A cura di Giuseppe Cutano,redazione Meteoweb
Il tour di Meteoweb prosegue e vola fino sulle Alpi nel cuore della Valle d’Aosta in mezzo ai monti più alti d’Europa. Benvenuti ad Aosta!
“Oh ma dzenta oh ma verta vallaye”
“oh mia bella o mia verde valle”
Così recita una celebre canzone popolare valdostana in patois, il dialetto locale francoprovenzale.
La città di Aosta capoluogo di regione dell’omonima valle si trova a 583 m.s.l.m. Aosta è l’unico capoluogo di regione italiano che non è contemporaneamente capoluogo di provincia, poiché lo statuto speciale per la Valle d’Aosta prevede che le funzioni proprie della provincia siano espletate in parte dagli organi regionali e in parte direttamente dai comuni. Quindi in questo speciale di Meteoweb si tratterà di Aosta e dell’intera Valle. La città di Aosta conta 34.600 abitanti, mentre l’intera regione conta 124.000 abitanti e occupa una superficie di 3.263 km2, facendo si che la regione sia la più piccola.
Storia della Valle d’Aosta
Abitata dal V secolo a.C. dalla popolazione ligure-gallica dei Salassi (sono stati rinvenuti comunque megaliti risalenti al 3000 ac), nel 25 a.C. fu conquistata dai Romani, che vi fondarono Augusta Praetoria, l’odierna Aosta.Importante sotto il profilo militare e strategico per il controllo dei valichi del Piccolo(attuale Francia-Italia) e del Gran San Bernardo(attuale Svizzera-Italia), nel Medioevo fu oggetto di contesa e conquista da parte di numerosi popoli e regni, come i Burgundi nel V secolo, gli Ostrogoti, i Bizantini e i Longobardi nel VI secolo e i Franchi nell’anno 774. Inserita nel Regno di Borgogna nel 904, nel 1032 divenne contea di Umberto Biancamano. Da allora il suo destino fu legato alla dinastia sabauda, che nel 1302 la trasformò in ducato e le concesse sempre ampia autonomia. Rappresentante del conte di Savoia era il balivo che sino al Trecento era chiamato podestà. Date le caratteristiche naturali della regione, la nobiltà feudale ebbe a lungo un peso preponderante nella sua storia politica e sociale e i numerosi forti e castelli furono centri di vita politica, economica e culturale, oltre che militare.
Nel 1496 viene istituita la dignità di governatore e luogotenente del Ducato di Aosta che fa perdere di importanza il ruolo del balivo. Nel 1536, in seguito all’invasione da parte di Francesco I di Francia dei territori di Casa Savoia (tranne che della Valle d’Aosta), fu istituito il Conseil des Commis(una prima specie di Autonomia). L’anno seguente venne firmato un trattato di neutralità tra la Valle d’Aosta e Francesco I di Francia.
Nel 1630 la peste colpì pesantemente la popolazione uccidendone due abitanti su tre. Nel 1777 secondo il Canonico Vescoz , ecclesiastico e scienziato,venne introdotta la coltivazione della patata in Valle d’Aosta. Ad introdurla fu il notaio Jean-François Frutaz che la seminò la prima volta a Chatillon. Anche la Chiesa, presente con numerosi monasteri, ebbe notevole influenza sulla popolazione della valle, che ai tempi della Rivoluzione Francese (alla fine del XVIII secolo) e nei decenni successivi fu roccaforte delle idee tradizionalistiche e reazionarie.
