A cura di Giuseppe Cutano
Nell’estremo lembo della penisola italiana si trova una delle aree più belle e delicate del Mediterraneo.All’interno della Provincia di Reggio Calabria troviamo il massiccio aspromontano, noto per anni alla cronoca nera, ma che in questi ultimi anni si sta ripilendo da una fama cattiva e ingiusta. A protezione di questa splendida area dal 1989 è stato istituito il Parco Nazionale d’Aspromonte. Vediamo alcuni punti salienti dell’area protetta.
Il Parco Nazionale d’Aspromonte
Localizzazione e Dati Tecnici
Il parco si trova nel lembo più estremo della penisola italiana. Si trova nella Regione Calabria ed è interamente compreso nella Provincia di Reggio Calabria. Attualmente l’estensione è di 78.517 ha e comprende interamente e parte dei comuni di : Africo, Antonimina, Bagaladi, Bova, Bruzzano Zeffirio, Canolo, Cardeto, Ciminà, Condofuri, Cosoleto, Cittanova, Cinquefrondi, Delianova, Gerace, Mammola, Molochio, Oppido Mamertina, Palizzi, Platì, Reggio Calabria, Roccaforte del Greco, Roghudi, S.Agata del Bianco, S.Cristina d’Aspromonte, S.Eufemia d’Aspromonte, S.Giorgio Morgeto, S.Lorenzo, S.Luca, S.Roberto, S.Stefano d’Aspromonte, Samo, Scido, Scilla, Sinopoli, Staiti, Varapodio.
Il Parco ha un peso non trascurabile sul territorio della Provincia di Reggio Calabria, poiché ne occupa circa il 25% dell’estensione totale.
I comuni ricadenti nel parco sono 37 e hanno in totale una popolazione di 32.500 unità.(fonte Ancitel-1999)
A S.Stefano d’Aspromonte, nella frazione di Gambarie si trova la sede amministrativa del Parco.
Istituzione
L’idea di un Parco Nazionale in Aspromonte è relativamente recente. Se, infatti, per l’altro parco interamente calabrese (Parco Nazionale della Sila – Ex Parco Nazionale della Calabria) si cominciò già a parlare negli anni ’20, sulla scia degli altri parchi nazionali, per l’Aspromonte si dovette attendere gli anni ’70. Fu il WWF a lanciare l’idea, in modo tale da sottrarre quell’area ai riflettori puntati a causa delle vicende legate ai sequestri di persona. In quegli anni vi erano parecchie proposte di infrastrutturare fortemente l’area con grandi invasi, superstrade, stazioni sciistiche questo con lo scopo di sottrarre l’area da un secolare isolamento. Questo isolamento aveva per anni contribuito a creare uno stereotipo esclusivamente legato al brigantaggio e alla malavita, ma grazie a questa particolare conformazione del massiccio Aspromontano si era preservato in maniera intatta una delle aree più particolari di tutta la penisola.
Va comunque precisato, che una piccola area di 4.000 ha, nei pressi del Montalto , grazie alla legge 503/68 (Istitutiva del Parco Nazionale della Calabria) era legata, formalmente anche se non geograficamente, all’attuale Parco Nazionale della Sila.
Sul finire degli anni ’80 e con l’inizio degli anni ’90, grazie alle spinte di alcune associazioni ambientaliste, il parlamento iniziò a formalizzare l’istituzione del parco.
Con la legge 305/89 del 28 agosto 1989, in materia di fondi per la Tutela Ambientale nell’articolo 10 di cui si riporta sotto, veniva formalmente istituito il parco:
Art.10 Parchi Nazionali
1 . In attesa del finanziamento ordinario, da disporre con apposito provvedimento legislativo, è autorizzata la spesa di lire 500 milioni per il solo anno 1989 per le spese di primo funzionamento dei parchi : Dolomiti Belllunesi, Delta del Po, Falterona, Campigna e Foreste Casentinesi, Arcipelago Toscano, Monti Sibillini, Pollino, Aspromonte e Golfo di Orosei per i quali si attuano le procedure di istituzione ai sensi dell’articolo 5 della legge 349/86. La disciplina della gestione provvisoria dei parchi sopra indicati è regolata, in attesa della legge quadro sulla tutela delle aree naturali sulla base di uno statuto-tipo adottato di intesa con le regioni interessate ad approvato con decreto del ministero dell’ambiente, di concerto con il ministero del tesoro.
