Tecnologia, nuovi ibridi tra piante e macchine: i segreti delle nanoparticelle

Uno scenario apparentemente fantascientifico ma sorprendentemente reale è il mondo delle nanoparticelle e le loro applicazioni botaniche

Forse il cambiamento non arriverà in maniera repentina ma la strada che stiamo percorrendo sicuramente porterà a dei notevoli cambiamenti nel nostro futuro. E questo il caso dei nanomateriali, particelle artificiali microscopiche che posso avere qualsiasi funzione.

Oggi questo “nano-mondo” che si è affacciato alla botanica è stato in grado di ottenere le prime piante potenziate dai nanomateriali, per metà vegetali e per metà macchine.

I ricercatori dell’Università di Melbourne hanno utilizzato le minuscole particelle costituite da metalli e materiali organici per trasformare dei fiori in sensori, per rilevare inquinanti ma anche rendere le coltivazioni più resistenti, in modo da adattarle a crescere nello spazio o su una colonia marziana. Lo studio sarà presentato alla conferenza nazionale della Società di Chimica Americana.

Il segreto nei materiali utilizzati, chiamati MOFs, che formano delle strutture molto porose simili alle spugne, che possono avere moltissime applicazioni: dallo stoccaggio di idrogeno per carburante all’assorbimento dei gas serra, fino al rilascio di farmaci nel corpo.
Per permettere alle nanoparticelle di essere assorbite dalle radici, i ricercatori le hanno scomposte nei loro precursori, che vengono poi assemblati dalla pianta stessa: in questo modo hanno ottenuto fiori di loto in grado di rilevare la presenza di acetone nell’acqua.

I ricercatori sono pure riusciti a sfruttare i MOFs come rivestimento per le piante: questi nanomateriali, infatti, le aiutano a convertire i dannosi raggi ultravioletti (UV) in energia utilizzabile per la fotosintesi.
“In vista della possibilità di coltivare piante nello spazio o su Marte, dove vengono bombardate dai raggi UV, una capacità come questa potrebbe essere estremamente utile”, afferma Joseph Richardson, uno degli autori dello studio. “Specialmente perché man mano che ci si allontana dal Sole diventa più difficile catturare tutta la luce che serve per la fotosintesi“.