“Ora che l’Etna sembra essersi presa un po’ di riposo e le fontane di lava hanno smesso di illuminare “la montagna” e le notti catanesi, possiamo fare il punto anche sul tipo di magma che ha alimentato questi 4 parossismi di febbraio“. Si legge, nella notte, sulla pagina facebook ufficiale dell’INGV sui vulcani.
“I dati ottenuti nei laboratori dell’INGV-OE, attraverso l’analisi dei vetri dei prodotti eruttati dai parossismi del 16, 18 e 19 febbraio, indicano che il magma coinvolto è sempre dello stesso tipo. Inoltre, essi suggeriscono che il magma è uno dei più “primitivi” fra quelli emessi nel corso delle eruzioni del Cratere di SE negli ultimi 20 anni. “Primitivo” è un termine generale usato dai vulcanologi per riferirsi a quei magmi la cui composizione è poco cambiata rispetto a quella del mantello (terrestre) dove si sono formati. Nel quadro di magmi che all’Etna negli ultimi decenni sono stabilmente di tipo basaltico, ciò sta a significare che il sistema di alimentazione più superficiale del vulcano è attualmente permeato e raggiunto da magmi provenienti da maggiori profondità ancora ben ricchi dei gas originari e dunque (più) capaci di originare e sostenere quelle meravigliose fontane di lava che ormai tutto il mondo ha visto“.
“L’INGV-OE sta conducendo ulteriori rilievi di terreno per identificare e campionare il materiale eruttato durante la fontana dell’ultima notte, ma è probabile che la composizione del magma sia ancora quella registrata nei giorni precedenti, lasciandoci quindi pensare che “la muntagna” continui ad essere ben alimentata da serbatoi più profondi“.
















































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