Infine grazie alla legge quadro sulla aree protette, la 394/91, e grazie al decreto del ministero dell’ambiente del 15/03/1990, furono stabilite le perimetrazioni provvisorie, fu istituito l’ente e furono stabilite le norme provvisorie di salvaguardia.
Così, la vecchia zona del Parco Nazionale della Calabria, fu annessa al nuovo Parco Nazionale d’Aspromonte.
L’atto finale e definitivo dell’istituzione del parco, è il Decreto del Presidente della Repubblica del 14 Gennaio 1994, dove vengono assegnate le perimetrazioni definitive.
Ambiente fisico, Geologia, Clima
Il Parco Nazionale d’Aspromonte, pur essendo a brevissima distanza dal mare Ionio e Tirreno, è un parco tipicamente montano. Entro il perimetro del parco è compreso gran parte del massiccio montuoso dell’Aspromonte. In particolare ricadono nel parco : l’intero acrocoro sommitale, i contrafforti che si diramano dal nodo orografico centrale e le relative alte e medie valli radiali, i pianali settentrionali ed occidentali, i rilievi rocciosi ed i monumenti litici della fascia collinare orientale.
L’Aspromonte costituisce l’ultimo episodio orografico della penisola italiana, occupando quasi per intero il tratto più meridionale della Calabria. I suoi confini settentrionali sono rappresentati dalle valli opposte della Fiumara Scirapotamo che scende verso il tirreno, e della Fiumara Torbido, che scorre in direzione dello Ionio, e dal Passo di Limina, che separa convenzionalmente il massiccio montuoso delle Serre.
Ad occidente le montagne calano dapprima verso la pianura di Gioia Tauro e poi ancora più rapidamente verso le scogliere della Costa Viola (compresa fra Palmi e Scilla).
A meridione verso le fasce collinari che si affacciano sullo Stretto di Messina.
Ad oriente, infine, altrettanti dorsali, sinuose ed impervie, raggiungono il litorale ionico
Dal punto di vista geologico, l’Aspromonte rappresenta il lembo meridionale di un grande blocco granitico-cristallino, che è una particolarità per tutto l’Appennino.
Data la sua litologia, alcuni studiosi, diedero il nome di Alpi Calabresi, difatti l’ossatura del massiccio è composta da un nucleo di gneiss e micascisti, corrispondente grosso modo all’acrocoro centrale, e da una cortina di graniti, a volte ricoperte da marne e conglomerati, che scendono dai fianchi del massiccio e raggiungono i litorali. Ad oriente si inseriscono due larghe fasce di conglomerati di varia natura che danno a particolarissime formazioni di roccia ed alcuni episodi calcarei, vere e proprie finestre tettoniche.
Le vette più alte si spingono fino a circa 2.000 metri e con pendenze molto elevate scendono rapidamente al mare (in particolare lungo la Costa Viola), la vetta più alta è quella dell’acrocoro centrale : il Montalto con i suoi 1.955 m.s.l.m.
Da segnalare anche gli ampi altipiani, in particolare sul versante nord-ovest, posti fra i 1000/1300 metri, che un tempo erano terrazzi marini.
Altro elemento importante del territorio aspromontano sono le fiumare, corsi d’acqua con letto ampio e ciottoloso a carattere irruente in inverno e quasi in secca in estate.
Ancora di citare, nella zona orientale, sono i monumenti litici, particolari formazioni rocciose : come le Torri di Canolo e la Pietra Cappa
Queste fiumare in particolare scorrono in strette gole e canyon, spesso con salti anche notevoli e poi solitamente si allargano nella parte terminale con grandi letti ghiaiosi.
In particolare all’interno del parco, sono compresi i bacini della fiumara Amendolea, La Verde, Bonamico, Melito.
Il loro percorso sostanzialmente breve è spesso molto ripido e ricco di gole e slarghi i percorsi sono molto tortuosi, questi corsi d’acqua hanno a causa della loro morfologia durante le piene hanno spesso creato esondazioni e danni ai paesi di fondovalle. Ciò è dimostrato da molti toponimi che ricordano le devastazioni provocate dalle piene dei fiumi (es. Valle Infernale)
Infine la presenza degli specchi è relativamente bassa, in particolare va menzionato il Lago Costantino formatosi nel 1973 a seguito di una enorme frana, che ha ostruito il corso della fiumara Bonamico.
