Terremoto, un mese fa l’Italia centrale si svegliava alle 7.40 per il sisma più forte dal 1980 [GALLERY]

Un mese dopo il terremoto del 30 ottobre 2016, il più forte degli ultimi 36 anni in Italia, una panoramica sugli effetti del sisma ed una sintesi su quanto è avvenuto

Esattamente un mese fa, il 30 ottobre del 2016, l’Italia centrale si svegliava alle 7.40 per un fortissimo terremoto. Avvertito nitidamente da Napoli a Firenze, il nuovo terremoto causava gravi danni nell’area di Norcia ed aggravava la situazione dei centri già duramente colpiti dal sisma di agosto. La magnitudo momento del nuovo sisma era di 6.5: si trattava dell’evento sismico più forte da quello dell’Irpinia del 1980. L’epicentro venne localizzato nella zona al confine tra Marche e Umbria, tra le province di Macerata, Perugia e Ascoli Piceno, a 7 km da Castelsantangelo Sul Nera, 5 km da Norcia e 17 km da Arquata del Tronto. L’ipocentro a 9 km di profondità.

Non vi furono vittime, per fortuna, perché la gran parte degli abitanti dell’area colpita avevano già lasciato le proprie case in seguito alle scosse del 26 ottobre, quattro giorni prima, di magnitudo 5.4 e 5.9.

Mario Sabatini - LaPresse
Mario Sabatini – LaPresse

Simbolo del nuovo sisma diventava la cattedrale di Norcia, la cui parte centrale crollava rovinosamente. Rimaneva però intatta la facciata, simboleggiando così la possibilità di una rinascita che – si spera – arriverà a breve.

Altro triste simbolo di questa nuova calamità, il bellissimo borgo di Castelluccio di Norcia, uno dei più belli d’Italia, arroccato in splendida posizione nella piana carsica ai piedi del Monte vettore, subiva pesanti devastazioni.

Il sisma del 30 ottobre ha avuto importanti effetti anche sul territorio. Una grossa frana si staccava lungo il fiume Nera, causando la deviazione del corso d’acqua. I geologi notavano inoltre un aumento della sua portata, non legato alle precipitazioni. Nella zona di Norcia ricompariva invece il torrente Torbidone, un corso d’acqua le cui sorgenti erano scomparse in seguito al sisma del 1979, con conseguente scomparsa del fiume. Nei Piani di Castelluccio si apriva invece un sink-hole profondo circa 6 metri. Un fenomeno tipico delle aree appenniniche, accelerato però dall’evento sismico.

fiume nera esondazione 01I geologi hanno osservato poi sul terreno importanti effetti. Ad esempio lo spettacolare slittamento della faglia del Vettore, con l’impressionante dislocazione lungo il piano di faglia in roccia: una banda bianca che mostra l’area di roccia precedentemente sotterrata e poi venuta alla luce in seguito al sisma.

Inoltre venivano osservati vulcanelli di fango nelle Marche, dovuti al fenomeno della liquefazione del suolo.

Il terremoto ebbe un risentimento sismico importante anche in altre aree del Centro Italia. Pur non causando danni materiali, creava forte apprensione nelle popolazioni dell’Appennino. Anche a Roma la scossa causò forte apprensione – venne raggiunto il V grado MCS di intensità – qualche danno alle chiese del centro, e la caduta di un ascensore in zona Marconi. Il video di una piscina al Nuovo Salario che oscillava dopo il sisma fece il giro del mondo. Le scuole rimasero chiuse per un giorno per controlli sugli edifici scolastici.

Secondo l’INGV, il nuovo terremoto faceva parte della sequenza sismica dell’Italia centrale iniziata il 24 agosto, anche se stavolta veniva attivato un settore più settentrionale. A questo link il rapporto di sintesi dell’INGV sulla sequenza sismica (ancora in atto) nell’Italia centrale. La faglia mobilizzata in questo nuovo evento sismico era stata studiata nel 2003 in un importante studio di paleo-sismicità, come abbiamo riportato in questo articolo.

Su Meteoweb in questi mesi di terremoto abbiamo parlato diffusamente di sismicità e geologia. Può risultare interessante saperne di più sulla differenza fra magnitudo e intensità di un terremoto, sulla differenza fra pericolosità sismica e rischio,