Terremoto: 24 agosto 2016 – 24 gennaio 2017, 5 mesi di sequenza sismica in Italia centrale [MAPPE e GALLERY]

24 agosto 2016, 26 ottobre, 30 ottobre, 18 gennaio 2017: ripercorriamo cinque mesi di sequenza sismica in Italia centrale con dati geologici e foto, una cronologia per riepilogare questo difficile periodo

Si compiono oggi, 24 gennaio 2017, cinque mesi dall’inizio della sequenza sismica nell’Italia centrale. Ricostruiamo brevemente questo difficile periodo per le popolazioni del settore appenninico di Lazio, Umbria e Marche, le caratteristiche geologiche e gli eventi più importanti della sequenza. Nella gallery, le mappe e le foto più emblematiche di questo periodo.

La scossa del 24 agosto devasta Amatrice e i comuni della Valle del Tronto

Alle ore 3:36 del 24 agosto 2016, nel cuore della notte, un terremoto di magnitudo momento 6.0 scuoteva il Centro Italia, con epicentro in provincia di Rieti (vicino Accumoli). Le province più colpite furono quelle di Perugia, Ascoli Piceno, L’Aquila e Teramo.

terremoto amatrice 24 agosto 2016 (5)I comuni più vicini all’epicentro furono Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto. Questi centri vennero gravemente danneggiati dal terremoto, con crolli diffusi. Sotto le macerie rimasero 299 vittime, i cui corpi vennero recuperati nei giorni a seguire grazie all’enorme lavoro di Vigili del Fuoco e volontari della Protezione Civile accorsi da tutta l’Italia. Dalle macerie vennero estratte vive oltre duecento persone.

Il terremoto venne avvertito nettamente in tutta l’Italia centrale, dove furono in moltissimi a svegliarsi nel cuore della notte, da Roma a Firenze, da Perugia a Pescara. Secondo i dati raccolti dall’INGV con il questionario Hai Sentito il Terremoto, il sisma venne nettamente avvertito anche nel Nord e nel Sud, da Verona a Napoli.

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I terremoti storici nell’area di Amatrice

Dal punto di vista geologico, l’evento principale del 24 agosto era stato causato dallo scorrimento di una faglia distensiva (o faglia normale) orientata in direzione NNO-SSE ed inclinata verso Sud Ovest con una pendenza di circa 50°. La lunghezza della faglia attivatasi con questo terremoto era di 20-25 km. La sismicità storica dell’area, ben nota da tempo grazie al lavoro di geologia storica pubblicato nel database CPTI15, mostrava come proprio nella stessa zona fossero avvenuti terremoti disastrosi nel 1600 e nel 1700. I comuni colpiti si trovavano in zona sismica 1.

A un mese dal 24 agosto si contavano già 11.500 repliche

Un mese dopo l’inizio della sequenza dell’Italia centrale, il 24 settembre del 2016, la Rete Sismica Nazionale dell’INGV aveva localizzato complessivamente circa 11.500 repliche, in un’area estesa per circa 40 chilometri in direzione NNO-SSE lungo la catena appenninica. Fra questi quasi dodicimila terremoti ben 200 erano stati quelli di magnitudo compresa tra 3 e 4, 14 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5 e uno di magnitudo maggiore di 5, oltre a quello principale di magnitudo 6 del 24 agosto.

Il 26 ottobre due forti scosse al confine fra Marche e Umbria

Il 26 ottobre 2016, a poco più di due mesi dal primo evento, il terremoto nel centro Italia tornava ad essere prima notizia su tutti i notiziari nazionali: due forti scosse venivano registrate tra le province di Macerata, Perugia e Ascoli Piceno. La prima alle 19.10, con una con magnitudo Richter ML 5.4, la seconda alle 21.18, con ML 5.9. Stavolta gli epicentri dei terremoti si posizionavano più a nord rispetto l’area di Amatrice.

Le due scosse del 26 ottobre vennero avvertite distintamente in tutto il Centro Italia, da Roma a Firenze, creando moltissima apprensione nelle città appenniniche, da L’Aquila a Rieti passando per Teramo e Pescara.

Il 30 ottobre 2016, alle 7.40 di mattina, il sisma più forte dal 1980: magnitudo 6.5

Domenica 30 ottobre del 2016, a soli quattro giorni dai due eventi del 26, l’Italia centrale si svegliava alle 7.40 per un  nuovo fortissimo terremoto.

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Il risentimento sismico del terremoto del 30 ottobre 2016: avvertito in quasi tutta l’Italia

Avvertito nitidamente da Napoli a Firenze, in modo molto forte anche a Roma, il nuovo terremoto causava gravi danni nell’area di Norcia ed aggravava la situazione dei centri già duramente colpiti dal sisma di agosto.

Il nuovo sisma aveva una magnitudo momento 6.5: si trattava dell’evento sismico più forte da quello dell’Irpinia del 1980.

L’epicentro venne localizzato nella zona al confine tra Marche e Umbria, tra le province di Macerata, Perugia e Ascoli Piceno, a 7 km da Castelsantangelo Sul Nera, 5 km da Norcia e 17 km da Arquata del Tronto. L’ipocentro a 9 km di profondità.

Non vi furono vittime, per fortuna, perché la gran parte degli abitanti dell’area colpita avevano già lasciato le proprie case in seguito alle scosse del 26 ottobre, quattro giorni prima, di magnitudo 5.4 e 5.9.

LaPresse/Roberto Settonce
LaPresse/Roberto Settonce

Simbolo del nuovo sisma diventava la cattedrale di Norcia, la cui parte centrale crollava rovinosamente. Rimaneva però intatta la facciata, simboleggiando così la possibilità di una rinascita che – si spera – arriverà a breve.

