Da tempo ormai i locali di tutt’Italia stanno facendo i conti con l’emergenza coronavirus: bar e ristoranti la sera non possono restare aperti al pubblico, ma sono consentiti solo asporto e consegna a domicilio. Per questo motivo i proprietari dei locali hanno deciso di dare vita ad un flash mob. “Perchè a pranzo sì e a cena no?”, questo lo slogan lanciato dagli imprenditori: venerdì dalle ore 20 alle ore 22 oltre 40 mila aziende italiane simuleranno un’apertura serale con luci e musica accesa, la sala allestita e titolari e dipendenti e clienti presenti a pranzo, che si siederanno allo stesso tavolo, rispettando il distanziamento senza somministrazione, per dimostrare che il virus non ha orario e che se si può pranzare, rispettando tutti i protocolli, si può anche cenare. ”Perché un locale ‘sicuro’ alle 12 smette di esserlo alle 18? Se l’indice di contagio Rt è basso, se la regione è in zona gialla e le attività commerciali sono aperte, perché i ristoranti non possono lavorare a cena o nei fine settimana, non possono svolgere la loro attività in sicurezza, come accade per un negozio o un ufficio?”, ha dichiarato Pasquale Naccari, portavoce del collettivo Tni – Tutela Nazionale Imprese e presidente di Ristoratori Toscana, che ha rivolto i quesiti ai Prefetti delle regioni in zona gialla. ”Il Governo deve continuare a sostenerci, come ha fatto a novembre e dicembre, mesi per i quali ci stanno arrivando i ristori che sono briciole, sia chiaro, ma ci stanno permettendo di sopravvivere anche se a fatica. Tolleranza zero nel caso, invece, venisse deciso di abolire la possibilità di vendita d’asporto”, ha aggiunto Naccari.
#nonspengopiulamiainsegna e #ioapro: la protesta pacifica di una categoria allo stremo, appuntamento il 15 gennaio
Domani, giovedì 14 gennaio, in tutte le città italiane che hanno aderito, i rappresentanti saranno ricevuti dai prefetti. Con l’hashtag #ioaprosoloinsicurezza, venerdì gli imprenditori accenderanno luci e musica e apriranno le porte dei propri locali simulando una cena alla quale partecipano titolari e dipendenti del locale che non sono in cassa integrazione. Tutto questo per una protesta forte, significativa, ma responsabile, nel pieno rispetto della salute pubblica. ”Comprendiamo i motivi che stanno dietro ad altre iniziative, ma ci teniamo a fare un appello a tutti i ristoratori d’Italia. Dobbiamo stare uniti, ma aprire a oltranza non porta da nessuna parte. Noi siamo imprenditori seri e responsabili: rispettiamo le regole, anche stavolta, come abbiamo sempre fatto. Gesti estremi ci espongono solo a strumentalizzazioni. Chi entra in un ristorante deve avere la certezza di entrare in un luogo sicuro, dove non si violano le leggi”, ha affermato ancora Naccari. ”Ci stanno uccidendo, i ristoratori sono in ginocchio, tanti nostri dipendenti sono in attesa della cassa integrazione e il decreto ristori è solo una mancetta. Siamo tutti vittime di scelte insensate: il virus non ha orari, arriva quando vuole arrivare. In Germania, Giappone e altri Paesi hanno messo a disposizione centinaia e centinaia di miliardi sotto forma di aiuti mentre il Governo italiano ‘va alla guerra con cavalli a dondolo e pistole a schizzo’. Sono molto deluso da questa situazione”, ha affermato Gianfranco Vissani, presidente onorario RistoItalia e membro onorario di Tutela Nazionale Imprese. ”Ci troviamo in zona arancione, ma vogliamo anche noi partecipare all’azione dimostrativa per ribadire che i nostri locali sono sicuri – aggiunge Andrea Penzo Aiello, presidente di Veneto Imprese Unite -. Venerdì sera tutti i ristoranti veneti, insieme a quelli di tutta Italia, accenderanno musica e luci, apparecchieranno i tavoli e faranno sedere i propri dipendenti. Questo per dire che sono molto più sicuri i nostri spazi rispetto alle case, dove si continuano a ospitare incontri e cene senza rispettare assolutamente le regole”.