Nell’Italia unita (1861) la Valle d’Aosta cercò di conservare le proprie tradizioni e specificità linguistiche e culturali. Il fascismo cercò di italianizzare la Valle d’Aosta, con con la soppressione di numerose scuole locali, l’instaurazione dell’uso esclusivo della lingua italiana negli uffici giudiziari (R.D. del 15 ottobre 1925, num. 1796), la soppressione dell’insegnamento della lingua francese (R.D. del 22 novembre 1925, num. 2191), l’italianizzazione dei toponimi (ordinanza del 22 luglio 1939). Courmayeur divenne Cortemaggiore e la soppressione dei giornali in lingua francese Le Duché d’Aoste, Le Pays d’Aoste, La Patrie valdôtaine e dell’utilizzo del francese nella stampa. Peraltro con il Regio Decreto n. 1 del 2 gennaio 1927, riformando le circoscrizioni provinciali attribuì alla Val d’Aosta lo status di provincia, elevandola da circondario della provincia di Torino, includendo però nella stessa anche il Canavese “italianizzato” da prima. Diventata regione autonoma nel 1945, con Federico Chabod primo presidente, ottenne dalla Repubblica Italiana la concessione dello Statuto speciale nel 1948. Economicamente per molti secoli la Valle d’Aosta visse solo di agricoltura e di pastorizia, con la diffusione di piccole proprietà spesso insufficienti alla sussistenza dei contadini e dei pastori, costretti a spostarsi in Francia o in Svizzera per lavori stagionali, o a emigrare definitivamente. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) ci fu l’inversione delle tendenze demografiche ed economiche, con uno sviluppo turistico ed industriale che produsse un fenomeno immigratorio. Attualmente la regione, che ha una popolazione di 124.000 abitanti, ha un reddito pro capite tra i più alti in Italia, perlopiù grazie allo sviluppato benessere industriale del nord Italia che trasformò la Val d’Aosta in una delle mete turistiche preferite.
Storia di Aosta
La leggenda
Già abitata in tempi protostorici da una popolazione di cultura megalitica, fu insediamento della tribù Celto-Ligure dei Salassi. Narra una leggenda che nell’anno 1158 A.c. venne fondata la città di Cordelia da Cordelo capostipite dei Salassi discendente di Saturno e compagno di spedizione di Ercole. Uniche testimonianze della presenza dei romani sono una Necropoli e un’ Area di Culto risalente al terzo millennio nella zona di Saint-Martin de Corleans e alcune Tombe megalitiche.
La dominazione Romana
Alla fine della Seconda Guerra Punica, dopo la vittoria di Scipione l’Africano su Annibale nel 202 a.C., Roma rivolse la sua attenzione verso le Alpi , dove i Galli alleati dei Cartaginesi continuavano a costituire una notevole minaccia. La funzione di un accampamento posto in questa valle, era principalmente strategica. Era essenziale consolidare il dominio di Roma sulla Pianura Padana e sui territori prealpini, utilizzando le Alpi come baluardo naturale contro le invasioni barbariche. Per questo nacque allo sbocco delle valli alpine un sistema di città fortificate che controllavano gli accessi alle fertili terre della Pianura Padana. Tuttavia dal I Secolo a.C. la progressiva conquista romana delle Gallie modificò l’importanza strategica dei valichi del Piccolo e del Gran San Bernardo ponendo il problema del controllo della valle abitata a quel tempo da una popolazione, i Salassi, ostacolo al passaggio dei soldati e dei mercanti lungo la “Via delle Gallie”. Dopo una serie di scaramucce e di spedizioni militari e di trattati dall’incerto esito nel 25 a.C. Cesare Augusto inviò contro i Salassi il console Terenzio Varrone a capo di un esercito.
Alla fine, sconfitti, i Salassi vennero probabilmente sterminati o ridotti in schiavitù. La fondazione di Augusta Praetoria [modifica] Aosta era una città fortificata, costruita in breve tempo su modello dell’accampamento militare romano, Augusta Praetoria Salassorum nacque all’incrocio delle vie del Grande e Piccolo San Bernardo presso la confluenza dei fiumi Dora e Buthier. Un’imponente cinta muraria proteggeva un territorio di 414.128 mq ,mentre quattro porte davano accesso alla città costruita sul modello ortogonale cardo-decumanico. La via centrale Decumanus Maximus (l’attuale Via Porta Pretoria, Via De Tillier e Via E. Aubert) allora larga nove metri, era la prosecuzione naturale della strada delle Gallie che da Milano arrivava fino al Piccolo San Bernardo. L’accesso alla città era comunque assicurato da un ponte sul Buthier, di cui oggi è visibile solo un’arcata poco distante dal letto del torrente, deviato a causa di un’inondazione. All’interno delle mura sorgevano i quartieri residenziali, il teatro, le terme, il foro e l’anfiteatro, mentre a sud si stendevano i quartieri popolari divisi secono un modello classico a scacchiera.
