Parco Nazionale del Gran Paradiso

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    A cura di Giuseppe Cutano

    PRIMO PARCO NAZIONALE ITALIANO, GODE DI 70.000 ha A CAVALLO FRA LA VALLE D’AOSTA E IL PIEMONTE. IL NOME ARRIVA DALLA VETTA DEL GRAN PARADISO 4061 m.s.l.m, LA PIU’ ALTA COMPLETAMENTE IN TERRITORIO ITALIANO. COGNE SI INSERISCE COME LA “CAPITALE” DEL PARCO.

    Prima di presentare le particolarità del Parco Nazionale del Gran Paradiso, è necessario chiarire il concetto di parco.

    Un’area protetta è quel territorio che ha caratteristiche e peculiarità da salvaguardare nella quale si presenta un patrimonio naturale e culturale di valore rilevante.

    Quindi il concetto di parco sta completamente agli antipodi rispetto ad uno zoo o ad un giardino botanico, perché in un parco, flora e fauna rimangono nel loro habitat naturale, liberi di crescere e svilupparsi secondo le leggi della natura.

    Inoltre un parco non ha solo ha il compito di tutelare la natura, ma svolge anche un ruolo fondamentale nell’educazione ambientale e nella ricerca scientifica.

    Alla fine dell’800, per la prima volta nella storia, l’uomo si applicava a difendere quella natura selvaggia e a volte ostile, piuttosto che distruggerla e asservirla a se stesso; così nasceva il parco di Yellowstone(USA) con il “leit motiv” : “for the benefit and enjoyment of future generations”.

    Alcuni anni dopo in Europa, come in Italia , questa idea semplice, ma rivoluzionaria prese piede.

    Era il 1922 quando il re Vittorio Emanuele III donò allo stato italiano la sua riserva di caccia e nacque così il primo Parco Nazionale Italiano: il Gran Paradiso.

    In quest’area al confine fra Piemonte e Valle d’Aosta, svetta il massiccio che diede il nome al Parco: il Gran Paradiso, forte di un altezza di 4.061 m.s.l.m, è la vetta più alta completamente in territorio italiano.

    All’atto della sua fondazione vi erano solo più che 100 esemplari di Stambecco(Capra Ibex), gli unici in Europa e questa specie era in via di estinzione, ma grazie al Parco Nazionale del Gran Paradiso questa specie scampò al massacro e diventò così il simbolo del parco.

    Oggi lo stambecco conta 3500 unità e non è più in pericolo di estinzione ed insieme ad altri animali come il Camoscio(Rupicapra Rupicapra), o la Marmotta(Marmota Marmota) o l’Aquila reale(Aquila Chrysaetos) godono di 70.000 ha di territorio protetto. Addentrandosi per gli oltre 450 km di sentieri non sarà difficile scorgere questi animali e poterli ammirare nei loro habitat naturali come praterie d’alta quota e boschi di larici e abeti.Cogne si inserisce nel contesto del Parco Nazionale del Gran Paradiso come la “capitale” del parco, e da qui il visitatore potrà fruire a pieno dell’area protetta, perché il parco deve essere anche questo poter essere vissuto in un tutte le sue sfaccettature da tutti , purché venga rispettato.

    Da qui, il visitatore troverà in ogni stagione spunti per ammirare le bellezze del parco.

    In primavera : la bellezza del disgelo; passeggiando scorgerete i primi Bucaneve(Galanthus Nivalis) che ricolorano i prati dopo mesi di coltre bianca il tutto accompagnati dai suoni delle centinai di rigagnoli e stillicidi che segnano la fine dell’inverno.

    In estate: la bellezza delle passeggiate d’alta quota; in questa stagione il visitatore potrà spingersi fino alle quote più alte, ammirando paesaggi spettacolari in mezzo alle vette alpine, magari passeggiando di fianco ad un laghetto di quota contornato di fiori rari come la stella alpina(Leontodium Alpinum).

    In autunno: i colori; questa è la stagione dei colori, dove passeggiare fra i boschi è tutto un bouquet di sensazioni visive e olfattive, gli alberi si presentano colorati di giallo e arancione e l’odore del sottobosco inebria le narici.

    In inverno: la stagione della dama bianca; dove tutto si colora di bianco, e dove non sono più gli scarponi a far da padroni, ma un paio di sci da fondo o delle racchette da neve.

     Questa è la stagione dove passeggiando fra i boschi innevati sarà facile scorgere stambecchi e camosci che attraverseranno il vostro cammino.Un parco oltre alle bellezze naturali è anche patrimonio culturale, e qui gli abitanti hanno abitato queste montagne per centinaia di anni in autosufficienza, sviluppando così un modello di vita profondamente radicato nel tempo.All’istituzione del parco, la popolazione locale era ostile verso l’area protetta, poiché avrebbe potuto fortemente frenare lo sviluppo economico.Questa ostilità si esternava soprattutto quando sulle Alpi, dopo lunghi anni di isolamento, molte località di montagna diventavano sempre più blasonate, ma allo stesso tempo si trasformavano urbanisticamente come delle città di pianura con tonnellate di cemento armato che deturpavano irreversibilmente il paesaggio.

    La scelta del parco, sicuramente imposta dall’alto, si è invece rivelata una scelta vincente facendo si che si continuasse con quel modello di sviluppo sostenibile profondamente radicato in questa gente di montagna.

    Oggi questa stessa gente, conscia di avere evitato gli spropositati scempi, vive in un piccolo “paradiso”.

    ?Buona Visita al Parco Nazionale del Gran Paradiso!