo due. La crescita è dovuta all’attrazione esercitata dalle dimensioni della colonia su individui che vivono al di fuori del sito: in altre parole, più l’insediamento è affollato e più risulta attraente per gli esemplari di Spatola che vivono in altre zone.

Lo rivela uno studio pubblicato sul Journal of Animal Ecology (Conspecific and not performance-based attraction on immigrants drives colony growth in a waterbird) condotto da un team di studiosi dell’Ispra e dell’Università di Pavia, in collaborazione con i ricercatori del Museo delle Scienze di Trento e dell’Istituto spagnolo Imedea. Nel corso di lunghi anni i ricercatori hanno analizzato i fattori di crescita dell’unica colonia regolare e stabile rilevata nell’ultimo ventennio in Italia. Oltre ai 500 esemplari del Delta del Po, unica area italiana dove la Spatola nidifica con regolarità, si stima una popolazione migratrice e svernante regolare di altri 5-600 soggetti distribuiti in 20-25 siti costieri di Veneto, Toscana, Sardegna, Sicilia e Puglia.

La ricerca ha analizzato la caratteristica della gregarietà, un fattore comportamentale che l’uomo condivide con molte altre specie animali. Il numero di coppie di Spatola nidificanti in uno stesso sito rappresenterebbe un indicatore di qualità ambientale, che rende una colonia grande più attraente di una piccola agli occhi di individui provenienti da altre aree.

Nel caso del Delta del Po l’aumento del numero di coppie nidificanti è avvenuto prevalentemente grazie all’arrivo di esemplari provenienti dall‘Europa dell’est. Minore invece la proporzione d’individui che, pur essendo “nativi” dell’area, vi sono rimasti per riprodursi una volta divenuti adulti.

I risultati dello studio hanno importanti ricadute per ottimizzare le azioni di gestione delle zone umide e la conservazione delle numerose specie di uccelli coloniali che le frequentano.