Il popolamento della città in epoca romana
Ancora molto controversa è il problema sul popolamento della città dopo la conquista romana. Un incerto documento accenna a 3.000 pretoriani, e della convivenza con i Salassi sopravvissuti, in contrasto con un anfiteatro progettato per una città di trenta/quarantamila abitanti.
Un’iscrizione risalente al 23 a.C. semprerebbe smentire le affermazioni degli storici antichi tra cui Strabone, riguardo alle deportazioni in massa dei Salassi e alle loro vendita come schiavi a Ivrea. Inoltre il linguaggio giuridico al tempo dei romani incolae indicava gli abitanti di una colonia in possesso di diritti inferiori a quella dei cives. Tali indizi lasciano supporre che la popolazione salassa si sia integrata con i nuovi conquistatori, così come lasciano suppore numerose iscrizioni funerarie nelle quali appaiono nomi salassi associati ad altri romani, i cui figli nati da matrimoni misti portavano sempre nomi latini. In epoca romana ebbe una grande importanza strategica e militare grazie al controllo esercitato sui due passi del Piccolo e del Gran san Bernardo. Aosta iniziò, fin dal I secolo, ad avere connotazioni inequivocabilmente urbane e monumentali, imponendosi come uno dei più ricchi e popolosi centri abitati dell’Italia Settentrionale.
Il Medioevo
Dopo il plurisecolare dominio dell’impero e la sua cristianizzazione la città, grazie alle Alpi ed alle mura riuscì a subire poche invasioni. Secondo una leggenda Augusta Praetoria sarebbe stata distrutta dai Saraceni e dai Barbari ; in realtà la città romana subì i danni maggiori dalla ricostruzione tardo medioevale che utilizzò blocchi di pietra delle costruzioni romane per l’edificazione di torri e chiese. La città divenne sede vescovile verso la fine del IV secolo, appartenendo prima all’Arcidiocesi di Vercelli, poi alla chiesa metropolita di Milano fino al VIII secolo. All’inizio del VI secolo la città appartenne al regno dei Goti ; successivamente venne contesa tra i Franchi e i Longobardi. I Franchi di Pipino il Breve giunsero da qui per scacciare il Longobardi dall’Italia Settentrionale. L’impero di Carlo Magno fece arrivare la Via Francigena che collegava Roma con Aquisgrana, infine alla morte di Carlo III, l’ultimo imperatore Carolingio nel 888 venne a far parte del Regno di Borgogna fino al 1032 con Arduino d’Ivrea e Berengario. Come conseguenza si consolidò lo spostamento verso la Francia, i rapporti commerciali e i flissi migratori si orientarono verso l’altro versante delle alpi. Le conseguenze furono evidenti sul piano linguistico : dal latino si svilupparono i dialetti franco provenzali analoghi a quelli parlati in Savoia, nel Delfinato e nella Svizzera Romanda.
Popolazione e Bilinguismo
Vista la natura montuosa del territorio, la Valle d’Aosta risulta essere la regione meno popolata d’Italia, ma anche quella con minore densità di popolazione. La distribuzione degli abitanti è assai irregolare: più di un terzo si concentra attorno ad Aosta e ai comuni limitrofi. Buona parte della popolazione si concentra nella media e bassa valle, mentre le valli minori si sono notevolmente spopolate, eccetto i centri turistici principali. Data la comunanza linguistica, la Valle d’Aosta è stata terra di emigrazione verso la Francia (specialmente a Parigi), ma a partire dagli anni venti si è assistito al fenomeno inverso, soprattutto in seguito all’installazione dei primi impianti siderurgici di Aosta.
