A cura di Renato Sansone
Nella meravigliosa valle del Fiume Mercure, affluente del Lao, zona notoriamente conosciuta dagli amanti del rafting, esiste una centrale che brucia olio combustibile. Circa 10 anni fa metà degli impianti furono chiusi visto l’alto inquinamento sui paesini limitrofi, ma a quanto pare è in programma una riapertura imminente, convertendoli a biomassa. In questo articolo vorrei illustrare la situazione da entrambe le parti, affinchè ci si possa documentare ed eventualmente aderire all’iniziativa di “sospendere” l’apertura per fare almeno chiarezza su tante situazioni che a mio parere graverebbero al meraviglioso parco del Pollino.
Analizziamo nel dettaglio questo progetto, facendo chiarezza da entrambe le parti. In fondo alla pagina troverete un link che vi permetterà di aderire a far chiarezza su questi scempi ambientali che ormai si verificano sul nostro territorio.
L’ENEL afferma che la riconversione della centrale del Mercure, che utilizzerà esclusivamente legna vergine, presenta benefici ambientali superiori ai possibili disagi che qualsiasi attività industriale comporta. Afferma inoltre che Il nuovo sistema di approvvigionamento del combustibile prevede l’impiego di personale e mezzi locali per la raccolta e il trasporto della legna. Il trasporto avverrà mediante camion creando opportunità per le imprese di autotrasporto. Complessivamente, la riconversione a biomasse permetterà lo sviluppo di nuova occupazione indotta, stimata in circa 150 unità. Anche l’organico Enel nel sito ritornerà su livelli molto superiori a quelli recenti, con circa 40 unità impegnate stabilmente. Afferma infine che è inoltre prevista la riattivazione della stazione meteo: i valori rilevati dalle “capannine” saranno memorizzati, archiviati e disponibili per gli organi di controllo.
Bene, ora analizziamo però il tutto:
A seguito delle notizie raccolte dai Carabinieri durante le assemblee popolari (e lo dice la cronaca, non certamente il sottoscritto), si è giunti al rinvenimento, fuori e dentro il perimetro della centrale, comunque in terreno di proprietà ENEL, di rifiuti tossici, tra cui amianto, illegalmente smaltiti (sotterrati). E’ stato inoltre rilevato un ampio fronte di frana tra la zona dove si trova la centrale e il sottostante fiume Mercure. Tutto ciò ha determinato sequestri giudiziari a ripetizione.
Ma il progetto ENEL sembra carente anche per altri aspetti, tra cui lo studio dei venti, essendo la Valle del Mercure in posizione tale da determinare un ristagno prolungato dei fumi di uscita dalla centrale.
“La stazione meteorologica (che si suppone dovrebbe tornare a funzionare) non è in funzione da anni”, quindi il sito non è sato opportunamente monitorato. Sappiamo tutti che prevenire è meglio che curare. Questo progetto prevede addirittura il passaggio di circa 40 tir AL GIORNO, senza contare il fatto che la centrale che si trova a 300 m slm, disperderebbe fumi verso i paesi che sono tutti a quote più alte!!!!! E la tranquillità dei luoghi del parco?
C’è chi, però, sostiene che la riattivazione della centrale del Mercure gioverà all’occupazione dell’area, creando nuovi posti di lavoro. “Ciò accadrebbe se la materia prima da bruciare nella centrale, venisse raccolta in loco con la conseguente creazione di imprese destinate alla raccolta ed al trasporto del legname, ha affermato Francesco Di Giano, uno dei promotori della petizione avviata a Rotonda. “Siccome, invece, da quanto sappiamo, il legname dovrebbe provenire prevalentemente dall’estero, con il rischio che non sia nemmeno certificato, gli addetti alla centrale non supereranno le unità già impiegate alla chiusura della centrale stessa. Gli stessi camionisti incaricati al trasporto del legname non saranno sicuramente del posto”.
Ci si chiede, dunque, quali potrebbero essere i benefici per l’area interessata alla riattivazione della centrale. “Da tutto ciò potrebbe non esserci nessun beneficio socioeconomico per i cittadini, ma solo danni.
Si è deciso di ripristinare una centrale senza aver fatto nessuna “vera” analisi del territorio nella quale si andasse ad evincere quali sono le risorse di questo territorio e quali potrebbero essere il suo futuro. Si presume che non sia stata neanche effettuata la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale di competenza regionale (DPR 11.02.98), in quanto è un impianto termico per produzione di vapore e acqua calda con potenza termica inferiore a 50 Mw. Quindi, la centrale potrebbe bruciare qualunque cosa e produrre qualunque tipo di inquinamento. L’importante è che la potenza installata sia inferiore a 50 Mw.
Se non vogliamo solo soffermarci all’aspetto dell’inquinamento atmosferico e pensiamo anche all’aspetto paesaggistico, considerando che le potenzialità del territorio dovrebbero essere quelle agro-turistiche collegate alle risorse naturali, l’attuale sito industriale al quale si aggiunge la materia prima che sarà bruciata e che verrà depositata in un’area di stoccaggio all’interno delll’area, data la mole non è un buon biglietto da visita, con negative ripercussioni per le attività commerciali e artigianali attuali e future della zona. Senza dimenticare che i materiali deposti nell’area di stoccaggio “ se non certificati o di dubbia provenienza), contribuiscono, congiuntamente al funzionamento della centrale, all’inquinamento delle acque, delle falde acquifere del sottosuolo.”
Preferiremmo vedere il più grande parco nazionale d’Europa integro, e preferiremmo passare una giornata in montagna nella calma di quei meravigliosi luoghi per respirare aria pulita, tersa. Pensate al silenzio dei boschi, al rumore di un corso d’acqua, alla salvaguardia della fauna, all’aria pulita. Preserviamo quegli ultimi paradisi che ci restano fuori dalle nostre città. O quantomeno facciamo chiarezza su un progetto che non ha presentato nemmeno un rapporto di incidenza ambientale.


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