Paesaggi della Terra

A cura di Renato Sansone
Il paesaggio desertico (2 parte)

Abbiamo visto nella prima parte dell’articolo la formazione, il clima e la geologia del paesaggio desertico. Abbiamo capito cosa sono e come si formano le dune sabbiose e abbiamo citato i più importanti deserti nel mondo. Nella seconda parte approfondiremo lo studio dell’acqua nei paesaggi desertici, la sua importanza e il tipo di precipitazioni, il passato dei deserti, cos’erano e che animali abitavano queste desolate terre e vedremo accuratamente quelli a carattere freddo.

L’aridità è la causa fondamentale del deserto. Tuttavia, anche se in certe zone la media delle precipitazioni è meno di 1 cm all’anno, non esiste l’aridità assoluta, e l’acqua viene a lasciare la sua impronta anche nei paesaggi aridi: ma si tratta di un’impronta davvero particolare. Le piogge sono così rare e scarse da non poter alimentare corsi d’acqua perenni. Le precipitazioni, inoltre, sono concentrate in periodi brevissimi, anche di poche ore, intervallati da lunghissimi periodi di siccità.

Le piogge del deserto sono, quindi, violenti acquazzoni localizzati; i rilievi su cui cadono non hanno la protezione del suolo e della vegetazione e le acque vi scorrono selvaggiamente per raccogliersi nelle valli profondamente incise, trascinando grandi quantità di detriti. L’erosione fluviale, che altrove modella lentamente il paesaggio, lavora qui con violente pennellate. Quando sboccano bruscamente nella pianura, questi torrenti perdono i detriti che trasportano, che finiscono per formare un ampio e continuo mantello di alluvioni, modellato con notevole regolarità (Glacis).
I torrenti lo attraversano seguendo dei solchi a volte poco incisi, valli secche tranne il breve periodo delle piogge, e finiscono per espandersi in qualche ampia piana (playa) dove il suolo assorbe avidamente ciò che riesce a sottrarre all’evaporazione. Qualche ora dopo la pianura è solo un lago di fango umido e, poco dopo, una piatta distesa dura, segnata da un fitto mosaico di screpolature. Queste piane sono in genere piane “ribassate” rispetto a quelle circostanti, per cui le acque vi confluiscono da ogni parte, ma non hanno poi uno sbocco per uscirne: se l’aridità non è eccessiva può formarsi un lago salato(sebha o chott). La salinità di questi laghi è dovuta alle acque stesse che li formano, le quali dilavano piccole quantità di sali dai terreni che attraversano: in condizioni normali i sali proseguirebbero la loro corsa con l’emissario per raggiungere il mare, ma nella playa l’acqua evapora ed essi finiscono per concentrarsi. Dove tutta l’acqua evapora il fondo del lago si trasforma in una dura, abbacinante crosta di sale.

Ma non tutta l’acqua del deserto è legata al sale: lo dimostra un altro elemento tipico del paesaggio desertico, l’oasi. Queste isole di vegetazione circondate dal vuoto del deserto, segnano i punti in cui l’acqua filtra in superficie, o attraverso un pozzo artesiano oppure perchè le condizioni del sottosuolo favoriscono l’emergenza di una falda acquifera. Anche nel deserto i terreni del sottosuolo, se sono impermeabili sono impregnati da falde d’acqua, alimentate dalle zone d’infiltrazione ai margini del deserto. Molte di tali falde sono profonde, ma altre sono abbastanza superficiali, tanto che un avvallamento fà affiorare la falda e nasce l’oasi.
Ma le “isole verdi” non sono solo la controprova che il deserto con il suo vuoto è dovuto solo alla mancanza di acqua: sono anche il segno che il deserto non è qualcosa di definitivo, immutabile. Si posono fissare le dune, si può anche portarvi l’acqua, con acquedotti o attingendola alle falde profonde: sconfiggendo l’aridità, si conquista il deserto.