Dapprima attirarono Piemontesi e Veneti (spinti dal fascismo), dal secondo dopoguerra sino agli anni settanta Meridionali, e in particolar modo Calabresi. Da notare, ad esempio, che il 4% dell’attuale popolazione è originaria del comune di San Giorgio Morgeto (provincia di Reggio Calabria) e nello stesso capoluogo il cognome più diffuso è Fazari, di origine calabrese. Attualmente, invece, la Valle d’Aosta attrae un consistente flusso di extracomunitari (specialmente Maghrebini), impiegati soprattutto nella pastorizia. Alla fine del 2006 si contavano 124.812 abitanti, di cui 5.534 stranieri (4,4%). Nello stesso anno i nati vivi sono stati 1.250 (10,0‰), i morti 1.242 (10,0‰), con un incremento pressoché nullo (appena 8 unità). Le famiglie contano in media 2,2 componenti, mentre la nuzialità nel 2005 era di 3,4 matrimoni ogni mille abitanti, dei quali il 61,8% si è svolto con rito religioso. Il francoprovenzale è in stragrande maggioranza usato e diffuso nei paesi e nelle valli laterali ove gode ancora di una certa vivacità (ed è parlato e capito dalla maggioranza delle persone) mentre ad Aosta e nei centri più grandi prevale l’italiano anche per via della forte immigrazione da altre regioni italiane avvenuta dal periodo fascista in poi in particolar modo nella città di Aosta. Il francese è usato prevalentemente nello scritto oppure nelle attività culturali. Il francese divenne lingua ufficiale nel 1561. È a seguito di questo atto che in Valle d’Aosta si sviluppa il bilinguismo francese-francoprovenzale; essendo la prima lingua quella ufficiale e la seconda quella del popolo, seppur frammentata in una moltitudine di dialetti. Questo fenomeno si riscontra anche nei territori d’oltralpe che insieme alla Valle d’Aosta costituirono il Regno di Borgogna, (Savoia, Svizzera francofona ed altri territori a nord-ovest). Il bilinguismo francese e francoprovenzale continuò immutato fino al 1861 quando, con l’Unità d’Italia fu introdotta in Valle d’Aosta la lingua italiana. Durante il periodo fascista fu proibito l’uso del francese ed avviato un processo forzato di italianizzazione della Valle d’Aosta, che incoraggiava l’immigrazione in massa di forza lavoro da tutte le regioni italiane e l’emigrazione di parte degli abitanti francofoni autoctoni. Dopo la II guerra mondiale le cose cambiarono definitivamente. Il 29 febbraio 1948 la provincia di Aosta fu staccata dal Piemonte e fu dichiarata Regione Autonoma a Statuto Speciale, ottenendo il riconoscimento del diritto di espressione nella propria lingua della popolazione locale e l’ufficializzazione del bilinguismo Italiano-Francese. Oltre all’adozione ufficiale del bilinguismo, lo Statuto Speciale riconosceva anche i diritti di una minoranza di lingua tedesca, i Walser, i cui antenati giunsero intorno al 1200 nelle zone dei tre comuni di Gressoney-Saint-Jean e Gressoney-La-Trinité.
Territorio
Il territorio della Valle d’Aosta, situato nell’estrema parte nord-occidentale dell’Italia, è interamente montuoso. Alte montagne circondano la regione: il massiccio del Monte Bianco (Mont-Blanc) raggiunge i 4.810 metri d’altitudine ed è la vetta più elevata d’Europa. La Valle d’Aosta è anche la regione dei 4 Quattromila, Cervino(Matterhorn) 4.478 mslm, Monte Rosa 4.634 mslm con la Punta Dufour e Grand Paradiso 4.061 mslm che è la vetta più alta interamente in territorio italiano.
Intorno a questa ultima vetta si estente il Parco Nazionale del Gran Paradiso istitituito nel 1922(primo parco nazionale italiano)per salvaguardare animali in via d’estinzione come stambecchi, camosci, marmotte ed ermellini. Le valli sono state scavate dai ghiacciai in movimento; questi un tempo ricoprivano tutta la regione. Ora i ghiacciai occupano solo le cime montuose più elevate.
