L’esperto: “Trasformare l’assalto dei turisti in risorsa”

"I centri città si spopolano di residenti e si riempiono di turisti. Il caso di Venezia è eclatante"

A cura di AdnKronos
LaPresse/Nicola Vaglia

Bisogna trasformare l’assalto dei turisti alle città italiane in una risorsa“. A dirlo, in un’intervista a Labitalia, Alberto Melgrati, amministratore delegato di Halldis, società italiana leader negli affitti temporanei e con più di 1.600 proprietà gestite in 25 località europee.
I centri città – avverte Melgrati – si spopolano di residenti e si riempiono di turisti. Il caso di Venezia è eclatante (da 120.000 a 52.000 residenti nel giro di 50 anni), ma lo stesso vale per Firenze, Roma e Milano. Quasi tutte le località montane e marittime, con l’eccezione di due sole zone in Italia, le valli dolomitiche trentine-altoatesine e il lago di Garda, sono alla ricerca di turismo alternativo per non andare in fallimento. Si stanno spopolando, con conseguente trasferimento delle infrastrutture di servizio (scuole, ospedali, ecc.) in centri limitrofi o nei fondovalle“.
Gli italiani – spiega l’ad di Halldis – sul cibo spezzano il capello in quattro, conoscono la differenza tra i secondi e i millesimi di cottura, risultato: il mondo intero fa la fila per mangiare italiano. A Venezia, invece, lasciamo che il 20% dei turisti sia di crociera e paghi alla città meno di 35 euro al giorno. Facendo il paragone, è come lasciare entrare uno sceicco arabo da Cracco e alla fine della cena fargli uno scontrino pari al prezzo di un caffè. Le città estere addirittura – esemplifica Melgrati – sono arrivate a coniare il termine di ‘venezianizzazione’ per indicare casi di città che, pur potendo prosperare e crescere di solo turismo, riescono a svendere totalmente questa risorsa“.
Esistono -ammette Melgrati- soluzioni virtuose: la città di Charleston, una delle più belle americane, nominata a patrimonio Unesco e come Venezia esposta alla crescita del flusso turistico, ha commissionato uno studio sui flussi turistici e si è concentrata sul target delle navi da crociera”. Un tipo di turismo che “ha impatti sull’ecosistema cittadino, pur contribuendo poco al mantenimento della città: i turisti di mega navi consumano sulle navi stesse, scendono in massa con blitz mirati e risalgono in schiere compatte“.
Il loro contributo economico positivo (ricavo) – chiarisce Melgrati – all’economia cittadina è minimo: -35% circa di un turista medio. Viceversa, il contributo negativo (costo) è molto elevato: impatti sull’ecosistema, sulla gestione dei flussi, sull’equilibrio dei beni culturali (dovuti a un modello di consumo massificato che si concentra sugli ‘highlights’)“. A Charleston “la decisione è stata quella di limitare al 2% della quota turistica complessiva annua il flusso di navi da crociera ed è in via di definizione l’estensione della city tax agli sbarchi delle grandi navi“, spiega Melgrati.
Si consideri – sottolinea l’ad di Halldis – che a Venezia, amministrazione che sta prendendo provvedimenti in materia, il segmento Cruise vale il 20% del flusso turistico complessivo e sbarca fino a 20.000 turisti al giorno nei periodi di picco“.
Il marketing -assicura Melgrati- è essenziale. Il consorzio austriaco di Serfaus Fiss e Ladis, nel Tirolo occidentale, ha istituito un presidio strategico per l’intera valle, definito un marchio e posto l’obiettivo di ripopolamento dell’area. La prima risorsa è stata identificata nel turismo. Il progetto ha operato su tre fronti. Innanzitutto – elenca Melgrati – la differenziazione dell’offerta, non concentrata sui soli impianti invernali di risalita, ma mirata a spingere tutte le forme di turismo slow: mountain bike, percorsi avventura, rete dei castelli della valle, potenziamento delle alte vie e altro“.
A Serfaus Fiss e Ladis vi è stata “poi, una strategia di marketing focalizzata sulle famiglie, che ha portato ad esempio alla costruzione di itinerari e passeggiate avventurose per ragazzi, ideate dal maggiore autore di letteratura d’infanzia austriaco, Thomas Brezina“, racconta Melgrati.
Infine, la strategia di valorizzazione del patrimonio immobiliare locale, finalizzata a professionalizzare l’accoglienza – spiega – e proporre soluzioni di accomodation alternative all’hotelerie per sostenere permanenze prolungate e rafforzare la saturazione nelle basse stagioni. Per effetto di tali azioni, in dieci anni il flusso demografico delle tre cittadine consorziate è raddoppiato e ha consentito di aprire nella cittadina di Fiss (a 1.400 metri di quota) la ‘Neue Mittelschule’ (Istituto tecnico professionale per ragazzi da 11 a 15 anni)“.
Per me -sottolinea Alberto Melgrati- è importante ridefinire il concetto di cittadino residente permanente nei centri città introducendo il termine ‘cittadino temporaneo’. Il concetto di cittadino residente permanente è destinato a perdere sempre più terreno a causa del trend irreversibile di aumento della flessibilità e mobilità individuale. Le città dovranno ridefinire il concetto di ‘appartenenza’ e ‘residenza’, chiamando anche i ‘temporary citizens’ a un determinato rispetto di diritti e doveri verso la città stessa“. Inoltre, “proprio in merito a Venezia, uno studio commissionato dall’Unesco – riferisce – ha rilevato che la cosiddetta ‘willingness to pay’ dei clienti ricorrenti della Laguna è ben più alta dell’attuale valore della tourist tax“.
Dividiamo ancora il mondo tra cittadini residenti, ovvero persone che vivono nello stesso posto per anni, e turisti, che ci stanno solo uno o due giorni. E, invece, oggi nei centri città la stragrande maggioranza degli occupanti non appartiene a nessuna delle due categorie. Ecco perché poi le statistiche vanno in tilt“, avverte Melgrati. “Il turismo – ribadisce – non è un nemico ma un’economia, un vettore fondamentale per sviluppare e contribuire alla crescita: fondamentale soprattutto nelle grandi città, che costituiscono un patrimonio di valore inestimabile“.
Il turismo, come ogni economia complessa, ha le sue leggi, le sue invarianti, le sue sofisticazioni, i suoi rapporti con il mondo più o meno virtuosi. Considerarlo in modo monolitico, senza studiarlo e conoscerlo in dettaglio, significa subirlo. Le nostre città non si stanno arricchendo con il turismo, come spesso si sostiene. Al contrario, questa nostra ignoranza tradotta in battaglia molto ‘culturale’ e poco specifica sta arricchendo chi il turismo lo conosce a fondo e lo usa, e troppo spesso non si tratta dei nostri stakeholder nazionali“, conclude Melgrati.