Pesca elettrica, frode olandese? ONG chiedono all’Ufficio Europeo Antifrode di aprire un’inchiesta

Oggi 23 ONG fanno un appello all'Ufficio Europeo per la lotta antifrode, perché svolga un’indagine su una sospetta frode nella pesca elettrica olandese

Oggi, 23 ONG e organizzazioni che rappresentano i pescatori di  Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi e Gran Bretagna hanno presentato una richiesta formale all’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode, conosciuto come OLAF,[1] perché conduca un’indagine su una sospetta frode nella pesca elettrica olandese.

ONG e organizzazioni sostengono che “esistono prove che le imbarcazioni da pesca elettrica olandesi e gli istituti di ricerca abbiano ricevuto ingenti aiuti pubblici non dovuti. Da segnalare inoltre il mancato rispetto da parte del governo olandese dei requisiti sulla trasparenza dell’UE relativi alla pubblicazione dei contributi forniti al settore della pesca.

Tre presupposti su cui si basa la richiesta delle ONG:

  • La pesca elettrica è cresciuta in maniera massiccia con il pretesto di “ricerche scientifiche” mai condotte
  • I regolamenti dell’UE in conformità dei quali sono distribuiti i contributi prevedono esplicitamente che la concessione di denaro pubblico non debba portare a un aumento dello sforzo di pesca, cosa che invece succede con la pesca elettrica
  • I regolamenti UE prevedono che se durante le ricerche vengono condotte attività di pesca commerciale, gli importi generati dalle catture devono essere restituito alle autorità pubbliche per evitare che la ricerca scientifica venga usata per generare indebiti profitti.

La pesca elettrica è ampiamente contrastata dai pescatori costieri del Mare del Nord perché l’estrema efficacia dell’elettricità nella cattura del pesce sta portando a un rapido depauperamento degli ecosistemi marini e al fallimento delle attività di pesca tradizionali. L’intervento fazioso dell’amministrazione olandese per facilitare concessioni illegali a un segmento specifico del settore della pesca, con conseguenze disastrose altre sulle comunità di pescatori, richiede un’indagine rapida e approfondita da parte dell’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode così come gli aiuti destinati ad attività scientifiche mai realizzate.

Il caso consiste di diversi livelli di comportamenti fraudolenti con conseguenze sostanziali sul bilancio UE. I contribuenti dell’UE non devono in nessun caso contribuire alla distruzione degli oceani e dei posti di lavoro.

Una decisione iniziale discutibile presa nel 2006

La pesca elettrica è stata bandita in Europa nel 1998 insieme con altri metodi di pesca distruttivi come la pesca con esplosivi o il veleno, ed è stata autorizzata unicamente a seguito di una proposta arbitraria della Commissione Europea che prevedeva un’eccezione per l’uso della corrente elettrica nell’ambito di un regime derogatorio.  Questa decisione è stata presa contro l’esplicito parere  scientifico presentato alla Commissione. A partire da questa discutibile decisione, che è andata unicamente a vantaggio della flotta olandese di pescherecci a traino con le sfogliare che era all’epoca quasi sull’orlo del fallimento, la pesca elettrica è cresciuta fino a diventare un’importante attività commerciale in Olanda, superando di molto quanto previsto dal quadro normativo.

Ricerche scientifiche mai condotte

All’inizio del 2007, l’Olanda ha ottenuto 22 licenze per condurre attività di pesca elettrica, cosa che era già di per sé una violazione della soglia legale che prevedeva un tetto pari al 5% di licenze per la flotta nazionale di pescherecci a strascico con sfogliare. Nel 2010 e nel 2014 l’Olanda ha ottenuto altre 62 deroghe motivate dalla necessità di “condurre ricerche scientifiche”  in un caso e “progetti pilota scientifici” nell’altro. Ma dopo le recenti rivelazioni di un giornalista investigativo olandese, sia l’industria olandese sia le autorità hanno ammesso pubblicamente che non è stata condotta alcuna ricerca e che la scienza era una semplice scusa per consentire la pesca commerciala.

Si configura quindi una frode sulla quale le ONG hanno chiesto all’OLAF indagare rapidamente considerato che vi sono dei negoziati in corso che dovranno decidere il destino della pesca elettrica nell’UE.

