Il Sole scatena il brillamento più violento degli ultimi 11 anni: nube di particelle diretta verso la Terra, attese forti tempeste geomagnetiche

Il Sole ha generato nella giornata di ieri due potenti flare: l'espulsione di massa coronale potrebbe generare aurore spettacolari, ma anche danneggiare satelliti e sistemi energetici

Il Sole ha generato nella giornata di ieri due potenti flare, ed il secondo di questi è stato il più potente dell’ultima decade.

Alle 09:10 UTC un brillamento classe X – la classe più potente – è esploso da una grande macchia solare sulla nostra stella: il flare è stato il più forte dal 2015 (X2.2) ma è stato “offuscato” solo 3 ore dopo (alle 12:02 UTC) da un flare X9.3, secondo quanto reso noto dall’agenzia NOAA, dallo Space Weather Prediction Center del National Oceanic and Atmospheric Administration. L’ultimo flare X9 si è verificato nel 2006.

Secondo l’SWPC i flare hanno provocato blackout radio: le trasmissioni ad alta frequenza hanno subito “blackout, perdita di contatto per oltre un’ora nell’area della Terra illuminata dal Sole” (Europa, Africa e Oceano Atlantico), mentre si sono rilevate interruzioni nelle comunicazioni a bassa frequenza per circa un’ora.

I brillamenti solari (solar flare) si verificano quando il campo magnetico solare – che genera macchie solari sulla superficie della nostra stella – si contorce e si riconnette, emettendo energia verso l’esterno e surriscaldando la superficie solare. I flare di classe X possono causare tempeste di radiazioni sull’atmosfera della Terra e innescare blackout radio.

Durante i brillamenti importanti, il Sole può anche generare una nube di plasma, un’espulsione di massa coronale (CME), così come è avvenuto ieri.

La macchia solare responsabile del flare è la Regione Attiva AR2673, la più piccola tra due macchie gigantesche presenti sulla superficie del Sole, “grande quanto 7 Terre in ampiezza e 9 in altezza“, secondo quanto reso noto dall’astrofisico Karl Battams. La stessa Regione Attiva ha prodotto un flare di classe M il 3 settembre.

L’espulsione di massa coronale emessa potrebbe generare aurore spettacolari, ma anche danneggiare satelliti e sistemi energetici: la nube di plasma dovrebbe arrivare dopo 2-3 giorni dall’eruzione, sebbene i CME originati da flare energetici possono giungere sulla Terra anche prima.

Questo picco di attività potrebbe sembrare sorprendente se si considera che il Sole sta raggiungendo la fase di minimo, caratterizzato dai più bassi livelli di attività nel suo ciclo di 11 anni (l’attuale ciclo è iniziato nel dicembre 2008). “Ci stiamo avvicinando alla fase di minimo solare, ma la cosa interessante e si possono comunque verificare eventi, solo che non sono frequenti. L’attività è meno frequente, ma non meno potenzialmente forte,” ha spiegato Rob Steenburgh, space scientist SWPC.

Secondo gli esperti NOAA potrebbero verificarsi forti tempeste geomagnetiche G3 l’8 settembre, quando la nube di particelle cariche potrebbe raggiungere la Terra.

Un evento epico?

E’ sicuramente un evento storico, il più rilevante degli ultimi 10 anni. Nella lista dei flare più potenti registrati dal 1976, il brillamento X9.3 verificatosi ieri si classifica al 14° posto, assieme ad un evento verificatosi nel 1990.