Altro triste simbolo di questa nuova calamità, il bellissimo borgo di Castelluccio di Norcia, uno dei più belli d’Italia, arroccato in splendida posizione nella piana carsica ai piedi del Monte vettore, subiva pesanti devastazioni. 

Il sisma del 30 ottobre ebbe importanti effetti anche sul territorio. Una grossa frana si staccava lungo il fiume Nera, causando la deviazione del corso d’acqua.

I geologi notavano inoltre un aumento della sua portata, non legato alle precipitazioni. Nella zona di Norcia ricompariva il torrente Torbidone, un corso d’acqua le cui sorgenti erano scomparse in seguito al sisma del 1979, con conseguente scomparsa del fiume. Nei Piani di Castelluccio si apriva invece un sink-hole profondo circa 6 metri. Un fenomeno tipico delle aree appenniniche, accelerato però dall’evento sismico.

Il "Rigetto" della faglia che affiora in superfice di oltre un metro per lo sprofondamento del suolo
Il “Rigetto” della faglia che affiora in superficie di oltre un metro per lo sprofondamento del suolo

I geologi osservarono poi importanti effetti sul terreno. Ad esempio lo spettacolare slittamento della faglia del Vettore, con l’impressionante dislocazione lungo il piano di faglia in roccia: una banda bianca che mostra l’area di roccia precedentemente sotterrata e poi venuta alla luce in seguito al sisma.

Inoltre venivano osservati vulcanelli di fango nelle Marche, dovuti al fenomeno della liquefazione del suolo.

Il terremoto ebbe un risentimento sismico importante anche in altre aree del Centro Italia. Pur non causando danni materiali, creava forte apprensione nelle popolazioni dell’Appennino. Anche a Roma la scossa causò forte apprensione – venne raggiunto il V grado MCS di intensità – qualche danno alle chiese del centro, e la caduta di un ascensore in zona Marconi. Il video di una piscina al Nuovo Salario che oscillava dopo il sisma fece il giro del mondo. Le scuole rimasero chiuse per un giorno per controlli sugli edifici scolastici.

Secondo l’INGV, il nuovo terremoto faceva parte della sequenza sismica dell’Italia centrale iniziata il 24 agosto, anche se stavolta veniva attivato un settore più settentrionale.  La faglia mobilizzata in questo nuovo evento sismico era stata studiata nel 2003 in un importante studio di paleo-sismicità, come abbiamo riportato in questo articolo.

I terremoti del 18 gennaio 2017: 3 eventi sismici nell’arco di un’ora

Il 18 gennaio 2017 è un’altra delle tante date che resteranno scolpite purtroppo nella memoria di molti, nel Centro Italia. Ennesimo episodio di una lunghissima sequenza sismica che verrà ricordata sui libri di storia e che continuerà ad essere studiata per decenni.

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I terremoti del 18 gennaio 2017 (in arancione nella mappa dell’INGV), si ubicavano nell’estremità meridionale della grande area attivatasi a partire dal 24 agosto 2016 (in blu)

Quattro terremoti, tutti con magnitudo superiore a 5.0, scossero nuovamente l’Appennino centrale. La prima scossa alle 10.25, magnitudo momento Mw 5.1, la seconda alle 11.14, magnitudo momento 5.5, la terza soltanto dieci minuti dopo, magnitudo momento 5.4, ed infine una di magnitudo Mw 5.0 alle 14.33. Le prime tre avvennero nell’arco di una sola ora, gettando nuovamente nel panico il Centro Italia. tanti gli edifici evacuati da Rieti a L’Aquila, mentre a Roma veniva evacuata la metropolitana e molte scuole.

Queste nuove scosse, fortissime, con ipocentro ubicato fra 9 e 10 km di profondità, avevano epicentro in una zona posta all’estremità meridionale dell’enorme area colpita in precedenza. Gli epicentri si situavano tutti nella provincia dell’Aquila tra Montereale, Pizzoli,  Capitignano, Campotosto, Cagnano Amiterno. Ci fu una vittima, un uomo di 83 anni sepolto dal crollo di una stalla.

La neve aggrava la situazione in Abruzzo: comuni isolati e poi il disastro dell’Hotel Rigopiano

LaPresse/Soccorso Alpino
LaPresse/Soccorso Alpino

Ad aggravare fortemente le conseguenze di questi nuovi terremoti fu il maltempo: l’Abruzzo si trovava da giorni in una situazione di emergenza a causa delle nevicate eccezionali che avevano colpito la regione nei giorni precedenti.

Le nevicate avevano bloccato tutte le strade, ed un esteso black out lasciava senza luce migliaia di persone. Il 19 gennaio poi, ad un giorno dal disastro, arrivava la notizia della catastrofe dell’Hotel Rigopiano: un albergo situato nella frazione di Farindola, vicino il Gran Sasso (Abruzzo), era stato sepolto da una valanga di neve caduta forse a seguito del sisma. In questi giorni ancora si scava per recuperare le persone che si trovavano al suo interno. Alle 10 di oggi, 24 gennaio, il bilancio provvisorio è di 14 morti.

24 gennaio 2017: superate le 49.000 scosse dal primo evento del 24 agosto

Proprio ieri, alle 11 di mattina del 23 gennaio 2017, l’INGV ha comunicato che il numero di eventi della sequenza sismica in Italia Centrale ha superato i 49.000 dal 24 agosto 2016. Negli ultimi giorni sono state registrate centinaia di scosse, soprattutto nell’area attivatasi il 18 gennaio, in provincia de L’Aquila.

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