Aiuti concessi in violazione dei regolamenti UE

E non è tutto. I regolamenti UE che stabiliscono il quadro per i trasferimenti finanziari di fondi pubblici al settore della pesca UE impongono che “le operazioni che potenziano la capacità di pesca di un’imbarcazione o le attrezzature che migliorano la capacità di un’imbarcazione di trovare il pesce” e le operazioni che “aumentano gli sforzi in materia di pesca” non debbano essere finanziate. Ciò detto, è conoscenza comune e diffusa che la pesca elettrica è un metodo più efficiente nella cattura di specie bersaglio.[2] In conseguenza di ciò, attività la pesca elettrica olandese non era chiaramente idonea a ricevere fondi strutturali europei.

L’ammontare di questi contributi che dovranno restituire i cittadini UE non può ancora essere stabilito con certezza a causa della violazione degli obblighi della trasparenza  da parte del governo olandese. Tutti i sussidi UE sono erogati attraverso le amministrazioni nazionali e sia l’industria olandese della pesca sia l’amministrazione dovrebbero conoscere la normativa in vigore. In particolare, la Commissione Europea dichiara che “le autorità nazionali devono assicurare la corretta applicazione  [dei Regolamenti]” e di conseguenza sono colpevoli di elusione scorretta delle regole UE contro l’interesse generale e di discriminazione nei confronti delle altri parti in causa, in particolare i piccoli pescatori costieri.

Gli aiuti ricevuti vanno restituiti

Il Regolamento UE è chiaro[3] e recita: “I progetti pilota non devono essere di natura direttamente commerciale. Qualunque profitto generato durante la realizzazione di un progetto pilota deve essere detratto dall’aiuto pubblico concesso per la suddetta operazione “. Così, a scandalo potrebbe aggiungersi altro scandalo se l’indagine dell’OLAF confermasse, come sospettano le ONG, che  i pescherecci a strascico olandesi dediti alla la pesca elettrica, che hanno ottenuto aiuti pubblici con il pretesto delle ricerche scientifiche, non hanno restituito il corrispettivo del valore delle catture effettuate durante i cosiddetti “trial scientifici” finanziati in virtù dello schema degli aiuti.

Non ci si può arricchire in modo fraudolento sfruttando i soldi dei contribuenti.

Sulla base di questo ulteriore scandalo, le 25 organizzazioni firmatarie si rivolgono ai decisori UE affinché seguano la posizione del Parlamento UE senza ulteriori indugi e adottino una messa al bando definitiva di una pesca ecologicamente e socialmente distruttiva.

[1] L’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode è conosciuto con l’acronimo di OLAF, dal francese “Office européen de lutte antifraude”.

[2] “La maggiore efficienza in termini di catture della pesca elettrica delle sogliole implica che la quota di sogliole prevista può essere pescata in un tempo molto più breve rispetto a quello necessario con i pescherecci a strascico tradizionali “. ICES (2018) Rapporto del Gruppo di Lavoro sulla Pesca a Strascico Elettrica (WGELECTRA). IJmuiden, Olanda, 17-19 Aprile 2018. Disponibile su: http://ices.dk/sites/pub/Publication%20Reports/Expert%20Group%20Report/EOSG/2018/WGELECTRA/WGELECTRA%20Report%202018.pdf. 

[3] Vedi articolo 19 del regolamento No 498/2007 sull’applicazione del Regolamento No 1198/2006.”

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Claire Nouvian, Chair and Founder of BLOOM
Charles Clover, Executive Director of the Blue Marine Foundation
Ger de Ruiter, Director of C-LIFE
Alasdair Harris, Executive Director of Blue Ventures
Nils Höglund, Fisheries Policy Officer of the Coalition Clean Baltic
Howard Wood OBE, Chairman and Co-Founder of Community of Arran Seabed Trust (COAST)
 Valérie Cabanes, Spokesperson of End Ecocide on Earth
Stéphane Pinto, Representative of gillnetters of the “Hauts de France”
James White, Fishermen United
Wolfgang Albrecht, First Chairman of the ‘Fischereischutzverband Schleswig-Holstein’
Andries Visser, Representative of IJmuiden coastal fishers
Pádraic Fogerty, Campaign officer of the Irish Wildlife Trust
Daryl Godbold, Leigh and Southend fishermen
Jeremy Percy, Director of the Low Impact Fishers of Europe (LIFE) platform
Paul Lines, Lowestoft Fish Market Alliance
Andrew Craig, Mersea Island Fishermen
Marie Toussaint, Chair of Notre affaire à tous
Nick Underdown, Spokesperson of Open Seas
Ken Kawahara, Spokesperson of the Plateforme de la Petite Pêche Artisanale
Tom Brown, Thanet fishermen / Queenbourgh fishermen 
Charles Millar, Executive Director of the Sustainable Inshore Fisheries Trust (SIFT)
ValeskaDiemel, Germany Director of The Black Fish, Mersey Island Fisherman,