Droni, app e sensori: l’agricoltura del futuro è smart & green

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La storia dell’agricoltura è storia di continua innovazione tecnologica. E la tecnologia serve per produrre meglio in meno tempo, con meno fatica, costi e rischi. Un tempo l’innovazione nei campi era rappresentata dal trattore, oggi ci sono i droni, ma anche i sensori e le app. Gli strumenti sono cambiati, ma gli obiettivi dell’innovazione restano. Quelle che cambiano, in maniera sempre più veloce, sono le competenze richieste. Ma come saranno gli agricoltori ed i tecnici agricoli del futuro? Quali strumenti potranno utilizzare e quale dovrà essere la loro preparazione? Queste domande sono state al centro dell’incontro “Smart & green: l’agricoltura del futuro” che si è svolto venerdì 1 giugno al Castello del Buonconsiglio di Trento, organizzato dalla Fondazione Edmund Mach.

Moderato dal presidente Andrea Segrè, l’evento ha visto intervenire gli esperti Cassiano Luminati, direttore del Polo Poschiavo, Daniel Zimmer, direttore del tema “Sustainable Land Use” di Climate Kic e Fabio Zottele, tecnologo della Fondazione Edmund Mach.

“Nel linguaggio comune – ha spiegato in apertura il presidente FEM Andrea Segrè – la parola ‘smart’ richiama subito il concetto di connessione. Noi però non dobbiamo fermarci alla fibra veloce e al 4G. È vero che un’agricoltura smart passa obbligatoriamente da una connessione, ma essa va intesa anche come collaborazione con le reti del territorio e con le esigenze dell’ambiente, con un approccio circolare e sostenibile”.

Fabio Zottele, tecnologo FEM, ha sottolineato che in Provincia di Trento il forte impulso all’uso dei droni è arrivato dal Tavolo della Filiera della Formazione Aeronautica della Provincia di Trento che raccoglie attorno a sé numerosi partner pubblici e privati, della ricerca e della formazione. “Grazie ad Italfly ed alla Fondazione Mach – ha detto Zottele – gli studenti hanno potuto imparare a pilotare il drone nel vigneto, misurare le caratteristiche, le potenzialità e le difficoltà di un territorio di produzione vitivinicola e trasformare una domanda scientifica di ricerca in un’opportunità professionale, in un lavoro”.

Cassiano Luminati, direttore del Polo Poschiavo, centro di competenza per la formazione continua e l’accompagnamento di progetti di sviluppo territoriale, ha illustrato la Valposchiavo, piccola regione di lingua italiana nel Cantone dei Grigioni (Svizzera) al confine con la Lombardia, la prima Smart Valley 100% Bio, in rete con il resto dell’Arco Alpino. Da questo approccio integrato, che ha preso spunto dai concetti della Smart City applicandoli per la prima volta su un territorio non urbano, sono nati numerosi progetti di sviluppo sostenibile legati alla valorizzazione del patrimonio naturalistico, storico, culturale, turistico ed economico.

Daniel Zimmer, direttore dell’ambito “Utilizzo sostenibile della terra” nella Climate-KIC, ha spiegato che in Europa si sta passando dal paradigma produttivista, che ha prevalso fino agli anni ’60 e che oggi non è più sostenibile, ad un modello nuovo. “Diversi trend indicano il percorso verso questo nuovo modello – ha spiegato-. Ad esempio la richiesta di biologico, il consumo di cibo locale visto come un modo per aiutare il reddito agricolo e per aumentare la fiducia dei consumatori di città nella qualità degli alimenti. L’applicazione dei principi di economia circolare dal campo alla forchetta, inoltre, è cruciale per ridurre lo spreco e aumentare l’efficienza delle risorse e dell’energia nella filiera alimentare”.

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