L’orografia accidentata e impervia ha reso questa zona poco urbanizzata e abitata da popolazioni legate alla pastorizia legate alla transumanze, mentre i centri più grandi si trovano verso il mare.
Il clima aspromontano varia a seconda delle diverse zone. Il versante occidentale è più piovoso e fresco a causa dalla masse d’aria provenienti dal Tirreno che solidificano al contatto con l’aria fredda dei rilievi e si trasformano in pioggia.
L’area culminale del rilievo centrale ha un clima rigido, ricco di precipitazioni, anche a carattere nevoso.
Invece per quanto riguarda il versante meridionale ed occidentale si ha un clima più caldo e secco.
Flora
L’ambiente è sicuramente erroneamente stereotipato come brullo e pietroso, questo vero per il settore sud-est, non lo è assolutamente per il resto del parco, che grazie a precipitazioni abbondanti, localmente molto sopra le media del resto della penisola, danno i connotati di una vegetazione molto ricca e abbondate.
L’albero più diffuso, in particolare negli altipiani, con estese foreste, è il Faggio (Fagus Selvatica), poi si trova il Pino Laricio (Pinus Laricio), specie endemica di quest’area del mediterraneo, e in modo molto diffuso l’Abete bianco (Abies Alba). Inoltre vi sono grandi foreste di Rovere (Quercus Petrea) e di Castagno (Castanea Sativa). Tutti questi alberi si trovano nelle parti più in quota delle montagne dai 1.000 metri in su.
Alle quote più basse si va verso una vegetazione sempreverde e tipica della macchia mediterranea, in particolare si trovano uliveti e aranceti, fra cui va menzionato in particolare il Bergamotto (Citrus Bergamia), che cresce esclusivamente nell’area meridionale del parco. Inoltre si trova la Ginestra (Spartium Junceum), il Mirto (Myrtus Comunis) e alcuni vecchi esemplari di Gelso(Morus Alba) a testimonianza della diffusione nel secolo scorso dell’allevamento dei bachi da seta.
Infine, vera particolarità del parco, si trova la Felce tropicale(Woodwardia Radicans), dalle lunghe forche che raggiungono anche i due metri, rarità tipica dei tropici, che sull’Aspromonte é presente a 200-400 metri. per l’elevata umidità, la poca luce e le minime escursioni termiche.
Fauna
Potenzialmente l’area aspromontana potrebbe essere per molte specie un habitat ideale, soprattutto per la difficile accessibilità dell’uomo e quindi la scarsa antropizzazione, le estese e fitte foreste, i diversi habitat, la localizzazione geografica sulla rotta di migrazione degli uccelli. Purtroppo a causa della caccia di frodo e del bracconaggio che sia oggi che in passato, nonostante gli sforzi delle Guardie Forestali, colpisce quest’area, rende l’habitat depauperato. La provincia di Reggio Calabria ha una densità di 16 cacciatori/km2. In passato, a causa del bracconaggio, si sono estinti il Cervo (Cervus Elaphus), il Capriolo (Capreolus Capreolus), il Gipeto (Gypahetus Barbatus). Invece il Lupo (Canis Lupus Italicus), dato per estinto negli anni ’50, pare che stia ricolonizzando l’area provenendo da nord dal Parco Nazionale della Sila. Di grande importante faunistica nel parco è l’avifauna e fra gli elemento di spicco e pregio vi sono i rapaci. In particolare si trova la rarissima Aquila del Bonelli (Hieraticus Fasciatus), estinta in tutta la penisola al di fuori del parco calabrese, il Gufo Reale (Bubo Bubo), il Falco Pellegrino (Falco Peregrino), l’Astore (Accipiter Gentilus), lo Sparviero (Accipiter Nisus) e il Barbagianni (Tyto Alba) e il rarissimo Picchio Nero(Dryocopus Martius).
Per la restante fauna, troviamo, fra i carnivori : il Gatto Selvatico (Felis silvestris), il Driomio (Dryomys Nitedula) un rarissimo roditore, l’Istrice (Hystrix Cristata) e la Vipera degli Hugyi (Vipera Aspis Hugyi). Fra gli altri animali più comuni troviamo la Volpe (Vulpes Vulpes), i Cinghiali(Sus Scrofa), gli Scoiattoli (Sciurus Meridionalis), la Trota Fario(Salmo Trutta Fario) che sopravvive con popolazioni autoctone in alcuni torrenti, la Tartaruga comune (Testudo Hermanni) diverse specie di Salamandre, e infine un numero imprecisato di cani inselvatichiti (circa 39.000 in tutto il territorio regionale calabrese), che spesso vengono scambiati per lupi.
