Eliminare la dipendenza da oppioidi, una vera e propria epidemia negli Usa con milioni di ‘consumatori‘, impiantando chirurgicamente degli elettrodi nel cervello come avviene già per altre patologie e frenare così una condizione psicopatologica caratterizzata dall’uso compulsivo di oppiacei. E’ l’obiettivo dell’intervento di stimolazione cerebrale profonda (già utilizzata ad esempio per l’epilessia) che i chirurghi della West Virginia University hanno eseguito per la prima volta in Usa su un 33enne, Gerod Buckhalter. Obiettivo: provare a frenare la dipendenza usando un pacemaker che agendo sul cervello lo costringe a produrre piccole quantità di dopamina che possono interferire sul circuito della ricompensa innescato dalla dipendenza e alleviarne i sintomi sul paziente prima che questo senta la necessità di assumere oppioidi.
Questo tipo di procedura è già stata tentata in Olanda e in Cina – riporta il ‘Daily Mail’ – per ora il paziente si sta riprendendo bene anche se il dispositivo ancora non è stato accesso. Nel corso dell’ultimo decennio, Gerod Buckhalter ha avuto diverse overdosi a causa della sua dipendenza da oppioidi e da benzodiazepine. Ha provato diversi metodi di cura che però non hanno sortito alcun effetto.
“La dipendenza è una malattia del cervello che coinvolge i centri di ricompensa – ha spiegato Ali Rezai, il chirurgo che ha guidato l’équipe – dobbiamo esplorare nuove tecnologie, come l’uso della stimolazione cerebrale profonda, per aiutare chi è gravemente colpito dalla dipendenza dall’uso di oppiacei“.
Impiantato il primo “pacemaker” cerebrale in 33enne dipendente da oppioidi
La dipendenza da oppioidi è una vera e propria epidemia negli Stati Uniti


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