Neo-futurism e Neofuturismo

Opera di Renzo Piano (sede del quotidiano americano New York Times)

di Roberto Guerra – Dal duemila in Italia, come noto, certo ritorno del futurismo storico (ma non solo, anche nuovi futuristi contemporanei e in certo senso scientifici) con il vertice del centenario dello scorso 2009, per in sede critica quasi unanime una rilettura globale dell’avanguardia storica fondata da Marinetti come profonda anticipazione dell’odierna età informatica o mondocomputer e della società tecnologica contemporanea. Come accennato alcuni nuovi futuristi/futuribili italiani, o netfuturisti, tra letteratura, arte e scienza estrema sono andati oltre le celebrazioni diversamente filologiche o socioculturali rilanciando in forme ora liquide minimali programmatiche (al passo dei tempi) certo movimentismo d’avanguardia o sperimentale. Alcuni libri significativi: “Marinetti e il 2000” (in Divenire 3 Futurismo a cura di R. Campa) di chi scrive; “Pulsional Gender Art” (Avanguardia 21) e “Arte Ultima” (Avanguardia 21) di Vitaldo Conte anche performer e scrittore; “Manifesti Netfuturisti” di Antonio Saccoccio e altri (Avanguardia 21) e poi a cura di quest’ultimo e del sottoscritto “Marinetti 70 Sintesi della critica futurista” Armando editore/Avanguardia 21, (con vari contributi critici, oltre agli storici G. B. Guerri, E. Crispolti, G. Agnese, G. Di Genova ed altri, ancora Conte e lo stesso futurista transumanista Riccardo Campa); inoltre proprio quest’ultimo in ambito futuribile con “Trattato della filosofia futurista” (Avanguardia 21), “Mutare o Perire” (Sestante edizioni) e a sua cura alcuni libri collettanei futurologici con la Rivista Divenire (tra i numerosi interventi, anche Stefano Vaj, Sandro Battisti e Emmanuele Pilia. Non ultimo, in questa carrellata anche minima editoriale segnaliamo  appunto i libri di fantascienza del secondo (già Premio Urania 2014),  fondatore con altri del Connettivismo letterario e del terzo, architetto transumanista, a sua cura anche editoriale il collettaneo “Lezioni dalla fine del mondo” (D-Editore), oltre alla nuova musica elettronica (Stefano Balice ed altri) e rumorista futurista del gruppo MAV (Movimento Arte Vaporizzata) e ai cataloghi di Cosmopittura (Gepas) di Antonio Fiore Ufagrà.

Infine, rilevanti il Convegno Transvision 2010 di Milano a cura dei transumanisti italiani (AIT) e G. Prisco e quello di Roma (a cura di A. Saccoccio e G. Carpi) “Eredità e attualità del futurismo” 2013 in cui il neofuturismo italiano è stato ufficialmente codificato.

A questo punto una domanda: all’estero qualcosa di analogo?

In realtà, come ben evidenzia anche wikipedia inglese, già nel tardo XX secolo da certa svolta postmoderna una nuova corrente d’arte contemporanea proprio battezzata Neo-futurism si è segnalata e tutt’oggi attiva, visti i protagonisti essenzialmente architetti, ma non solo, e molto noti, gli stessi  Buckminster Fuller, Eero Saarinen, Kenzo Tange: ci sono anche alcuni italiani altrettanto notissimi come Renzo Piano, il pittore e scultore Marco Lodola. Ulteriormente figure italiane stesse nell’arte elettronica, video o computer/art quali Roberto Castelli, Roberto Carraro e Daco oltre proprio all’architettura transumanistica del già citato Pilia ed equipe pur non segnalate ci rientrano, criticamente e esteticamente parlando eccome.

Come poi ricapitolando, i “poeti” totali netfuturisti o futuristi contemporanei di cui prima.

Saranno i tempi liquidi, ma stranamente ci pare di avere evidenziato una discreta lacuna critico storica in questi anni dieci del duemila, vista la scarsa codificazione in sede critica degli esperti di tale corrente neofuturistica a quanto pare, riassumendo, concreta e operativa fin dal secolo scorso. Che poi, almeno secondo wikipedia, non figurino precisi riferimenti per il neo-futurism essenzialmente neoanglosassone (ma non solo) rispetto a- comunque- certa matrice futurista… per forza non solo di omonimia linguistica ma a ben vedere palesemente anche almeno poststorica (in ogni caso ci sovvengono eccome le teorie culturali o memetiche dei vari Jung, Bloom,  Delouze, R. Sussan), sarà il solito certo tatticismo pseudo-ideologico  ben noto e prevalente che già in Italia nel secondo novecento ha coinvolto molte espressioni di punta (lo stesso Fontana, Schifano e certa pop art italiana, la poesia totale o “elettronica” post Spatola e persino post Gruppo 63).

Ora abbiamo – seppure con codice minimo- colmato questa lacuna: al contrario, al di là dei medium privilegiati e differenti anche, alcune costanti precise tra il Neo-futurism internazionale e quello italiano : l’arte e la società dopo la rivoluzione elettronica e l’era dell’informatica e dell’AI; una ridefinizione dell’umano e delle città urbane dopo la ormai naturale simbiosi Uomo-Macchina-Robot-Tecnologia nel nuovo ambiente cibernetico, in senso ecologico scientifico e (post) umanistico. Per la cronaca, altre correnti parzialmente simili internazionali, ancora più o meno attuali, leggi ad esempio tra alti il cosiddetto Retrofuturismo andrebbero ottimizzati e ricombinati con il discorso globale.

Non ultimo, a quanto pare, nonostante anche nomi di spicco, soprattutto quelli esteri (in Italia nomi più di nicchia e sperimentali anche per le dinamiche specifiche e strettamente oltre-estetiche e non pragmatiche a differenza degli architetti, tranne ovviamente Piano ecc.) il New Futurism globale segnala finalmente controtendenze nel liquidismo stesso dominante generalista culturale artistico degli anni duemila. Verso nuove estetiche più solide e in certo senso come necessarie  mappe  dinamiche “scientifiche” al passo, visto certo stesso convenzionalismo o manierismo reificati nel Territorio solo labirintico… che attanaglia anche certo mercato o sistema dell’arte contemporanea, con il linguaggio forte e sempre in progress della scienza contemporanea e delle nuove tecnologie.