Aspetti Sociali ed Economici
In quest’area estrema della penisola c’è sempre stato un rapporto conflittuale fra l’uomo e la natura.
Per molti secoli queste montagne sono state il riparo per molte popolazioni, che fuggendo dalle coste venivano a ripararsi in questi territori aspri e selvaggi. I motivi della fuga erano i continui attacchi pirateschi dei saraceni, che si perpetrarono fino ai primi dell’800, e la malaria presente nelle pianure costiere. Dall’altro canto le terre aspromontane hanno sempre rappresentato un elemento negativo per l’uomo a causa delle devastazioni fluviali, delle numerose frane, talvolta di grande entità, e inoltre gli estesi boschi venivano considerati negativamente e cioè come “ladri di terra”. Difatti tutti i paesi che si definiscono aspromontani e che si spingono oltre i confini dell’acrocoro non sono altro che insediamenti prodotti per la fuga delle popolazioni dalle coste. Questi stessi insediamenti sono stati successivamente nuovamente abbandonati al termine dei pericoli a causa dello sviluppo delle zone costiere e al susseguirsi di problemi legati ai fattori idraulico-geologici.
Queste terre furono in particolare vissute da stanziamenti stagionali, legati alla transumanza del bestiame, che rappresenta ancora oggi, insieme all’agricoltura, una delle principale fonti di sussistenza dell’area.
Al giorno d’oggi, nei comuni aspromontani, si sta assistendo però ad un forte saldo migratorio negativo, in particolare dai comuni più interni e montani verso i comuni costieri.
Questo a causa delle maggiori opportunità lavorative, della maggior presenza di servizi e del minor isolamento che offrono le cittadine costiere.
I settori che trovano maggiore occupazione sono quelli legati all’agricoltura: coltivazioni, allevamento, produzioni casearie e produzioni olivicole e all’artigianato con la produzione di beni alimentari, fabbricazione di profumi, lavorazione del legno, del vetro e della ceramica.
La tipologia imprenditoriale presente nelle zone aspromontane è caratterizzata da piccole unità produttive, spesso a conduzione familiare, con scarso impatto economico ed occupazionale, prevalentemente nel settore agro-alimentare. Gli addetti impiegati sono prevalentemente stagionali e in media 1 o 2 per azienda.
In quest’area è anche molto forte l’auto-sostentamento, l’85% delle famiglie possiede un terreno di proprietà in cui coltiva i prodotti per il sostentamento familiare.
Il settore del turismo è ancora in via di sviluppo, a causa della giovane età del parco e ad una consapevolezza della popolazione del parco ancora prematura riguardo a queste attività. Il bacino di utenza del parco è per ora ancora limitato.
In ogni caso in estate, si può parlare di turismo legato al rientro di molti migranti che ritornano a casa per il periodo di ferie e in queste periodo dell’anno i paesi vengono nuovamente popolati. Particolare rilievo sono anche elementi di turismo religioso, legati al Santuario della Madonna di Polsi, forse una delle maggiore attrazione di tutta l’area, che durante il periodo estivo richiama centinai di pellegrini.
In futuro, comunque, il turismo rivestirà un ruolo chiave per tutta l’area.
In conclusione l’analisi socio-economica denota che i centri abitati ricadenti dentro il parco sono scarsamente popolati, questo a causa della forte attrazione del migrare dalla campagna/montagna verso la città o verso agglomerati urbani con una densità popolativa maggiore tali da permettere di poter fruire di servizi in loco, di trovare un impiego “cittadino” abbandonando il duro lavoro della campagna.
Questo desiderio/necessità di migrare degli abitanti non è stato contrastato dalle istituzioni che ne hanno invece assecondato il processo, diminuendo parallelamente i servizi presenti nei paesi aspromontani, per cui alla fine gli effetti e le cause dello spopolamento hanno finito per coincidere.
Il ruolo del Parco sarà in futuro quello di ovviare a questi problemi mediante strategie e azioni che sono già presenti nel piano socio-economico dell’ente.



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