?
La regione è ricchissima di laghi alpini e di flora e fauna rara.
Cucina
La Valle d’Aosta è una delle regioni più particolari della nostra penisola. E’ questa una terra di pascoli , verdi foreste e dalle valli bianche che rendono il territorio affascinante e magico. Dominata nell’antichità dal popolo dei Salassi, venne successivamente colonizzata dai Romani che costruirono strade, ponti ed acquedotti e fondarono la città di Aosta. Le caratteristiche della tradizione gastronomica valligiana sono determinate dall’ aspetto morfologico di questa terra. La splendida e per lungo tempo inaccessibile catena alpina ha isolato per secoli la Valle, provocando lo sviluppo di un cucina basata quasi esclusivamente su prodotti locali La gastronomia di questo territorio è molto legata alle varie vicende storiche e i prodotti della cucina valdostana sono tanti e molto vari, gustosissimi conservati nei secoli con leggere modifiche dovute al miglioramento delle condizioni socioeconomiche; cibi caratterizzati da antichi prodotti locali fra cui campeggiano la fontina DOP(prodotta esclusivamente all’interno della regione), il lardo, il sanato, le castagne e la polenta che tuttoggi viene preparata “grassa”, ovvero arricchita con burro e formaggio.?Quando si parla della cucina valdonasta è impossibile non pensare alle vicende storiche che hanno influito sia sulla gastronomia e sia sulla vita della gente. La tradizione gastronomica di questa regione è legata agli ortaggi, al cavolo soprattutto, al pane di segale, alle castagne, e, in misura molto contenuta, al latte, alla caccia e agli animali da cortile di cui i meno abbienti si riservavano le parti non commerciabili. La cucina dei benestanti era molto diversa;più varia e pregiata,aveva raccolto i suoi alimenti proncipali dalla cucina Francese e Svizzera. I valdostani in passato,dovettero spesso fare a meno del sale poichè all’epoca era molto caro e non facilmente reperibile. Qui Erano poche e avare le zone da cui si poteva ricavare il sale, dunque era un prodotto che i valdostani dovevano acquistare. Ma la tassa sul sale introdotta dopo la seconda metà del 1500 dai Savoia, costrinse gli abitanti della Valle d’Aosta a prendere la via dei colli alpini per potersene procurare in Svizzera, soprattutto nella zona del Lago di Ginevra. Tale tassa costrinse i valdostani al contrabbando: per avere il sale portavano in Svizzera burro e formaggio. Il baratto continuò fino a tempi recenti, ma tabacco e cioccolata presero il posto del sale. Mentre i contadini preparavano le loro zuppe con pane di segale e verdure di stagione,i signori amavano gustare le zuppe arricchite con brodo di carne, formaggio e burro; conservate da epoca romana fino ai giorni nostri, le più famose sono la “seuppa y plat” e la “seuppa vapeullenèntse”: quest’ultima ha origine dal luogo di probabile provenienza della ricetta, cioè la Valpelline. Anche il pane non era lo stesso per i contadini e per i signori.Mentre i primi mangiavano Il pane nero i secondi potevano degustare il pane bianco.?Il pane nero veniva preparato una volta all’anno coinvolgendo tutta la famiglia;mentre le donne impastavano, gli uomini si occupavano del forno a legna del paese. La cottura era attenta e minuziosa e quando il pane usciva dal forno si faceva una gran festa. Una volta essiccato, diventava molto duro e per tagliarlo si utilizzava lo “copapàn”, una specie di coltello di ferro che si trova ancora oggi nei negozi di artigianato. Questo pane veniva poi ammorbidito mettendolo per pochi minuti a bagno nelle minestre, nel latte, o, in mancanza d’altro, nell’acqua. Ricordiamo anche come i vini valdostani, con le vigne più alte d’Europa,stiano acquisendo sempre più mercato, grazie ai delicati gusti di montagna.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?