Prima del deserto

Ogni deserto porta in sè le tracce del paesaggio che ha preceduto l’aridità: grandi valli o forre chiaramente incise e modellate dall’acqua, che oggi vi compare solo durante le rare piogge, in quantità e con detriti insufficienti a creare quelle forme. Il vento interviene notevolmente con la deflazione, la corrasione, il rimaneggiamento delle sabbie, ma in pratica è la presenza e la forma di queste valli secche, eredità di periodi più umidi, che orienta e condiziona le forme del paesaggio desertico roccioso. I segni di questi periodi umidi ci sono stati conservati, talvolta, con documenti che hanno il sapore della cronaca, come le migliaia di pitture e graffiti rupestri trovati sui rilievi del Tassili, al centro del SAHARA. Oggi il Tassili è un deserto roccioso, un altopiano di arenarie incise da forre, con guglie e pinnacoli anneriti dalla vernice del deserto.
Ma i disegni di antichi abitatori hanno “fotografato” paesaggi molto diversi. Circa 7000 anni fa giraffe, elefanti, bufali, leoni, antilopi, ippopotami, popolavano praterie e rilievi boscosi. 1000 anni più tardi i cacciatori-raccoglitori del periodo precedente vennero sostituiti da popoli pastori, e le pareti delle grotte si ricoprirono di disegni di grandi mandrie di mucche e pecore, che suggeriscono l’esistenza di ampi pascoli verdi. Ma verso il 1000 a.C. il paesaggio stava cambiando profondamente: mutazioni climatiche, forse anche uno sfruttamento troppo intensivo dei pascoli, fecero sparire gli armenti. Gli abitanti rimasti tornarono cacciatori e si raffiguravano nell’inseguimento del muflone (che anche se rarissimo, vive ancora sull’altopiano). Poi la siccità fece allontanare anche gli ultimi uomini. Oggi il Tassili è disabitato.

Ma il Sahara conserva anche altre sorprese. Quasi tutto il suo pavimento roccioso è inciso da strie e solchi paralleli, che si seguono per centinaia di Km in direzione S/SE e N/NO. Sono le tracce inconfondibili di un vasto ghiacciaio continentale, una vera calotta polare, che circa 450 milioni di anni fa ricopriva gran parte dell’Africa, che a quell’epoca era in una posizione geografica ben diversa. La parte del continente che si era già formata (quasi tutto, ad eccezione delle catene settentrionali) si era venuta a trovare, insieme con altre terre, interamente nell’emisfero meridionale e il Polo Sud cadeva nell’attuale Africa australe. Con il procedere della deriva dei continenti, l’Africa si è spostata verso l’equatore: i ghiacci sono scomparsi, i mari hanno invaso quelle terre, i fiumi le hanno modellate quando sono riemerse; e, infine, su una superficie pari ad un terzo del totale, si è formato il Sahara.

Deserti freddi

Se si osserva una carta mondiale delle precipitazioni si riconoscono altre zone, oltre a quelle di clima arido, in cui le piogge sono altrettanto limitate. Sono le aree delle alte latitudini, con precipitazioni scarse e quasi esclusivamente nevose, il cui clima è detto “nivale” ed è caratterizzato da temperature estremamente basse, in quanto la meda del mese più caldo non arriva a 10°C. Lassù nelle regioni polari, si trovano i deserti freddi: distese immense, disabitate o quasi, in cui si raggiungono le condizioni più proibitive per la vita. Alcune zone sono perennemente coperte di ghiaccio, come l’Antartide (un tempo coperto di foreste equatoriali). Altre conoscono una breve stagione durante il suolo si sgela e la vegetazione attiva i suoi cicli con ritmi vertiginosi, come la tundra canadese o siberiana. In entrambi i casi il ghiaccio modella il paesaggio, insieme con l’acqua che deriva periodicamente dalla sua fusione, con forme che rientrano nei paesaggi glaciali e periglaciali. L’unico aspetto che accomuna dei luoghi così tanto diversi, tra i vari tipi di deserto è il vento. la sua impronta ci ricorda quanto sia fondamentale nel modellamento della superficie terrestre.

Bibliografia

– Natura, la vita e lambiente (editoriale Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas S.p.A., milano)